LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO

200997'10+  

New Orleans, anni Venti. Il principe Naveen, bello e appassionato di jazz ma senza un soldo, arriva in città con la speranza di sposare un’ereditiera, ma viene imbrogliato dallo stregone Facilier e trasformato in un ranocchio. Scambiandola per una principessa, convince Tiana, povera e volitiva cameriera di colore, a dargli un bacio: in cambio l’aiuterà ad aprire il ristorante che la ragazza sogna da una vita. Ma le cose non vanno come previsto dalla favola e i due si ritrovano entrambi ranocchi  in mezzo ai pericoli della palude della Louisiana. Per salvare la vita del principe e tornare umani dovranno affrontare mille pericoli, trovando finalmente quello di cui ha davvero bisogno il loro cuore…

Valori Educativi



La realtà si vede non con gli occhi ma con il cuore. Una lezione che non può essere imparata che attraverso il sacrificio, e che si apre ad una sorprendente e toccante dimensione di trascendenza.

Pubblico

10+

Alcune scene potenzialmente paurose rendono la visione consigliabile ai bambini dai 6 anni in su.

Giudizio Artistico



Nel tratteggio dei personaggi sta uno dei pregi di questa pellicola, che riprende la grande tradizione dei musical disneyani

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Dopo anni di animazione computerizzata la Disney torna al disegno manuale a due dimensioni con una rivisitazione molto libera di una fiaba tradizionale dei fratelli Grimm e aggiunge alla sua galleria di principesse la prima eroina di colore, Tiana, giovane e volitiva cameriera che persegue il sogno (ereditato dal padre morto prematuramente) di aprire un ristorante di lusso in un vecchio zuccherificio abbandonato.

A questa eroina decisamente contemporanea nelle sue aspirazioni di riuscita professionale (che rischiano però di farle dimenticare l’importanza degli affetti) gli autori contrappongono, in puro stile commedia classica, un principe straniero playboy e amante della bella vita, cui i genitori hanno tagliato i fondi e che pensa di risolvere i suoi problemi sposando un’ereditiera.

A New Orleans non avrebbe nemmeno molto da cercare: Charlotte, figlia del ricco Grand Papa LaBouff, con cui Tiana ha condiviso l’infanzia (la sua mamma era la sarta della piccola e capricciosa ereditiera) e le fiabe su principi e ranocchi, non sogna altro nella vita. Ora Charlotte è cresciuta e vuole sposare un principe a tutti i costi e suo padre, come al solito, non le può rifiutare nulla.

A complicare le cose ci si mette uno stregone voodoo Facilier, che coinvolge il principe, desideroso di una facile scappatoia ai suoi problemi, in un incantesimo che lo trasforma nell’anfibio del titolo.

La storia ci mette un po’ ad ingranare, forse perché non è così immediato calare gli stilemi della fiaba in un mondo quasi contemporaneo (e che all’epoca nel Sud degli Stati Uniti prevedeva ancora una rigida separazione tra bianchi e neri, anche se su questo la Disney astutamente sorvola), ma pure perché è difficile mantenersi ai livelli di profondità e raffinatezza cui ci hanno abituati le storie della Pixar.

Una volta che i due protagonisti giungono nella palude e incontrano i suoi strambi abitanti (Luis, un alligatore che vuole suonare la tromba, Ray, una lucciola innamorata della stella della sera, la vecchissima Mama Odie, cieca ma saggia), però, la storia prende il volo e si trasforma in una parabola commossa e coinvolgente su desideri, sogni e preghiere e quello che essi davvero implicano.

Entrambi i protagonisti devono imparare che quello di cui hanno bisogno non è necessariamente quello che desiderano (e questa è l’occasione per una sotterranea lezione di sceneggiatura) e che la realtà va cercata ben oltre le apparenze.

Sarà proprio lo strambo Ray ad impartire loro una lezione che è la stessa del Piccolo Principe di Saint-Exupéry, la realtà si vede non con gli occhi ma con il cuore.

Una lezione che non può essere imparata che attraverso il sacrificio, anche il più estremo (attenzione ai fazzoletti nel finale) e che si apre ad una sorprendente e toccante dimensione di trascendenza.

Mentre gli altri, con minore o maggiore convincimento, esprimono desideri alla stella della sera, Ray è l’unico che la chiama per nome (Evangeline) e quella che all’inizio può sembrare una stramberia alla fine diventa la chiave per rivedere tutto quanto è accaduto.

In questo e negli altri personaggi di contorno (anche nella capricciosa ma tutto sommato generosa Charlotte) sta uno dei pregi di questa pellicola, che riprende la grande tradizione dei musical disneyani (anche se nella traduzione le canzono un po’ ci perdono) regalando sul finale un significativo ruolo anche al matrimonio tra i protagonisti.

Autore: Laura Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale The Princess and the frog
Paese USA
Etichetta
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