LA FAMIGLIA BENVENUTI
LA FAMIGLIA BENVENUTI
Lo sceneggiato La famiglia Benvenuti è andato in onda sulla rete nazionale per due stagioni, nel 1968 fino al 1970. E’ di fatto la prima fiction originale italiana (diretta e sceneggiata da Alfredo Giannetti) perché la moda del tempo consisteva nel mettere in scena i grandi classici della letteratura. Dopo I promessi Sposi (1967) e La Freccia nera (1968), indubbiamente gli sceneggiati più popolari degli anni ’60, arrivava questo lavoro originale che aveva l’ambizione di costruire un ritratto della famiglia italiana del tempo. La Rai si trovava ancora in regime di monopolio e quindi era ben cosciente del suo impegno di dover rappresentare una famiglia riconoscibile da un ampio pubblico, anche se l’obiettivo risultava difficile, perché nel 1968 ci trovavamo proprio agli albori della contestazione. Nonostante queste difficili premesse, i tre personaggi principali non risultano affatto appiattiti intorno al profilo di un generico italiano medio ma risultano ben caratterizzati. Alberto è un personaggio conciliante anche se un po’ contorto: per arrivare a dire quello che vuole dire passa attraverso mezze frasi, messe a fuoco progressive : si muove con cautela controllando le reazioni del suo interlocutore. Vuole asserire senza forzare.

Marina è per quel tempo, la classica donna di buona famiglia che vola con eleganza sopra le persone e le cose, perché la forma cortese verso tutti resta per lei irrinunciabile. Affettuosa ma apprensiva nei confronti dei figli, si lamenta spesso dei modi grossolani di Amabile ma non potrebbe fare a meno di lei per la gestione della casa, a causa della sua mancanza di senso pratico. Un personaggio davvero singolare e divertente è quello di Amabile, donna di paese venuta a lavorare in città come accadeva a quel tempo. E’ la memoria storica della casa, avendo fatto da balia ad Alberto; sempre schietta e diretta, pronta a difendere il “suo” Alberto, quando viene messo alle strette. Meno incisivi i due ragazzi: Ghigo è fin troppo buono ed educato, per essere un adolescente mentre al piccolo Andrea viene affidato il compito di voce fuori campo, per commentare e ricavare la giusta morale su quanto sta accadendo.
Nei tredici episodi delle due stagioni si sviluppa un ampio spettro di dinamiche tipiche di una famiglia borghese degli anni ‘60. I rapporti con i suoceri, che si considerano di rango superiore (e quindi la loro figlia ha fatto un cattivo affare a sposare Alberto); le discussioni fra marito e moglie su aspetti pratici (l’organizzazione della nuova casa) o di principio (congedare Amabile e comperare degli elettrodomestici come facevano tanti a quel tempo). Andare a vedere una sera il figlio Ghigo che suona in una band o accompagnare Andrea nel suo primo giorno alla Scuola Media.
In ognuna di queste e in altre situazioni i problemi vengono risolti in base a una medesima dinamica: i componenti della famiglia aiutano chi di loro ha portato in casa un problema e alla fine tutto si risolve nella recuperata serenità della famiglia al completo. I problemi non di rado vengono proprio dagli adulti; come quando (nell’episodio 4 della seconda stagione), casa Benvenuti ospita la signora Bice, la fidanzata di un collega d’ufficio di Alberto (in realtà conosciuta solo per corrispondenza). In questa occasione è Alberto, con suo fare eccessivamente premuroso a causare il dirottamento degli interessi della donna verso di lui. Saranno proprio i figli a insistere perché la mamma venga onestamente informata della situazione ed è proprio il figlio Ghigo a porre papà Alberto davanti alla cruda realtà: questa volta si è comportato da civettone.
Dobbiamo domandarci: ci troviamo di fronte a episodi troppo zuccherosi, sempre orientati verso un forzato lieto fine? In effetti il quotidiano Avvenire, in un articolo apparso il 2 febbraio 2010, ricordava l’equilibrio di amore della famiglia Benvenuti, contro quelle disgregate di Modern Family, o per restare in Italia, di I Cesaroni e Un medico in famiglia.

Ci sentiamo di dire che La Famiglia Benvenuti è un racconto onesto, senza forzature. E’ così difficile immaginare, nel 1968 due coniugi che dopo 18 anni di matrimonio si vogliono ancora bene e si occupano dei loro figli, ricordano al piccolo Andrea di dire le preghierine ogni sera, beneficiando degli effetti di una economia italiana in crescita esplosiva? Il tutto raccontato con semplicità, senza forzature ideologiche.
Alla fine, nell’ultima puntata della seconda stagione arriva la contestazione (parola che Alberto deve andare a cercare sul vocabolario). Che i tempi stiano cambiando viene espresso visivamente fin dalle prime sequenze attraverso la figura di una ragazza in minigonna che attraversa con disinvoltura piazza di Spagna e gli uomini si voltano a guardare, sorpresi da un comportamento che non avevano mai conosciuto.
Ne è coinvolto anche Ghigo che partecipa a una protesta all’università e rischia di venir arrestato. La situazione allarma Marina e Alberto ma poi il problema viene risolto alla “Benvenuti”: è papà Alberto che finisce per fare coraggio a Ghigo quando viene chiamato a testimoniare in tribunale e la famiglia si ritrova di nuovo unita intorno a un principio che non può essere alterato: bisogna sempre dire la verità.
Tutto bene dunque? In realtà la trasformazione accade nell’ultima puntata. La famiglia è di nuovo riunita davanti al televisore. Le trasmissioni serali sono finite e Nicoletta Orsomando augura a tutti la buonanotte. Marina è pensierosa: chiede sottovoce al marito se per caso non stanno diventando troppo vecchi per poter continuare ad aiutare i figli. Le risposte consolanti del marito (“riusciremo ad aiutare i figli fino a quando riusciremo a imparare da loro”) non la tranquillizzano: Ghigo ha detto che vuole capire i problemi della gente, che vuole andare in Angola, in Biafra, nel Gabon. Marina sente di trovarsi di fronte a una prima, seria frattura intergenerazionale, alla perdita della capacità di comprendersi. Un triste presagio che dalla fiction si trasferirà alla realtà: il piccolo simpatico Andrea, interpretato da Valerio Fioravanti, diventerà un terrorista e sarà condannato a otto ergastoli
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| Paese | ITALIA |
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Maria Teresa
Meravigliosa, una piccola fiction ma con spunti veramente degni di riflessione. La rivedrei molto volentieri
Meravigliosa, una piccola fiction ma con spunti veramente degni di riflessione. La rivedrei molto volentieri