MANUAL D’AMORE n. 2

2007120'Diseducativo  

Quattro storie regalano nuovi capitoli al Manuale d’Amore: una fantasia erotica che diventa realtà, gli isterismi di una coppia alle prese con la fecondazione assistita, il matrimonio tra due omosessuali, la crisi di un cinquantenne folgorato da una ragazza che ha la metà dei suoi anni.

Valori Educativi



Come nel primo episodio, l’amore è ancora la forza che “ti travolge e basta” celebrata nel primo film, qui definitivamente consacrata come “potenza primordiale che domina l’uomo”.

Pubblico

Diseducativo

Linguaggio volgare, una scena a contenuto sessuale, scene sensuali.
Sconsigliato a causa della trasmissione di un messaggio errato sull’amore (si veda il dettaglio nel testo della recensione)

Giudizio Artistico



Cast & Crew

Our Review

I l Manuale di Giovanni Veronesi si arricchisce di nuovi capitoli, puntando sull’innesto di attori in ascesa e tematiche che strizzano l’occhio all’attualità, ma i suoi insegnamenti non cambiano di una virgola: ancora una volta l’amore, stavolta non a caso definito “eros” (e quindi già ridotto in partenza), è ancora la forza che “ti travolge e basta” celebrata nel primo film, qui definitivamente consacrata come “potenza primordiale che domina l’uomo”. Gli exempla riportati dai due Manuali rappresentano la logica conseguenza di questo slogan, e non è casuale che, dopo aver strappato risate facili allo spettatore, lo lascino con una impalpabile sensazione di insoddisfazione.

Se il primo Manuale fotografava quello che per Veronesi è il naturale ciclo di vita dell’amore – necessariamente costretto ad appassire per poi morire e rinascere sull’accensione di una nuova scintilla – il secondo volume ha la pretesa di rappresentare come “amore” quattro situazioni che raccontano, rispettivamente: 1. la pura attrazione fisica (Bellucci e Scamarcio); 2. l’ossessione di un figlio a tutti i costi (Bobulova e Volo) 3; il sogno di creare una famiglia, ma con il fidanzato gay (Rubini e Albanese); 4. la necessità di rinunciare a un amore adulterino per motivi, in fondo, di mera autoconservazione, però con l’inevitabile dose di rimpianto (Verdone).

Se Veronesi l’avesse chiamato “Manuale del desiderio”, o “Manuale dell’emozione” insomma, sarebbe stato più onesto. Il primo episodio, infatti, non è che la messa in scena di un sogno erotico il quale, per sua stessa natura, si esaurisce nel momento in cui viene consumato. L’imbarazzante esilità narrativa del segmento, tenuto in piedi solo dalla comicità a grana grossa di Dario Bandiera (spalla di Scamarcio), è la migliore traduzione della concezione di “amore” che lo ispira: se poi consideriamo che il popolo di Internet (e cioè il target del film) aveva già visto in rete le foto dell’amplesso tra Scamarcio e Bellucci, viene spontaneo chiedersi che cosa abbia regalato in più la visione dell’intero capitolo, che nell’economia generale del film è servito di fatto come efficace spot pubblicitario.  

“Ossessione” sarebbe stato il titolo più adatto per il segmento intitolato “Maternità”, in cui una coppia si prepara ad affrontare la fecondazione assistita. L’episodio, interpretato da una Bobulova isterica che tiene in pugno con i suoi ormoni impazziti un remissivo ma efficace Fabio Volo, è un’interessante quanto acritica rappresentazione del modo sempre più diffuso con cui le donne (ma anche gli uomini, di riflesso) vivono la maternità e il desiderio di un figlio: e cioè come una pretesa, come il legittimo esaurimento di un desiderio che rasenta il capriccio. Meno male che c’è la Spagna di Zapatero, di cui il film, coerentemente con i suoi contenuti, rappresenta un gigantesco spot: la terra dove si avverano quei desideri che non hanno più la pazienza, né il coraggio, di fare i conti con la realtà.

Ed eccoci arrivati per direttissima al terzo episodio, “Matrimonio”, un passaggio che sembra essere qualcosa di serio e meditato solo per la coppia gay (la sorella di uno dei due, infatti, non riesce neanche a terminare il viaggio di nozze). Tutto il segmento enfatizza quella visione politically correct per cui, in fondo, solo i gay sono capaci di attenzione e sensibilità, e tutti coloro che non riescono ad accettare il fatto che due persone dello stesso sesso mettano su famiglia sono dipinti come retrogradi. Dei quattro capitoli, a ben vedere, questo è l’unico in cui l’amore assume una forma di apertura all’altro, come volontà di comprenderne le esigenze, come slancio a lasciarsi cambiare e a crescere insieme (Albanese vorrebbe sposarsi, Rubini no, ma poi un pestaggio sotto casa gli fa capire di avere gli stessi diritti di ogni eterosessuale e quindi accetta di assecondare il desiderio del partner). Così vogliono i tempi, ma così vuole anche la necessità drammaturgica di raccontare qualcosa di diverso da una “banale” storia d’amore tra uomo e donna, che il Manuale, giunto al secondo volume, non può certo permettersi.

Dopo la celebrazione delle nozze gay, ovviamente in Spagna, si passa a “Amore estremo”. La star dell’episodio è Carlo Verdone, cinquantenne padre di famiglia fulminato da una giovane e caliente spagnola, che si butta tra le sue braccia senza troppe esitazioni. Il nostro dovrà tirarsi indietro perché incapace di reggere il ciclone di emozioni, non tanto a livello interiore, quanto per banali motivi fisici: dopo aver rischiato l’infarto l’unica cosa sensata è tornare dalla moglie e dalla figlia… Ma le parole con cui Verdone giustifica il suo rientro in famiglia suonano false e posticce: la sua non è una vera scelta, anche perché di mezzo non c’è dolore né pentimento, ma solo la necessità di sopravvivere e tirare avanti. Per questo sono insopportabili le sequenze finali in cui Claudio Bisio, marito cornuto, indottrina ancora gli ascoltatori sulla forza di eros e sulla necessità di vivere le emozioni fino in fondo. Gli siede di fianco una moglie sorridente e fedifraga, per cui il tradimento “è una cosa solo mia, che non fa male a nessuno”. Anche Verdone ricomincia la sua vita di padre e marito, salvo ogni tanto scappare in terrazza e nascondersi sotto un lenzuolo per rivivere le emozioni provate con la giovane spagnola. Più che amore, questo sembra sentimentalismo comodo, se non ipocrisia.

Grazie alla consueta confezione furba e volgarotta, che aggancia lo spettatore con la parolaccia, la gag ruspante, la colonna sonora ruffiana e un cast ben assortito di vecchie e nuove star, Manuale D’Amore 2 si prepara a diventare uno dei massimi incassi della stagione. La speranza è che il pubblico italiano non si abitui a chiedere alla commedia soltanto storielle superficiali e sboccate, infarcite di luoghi comuni predigeriti, incapaci di azzardare un tentativo di riflessione critica o di affondo tematico: esistono commedie esilaranti che raccontano verità profonde sull’amore, commedie cioè che, in nome della risata, non barano su un’esigenza fondamentale degli spettatori, quella di trovare nel cinema la soddisfazione di desideri né superficiali né momentanei.

Autore: Chiara Toffoletto

Details of Movie

Titolo Originale MANUAL D'AMORE n. 2
Paese Italia
Etichetta
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