IN DARKNESS

20112011 min18+   Antisemitismo

Durante l'occupazione nazista un gruppo di ebrei riesce a sfuggire all'ultimo raid nel ghetto nascondendosi nel complesso sistema fognario delle città di Lvov. Ad aiutarli, prima per soldi e poi per convinzione, un polacco che si occupa proprio della manutenzione dei canali sotterranei. Gesti di coraggio, di vigliaccheria e si eroismo si intrecciano nell’oscurità dei cunicoli dove la vita, nonostante tutto, non vuole farsi schiacciare.

Durante l’occupazione nazista della Polonia alcuni ebrei riescono a nascondersi nella rete fognaria di Lvov.  Gesti di coraggio, di vigliaccheria e di eroismo si intrecciano fra loro


Valori Educativi



Un uomo prima opportunista, impara ad essere buono e ad aiutare alcune famiglie ebree sfuggite dal getto nazista.

Pubblico

18+

Numerose scene di violenza, alcune scene a contenuto sessuale.

Giudizio Artistico



Un film di certo non facile, in alcuni punti meno scorrevole

Cast & Crew

La Nostra Recensione

 

Uscito in corrispondenza del Giorno della Memoria, il nuovo film di Agneska Holland (nel suo curriculum in passato una pellicola ambientata nello stesso periodo, l’interessante Europa Europa) si ispira alle memorie di una sopravvissuta di uno dei periodi più neri della storia polacca e mondiale. Protagonisti di questo holocaust movie, infatti, sono da una parte gli ebrei che si rifugiano sotto terra per sfuggire al rastrellamento che avrebbe condotto i già provati superstiti del ghetto verso la “soluzione finale”, dall’altra i polacchi, anch’essi vittime dell’occupazione nazista, impegnati a sopravvivere loro stessi, ma messi anche nella posizione di scegliere se consegnare quelli che una volta erano vicini e conoscenti e ora forse solo il mezzo di ricavare denaro dagli occupanti.

D’altra parte non è una novità che nella Polonia dell’anteguerra l’antisemitismo fosse un sentimento diffuso, così come un po’ in tutta Europa e spesso i Tedeschi trovarono complici, se non entusiasti collaboratori (come nel caso degli ucraini che vediamo nel film della Holland) nelle popolazioni dei paesi invasi.

Diverso è il caso del protagonista di questa storia: Poldek Socha è un semplice ispettore del labirintico impianto fognario di Lvov e nel contesto dell’occupazione la sua conoscenza del sottosuolo gli permette di sbucare un po’ ovunque e così razziare le case abbandonate da ebrei e altre vittime dei nazisti. In questo modo integra il magro bilancio familiare e conta di uscire meglio di altri da questo periodo nero. Almeno fin quando la sua strada si incrocia con quella di un gruppo di ebrei che spera di trovare scampo nei cunicoli bui e puzzolenti che passano sotto al ghetto. Nel gruppo che lascia la luce per le tenebre (vere protagoniste del film della Holland) si mescolano sentimenti, paure, conflitti e temperamenti diversi che nel film emergono a poco a poco a comporre un’umanità imperfetta, ma profondamente attaccata alla vita.

Questo talvolta disturbante miscuglio di miseria, tenacia, furbizia, egoismo, speranza e tensione morale è però proprio il senso ultimo del film della Holland, che, sicuramente non a caso, insiste fin da subito nel presentare personaggi fortemente segnati da un’ansia di vita che si esprime negli aspetti più animali: una sessualità esibita in modo talvolta volutamente disturbante, l’ovvia ricerca del cibo, ma anche un’aggressività reciproca che riguarda gli ebrei nascosti come il loro “protettore”.

Tuttavia è certamente il personaggio di Socha a rimanere impresso nello spettatore, anche grazie al suo interprete Robert Wieckiewicz che gli regala un’autenticità rara. Il percorso che l’ispettore fognario compie nei 14 mesi in cui si dipana la vicenda potrà forse non avere l’eccezionalità di figure come Schindler o Perlasca, eppure, nella sua semplicità istintiva, ridata dalla mutevolezza degli occhi che valutano (prima con la brutalità del semplice calcolo personale, poi sempre più aprendosi al legame che si crea con i “suoi ebrei”), quest’uomo che “impara ad essere buono” è un personaggio che, conducendo lo spettatore attraverso l’inferno quotidiano dell’occupazione, regno dell’arbitrio e della violenza gratuita, del sospetto e del compromesso rimane impresso e sveli il valore di questo film, un valore che va al di là della mera riuscita artistica.

Il peso e la responsabilità di trasmettere il ricordo di ogni singola vita, vicenda, comunità, è centrale per il popolo ebraico e non solo, per che offre la possibilità di riflettere su un momento storico in cui si condensarono spinte distruttive, ma anche slanci di umanità niente affatto scontati.

È evidente, poi, che il film trova nella prevalenza delle scene immerse nell’oscurità dei sotterranei la sua singolarità. Un’oscurità che naturalmente si presta a riecheggiare quella che prende possesso delle vite e dei cuori dei personaggi, eppure anche un’oscurità illuminata dalle torce come dai piccoli gesti di umanità che contribuiscono a mantenere desta un’umanità in bilico. Del resto la regista non ha problemi a mostrare anche le meschinità nel gruppo dei disperati nascosti nelle fogne, prima tra tutte quella di un uomo che prima sacrifica moglie e figlia per salvare l’amante e poi abbandona anche quest’ultima con il figlio che porta in grembo.

Il risultato è un film di certo non facile, in alcuni punti meno scorrevole, ma che resta un’occasione per valorizzare una vicenda umana in cui le sfumature del dolore e dell’eroismo si presentano con discrezione, nell’intento mai urlato di aggiungere un pezzo al complesso affresco di un momento nodale della Storia.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale In Darkness
Paese Polonia Germania Francia Canada
Etichetta
Tematiche (generale)
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