LA PASSIONE DI CRISTO (A. Caneva)

Dal 7 aprile sembra che non si parli d’altro. Questo film che ha suscitato un grande entusiasmo in gran parte del mondo cattolico, ha lasciato perplessi e talvolta insensibili tanti spettatori come me che con timore sono entrati nella sala cinematografica per assistere alla proiezione di un film dal valore artistico indiscusso . Perché con timore? Come cattolica praticante e autrice di una Via Crucis editata e rappresentata, temevo che vedere Gesù sullo schermo subire pene indicibili mi fa facesse soffrire troppo, mi lasciasse schiacciata dalla consapevolezza della gravità del peccato.

Non è successo questo.

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La Nostra Recensione

Attendevo con trepidazione l’inizio del film mentre con disgusto vedevo gente entrare con montagne di pop corn pronti per essere sgranocchiati tra una scena e l’altra. Ma questo non fa testo. C’è chi mi ha raccontato di un pubblico più assorto e commosso, forse la colpa è stata mia nello scegliere una sala poco d’elite.

Poi il film è iniziato. Sangue, sofferenza, dolore… Perché tanta indifferenza, perché non riuscivo a commuovermi? Eppure vedevo dal vivo ciò che fino a quel momento avevo solo immaginato.

Una lacrima, la Madonna, i flash back, Simone di Cirene abbracciato da Gesù, la Veronica, alcune simbologie indubbiamente azzeccate, una sceneggiatura eccellente.

Sono uscita, così come sono entrata, senza emozioni.

L’amica che mi aveva accompagnata  era esaltata dalla regia, non faceva che parlarmi di inquadrature, giochi di luce, riferimenti iconografici con il Masaccio, Caravaggio.  Non una parola dal sapore spirituale eppure lei, pur non essendo una praticante, è una cattolica tiepida,  una di quelle che dovrebbero commuoversi di fronte al sacrificio di Cristo.

Dopo le considerazioni artistiche, è inutile menzionarle sono pregevoli e numerose, alla fine stabiliamo che manca nel film quello che i nostri docenti di sceneggiatura chiamano  il ristabilimento del nuovo equilibrio  dopo la battaglia finale.

E’ un termine tecnico, ma a me comincia a dirla lunga. Sono rimasta silenziosa ad osservare le reazioni dei miei amici prima di formulare la mia idea. Lo so, un po’ fuori le righe rispetto alla stragrande maggioranza dei cattolici: manca la dimensione divina del personaggio e della storia.

Di fronte alla quantità di violenza che ci scorre sotto gli occhi, una bambina di due anni stuprata e uccisa, un treno che salta e fa 200 morti, guerre, aborti, infanticidi… orrori su orrori, che risposta ricevo , guardando questo film, al dolore del mondo?

Chi mi dice, con la stessa forza drammaturgica che è stata usata per mostrare la cruna delle sofferenze di Cristo, che quell’uomo è Gesù, Nostro Signore Dio, l’innocente per eccellenza, che proprio perché le nostre nefandezze sono state, sono e saranno sempre inimmaginabili, ha deciso di liberarci dalla schiavitù del peccato, prendendosi sulle spalle Lui le colpe dell’Umanità? Solo dei dialoghi e qualche scena un po’ sofisticata.

E la dimensione dell’amore.Proprio su quella croce-  cito Vincenzo Marras-quella violenza e quell’odio viene trasformato in un atto d’amore. E’ questa trasformazione che fonda tutto il resto e non il contrario.

 Dove sento il Suo amore? Nell’occhio pesto, nei 25’ dedicata a una straziante flagellazione. Sì, ma non mi basta. L’arco narrativo è sbilanciato, mi manca la commozione che può suscitare solo il sentirsi così infinitamente amati, nonostante i miei, i nostri peccati.

La Rivista Jesus cita le parole di Ratzinger scritte nel’68. L’importante non è porre l’accento sulla somma delle sofferenze fisiche, quasi che il suo valore redentivi stia nella più forte aliquota possibile di tormenti… Non è il dolore in quanto tale che conta, bensì la vastità dell’amore che dilata l’esistenza al punto da riunire il lontano con il vicino, da ricollegare l’uomo abbandonato dal Signore con Dio… Soltanto l’amore dà un senso e un indirizzo al dolore. Parole che sento di condividere.

Molteplici sono le opinioni riguardanti il tipo di pubblico a cui possa essere destinato questo prodotto. Impossibile stabilirlo: le testimonianze , il sentito dire, non bastano, così non ho voglia di riportare il commento di una donna in croce da anni per via di un figlio gravemente handicappato, che ha visto questo film con la speranza di essere abbracciata da Gesù come il Cireneo.

Le opinioni sono troppo soggettive. E in un film come questo è difficile raggiungere un punto di vista oggettivo.

L’unica cosa che mi sento dire è che l’arco drammaturgico del racconto è sbilanciato sul dolore nella sua crudezza, che mancano le ragioni profonde e le conseguenze storiche del sacrificio di Gesù, cosa di cui veramente non solo gli agnostici, ma anche molti di noi cristiani ci siamo dimenticati. Questo viene accennato solo a parole e le parole di fronte a quel mare di sangue, sono un elemento cinematograficamente debole.

La drammaturgia al servizio della Verità: Veritas, veritas, continua a ripetere la splendida figura di Pilato, ma anche lui, romano, pagano, sembra essere un gradino più in alto dei rosicchiatori di pop corn che erano accanto a me durante la proiezione.

Cosa dire infine? Che il cuore umano così indurito può sciogliersi solo di fronte alla realtà indiscussa che siamo esseri amati da un Dio che ci ha creati, amati anche se peccatori, artefici di nefandezze incredibili. Non può sciogliersi solo di fronte alla realtà di un innocente che dicono abbia sofferto per noi, per liberarci dal peccato. E cosa vuol dire essere liberati dal peccato? Che ora non pecchiamo più ? Ad alcuni, senza quest’elemento di risposta potrebbe sembrare un sacrificio inutile proprio perché il peccato continua ad esistere.  Pur non amando in modo viscerale le scuole americane di tecniche di scrittura, forse il caro J. Truby, docente stimato e noto ha ragione, in questo film manca, oltre alla dimensione spirituale divina, il ristabilimento di un nuovo equilibrio. Siamo sicuri, a parte per coloro che praticano fede e formazione dottrinale, che si sia capita la differenza storica della realtà del peccato prima e del peccato dopo la crocifissione di Gesù? E mi chiedo: i rosicchiatori di pop corn si saranno sentiti amati sconfinatamene come solo Dio può fare, dopo aver visto questo film?

Non lo so.

Autore: Alessandra Caneva

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Titolo Originale la Passione di Cristo
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