IL DITTATORE

201283 min18+  

Wadiya è uno Stato nord africano, ricco di petrolio. A governarlo è Haffaz Aladeen, nominato Supremo Leader alla tenera età di sei anni, in seguito alla morte del padre. Purtroppo per Aladeen, le Nazioni Unite hanno ripetutamente sanzionato il Paese ed è stata anche programmata un'ispezione del consiglio di sicurezza per 'ficcare il naso' nel suo impianto segreto di armi. Il Supremo Leader accetta di andare a New York per parlare alle Nazioni Unite ma l'accoglienza è a dir poco tiepida - soprattutto perché i molti esiliati che sono in città vorrebbero vedere il proprio paese liberato dal suo dispotico dominio - e il soggiorno si rivela molto diverso dal previsto...

Dopo Borat ritorna Sacha  Baron Cohen che non si limita a fare una parodia delle dittature mediorientali ma è anche dissacratore e flagellatore dell’identità americana. Film adatto solo per chi apprezza lo stile particolarissimo di questo attore inglese.


Valori Educativi



Il cattivo gusto domina dalla prima all’ultima immagine. Chi non ama i sapori forti è meglio che si tenga alla larga da questo film

Pubblico

18+

Frequenti battute e scene volgari

Giudizio Artistico



Sacha Baron Cohen, col suo corpo nervoso e scoppiettante, è un perfetto despota barbuto (una composizione di Saddam, Gheddafi e Bin Laden). Cercare la morale in questa cavalcata della risata è impossibile.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il cinema non ama la dittatura. Sono i dittatori ad amare il cinema. Lenin considerava la cinematografia il treno della rivoluzione bolscevica e una volta affermò: «è l’arte più forte». Mussolini, per non essergli da meno, scrisse di suo pugno: «è l’arma più forte». Il potentissimo dottor Joseph Goebbels, capo della propaganda del Terzo Reich, adorava il cinema e lo comandava con mano ferrea. I maligni dicevano a causa delle attrici. Verità parziale. Goebbels aveva capito l’importanza delle immagini di finzione a fini propagandistici. Insomma, il cinema si adatta ai dittatori. Lo vogliono controllare e, se possibile, vogliono finirci dentro, come protagonisti. Hugo Chávez, ad esempio, piccolo Bolívar dei Tropici, autoelettosi naturale successore di Fidel Castro, sarebbe un eccellente attore. Per la sua figura bisognerebbe scomodare il talento della scrittura tra reale e meraviglioso di Gabriel García Márquez. Potrebbe venirne fuori un racconto per immagini magnifico. Per il contemporaneo “Libertador” delle Americhe il racconto dovrebbe però avere i tratti della farsa (in senso buono), mancando al nuovo “Líder maximo” la statura, la sicurezza dell’eloquio e il fascino di Castro. Oppure bisognerebbe seguire la strada di Chaplin con Hitler in “Il grande dittatore”. Una caricatura dell’onnipotenza del potere. Hugo Chávez nei panni di un Borat latino-americano, non alla ricerca di Pamela Anderson, ma della più “politicamente corretta” Naomi Campbell.

Borat! Lo conoscemmo nel 2006, nell’omonimo film interpretato dallo scoppiettante comico Sacha Baron Cohen, che ritroviamo adesso nei panni del dittatore dell’immaginario Wadiya, paese nord-africano. Il titolo non lascia dubbi: “Il dittatore”, per la regia di Larry Charles. E Sacha Baron Cohen è un perfetto dittatore. Persino nei film impone la sua figura, altrimenti che dittatore sarebbe. Deve essere il supremo attore, come è il supremo sportivo, militare, amatore. In ogni attività umana immancabilmente primeggia, liberandosi – se serve col sangue – di ogni fastidioso intoppo. L’intelligenza non è prerogativa di Aladeen (questo è il nome del barbuto dittatore). Compensa la manchevolezza con disinvolta crudeltà. La comunità internazionale non ama Aladeen. Anzi lo detesta. Le Nazioni Unite spingono per fargli lasciare il potere. Così il racconto può spostarsi dall’africana Wadiya alla modernissima America.

Qui il dittatore dovrà difendersi pubblicamente davanti ai suoi accusatori. Aladeen piomba a New York, città ferita in maniera irreparabile dal terrorismo. Certo l’impatto è terribile.  L’universo gli appare estraneo, non ne capisce il funzionamento. Ma si adatta subito. Basta essere se stesso. Questa è la parte del film in cui Sacha Baron Cohen torna nella veste del giornalista kazako Borat, un alieno dissacratore, un flagellatore dell’identità americana. Aladeen serve all’attore per ironizzare su tutto e tutti. Difficilmente questa figura di dittatore sanguinario e ridicolo, potrebbe essere interpretata da altri attori. Solo Sacha Baron Cohen, col suo corpo nervoso e scoppiettante, è un perfetto despota barbuto (una composizione di Saddam, Gheddafi e Bin Laden). Cercare la morale in questa cavalcata della risata è impossibile.

Il cattivo gusto domina dalla prima all’ultima immagine. Chi non ama i sapori forti è meglio che si tenga alla larga da questo film.   

 

Autore: Claudio Siniscalchi

Altre Informazioni

Titolo Originale The Dictator
Paese USA
Etichetta
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