DESIRE OF THE EVERLASTING HILLS
DESIRE OF THE EVERLASTING HILLS
Questo documentario/intervista, prodotto da Courage International, è un inno al sacramento della confessione.
Tre persone, due uomini e una donna fra i quaranta e i cinquant’anni, con molte esperienze disordinate sulle spalle, sentono il bisogno di ritrovasi in pace con Dio (tutti e tre, in modi diversi, avevano da ragazzi conosciuto la fede). Sentono il forte desiderio di accedere di nuovo all’eucarestia e capiscono, non certo per obbligo, ma per un moto spontaneo della loro anima, che ciò non può accadere se prima non si liberano del peso che si portano dentro. Paul non sa neanche da dove incominciare e il sacerdote lo guida lungo la lettura dei dieci comandamenti. Anche a Rilene accade qualcosa di simile: non si confessava da almeno 35 anni e inizia a rivisitare con il sacerdote i comandamenti uno ad uno. La loro voce si incrina nel ricordare quei momenti: la commozione sale perché quella confessione fu fondamentale per trovare quella pace e quella serenità che cercavano da tempo.
Questo lavoro è sostanzialmente diverso dal precedente The Third way: anche in quel caso c’erano uomini e donne con inclinazione omosessuale che dichiaravano di aver trovato nella fede cattolica la verità, l’amore e il rispetto che stavano cercando, ma gli interventi aggiunti di sacerdoti e teologi tradivano la voglia di dimostrare, di sostenere una tesi. In questo nuovo documentario ci si attiene ai fatti nudi e crudi che scaturiscono dal racconto dei tre testimoni (una voce in sottofondo pone loro delle domande) e il fatto che per più di due terzi dell’intervista, con brutale onestà, raccontino la loro vita da omosessuali attivi, contribuisce a farceli conoscere in modo più intimo e alla fine, quando il riavvicinamento alla fede arriva per tutti e tre, risultano più convincenti e persuasivi di qualsiasi argomentazione parlata e non vissuta.
Anche se più volte i protagonisti ribadiscono che il loro caso è squisitamente personale, molte sono le riflessioni che scaturiscono da queste tre storie.
Tutti e tre avevano abbracciato all’inizio un’ideologia affermativa (il disagio che percepivano nella loro condizionecome frutto dell’interiorizzazione dell’omofobia esistente nella società) e Dan in particolare era arrivato ad odiare Dio che per lui era solo un burattinaio crudele che tirava i fili della sua esistenza, ma qualcosa di incompiuto restava nel fondo delle loro anime durante il periodo in cui furono omosessuali attivi. Dan aveva sempre desiderato, in cuor suo, metter su famiglia; Rilene, raggiunti i 50 anni , aveva sentito un certo rammarico per non esser potuta diventare madre; solo Paul si sentiva pienamente appagato nel vivere la vita scintillante e alla moda della New York gay degli anni ’80.
Poi, qualcosa accadde nella loro vita e dobbiamo riconoscere che tante storie di conversione iniziano con un evento scioccante che innesca un periodo di riflessine: Rilene e la sua compagna ebbero un tracollo finanziario; Dan si trovò solo dopo il tentativo fallito di trovare una donna con la quale potesse costruirsi una famiglia. Paul ebbe invece una notizia positiva che fu ugualmente rivelatrice: a differenza di tanti suoi amici che aveva visto morire, lui non era stato infettato dall’AIDS. Fu per loro l’occasione per fare un bilancio della loro vita e discernere ciò che di buono e di brutto c’era stato.
All’inizio abbiamo detto che il documentario appare un inno al sacramento della confessione ma c’è un secondo tema dominante che percorre tutti e tre i racconti: il bisogno umanissimo, non conta se si è omosessuali o eterosessuali, di amare e di essere amati, il desiderio di conoscere e venir conosciuti in intimità da un’altra persona. Nelle testimonianze che ci vengono fornite, nel momento della conversione c’è la voglia di perseguire l’obiettivo della castità ma al contempo nulla di ciò che di umano c’èra stato nelle relazioni precedenti viene rifiutato.
Rilene, quando scopre che la donna che era stata sua compagna di vita per 25 anni, è affetta da cancro, torna da lei e l’accudisce fino alla fine; Paul non vuole abbandonare il suo compagno con cui convive da 24 anni e gli propone di restare nella stessa casa in castità. Dan ricorda la generosità e il vero affetto espresso dal suo precedente compagno che di fronte alla sua dichiarazione di volerlo lasciare per costruirsi una famiglia con una donna, accetta la situazione perché questo sarebbe stato per lui un vero bene.
Questo atteggiamento positivo che scaturisce dalle loro storie è risultato determinante: la castità non è stata vista come costrizione negativa ma affermazione positiva per continuare ad accedere a quell’altra variante dell’amore che è l’amicizia, con la quale tutti e tre possono continuare a conservare ed accrescere, inserendoli in modo armonico nel credo della fede cattolica, quei valori umani che avevano già scoperto.
Resta un senso di incompiutezza alla fine del documentario (come era accaduto anche nel precedente The Third Way) perché manca un terzo elemento: la comunità. Il documentario ci ha raccontato tre belle conversioni ma poi? I nostri tre, come riusciranno ad alimentare la loro vita spirituale e di carità? Che tipo di supporto stanno ricevendo? Il documentario è stato promosso da Courage International ma non viene fatto alcun cenno ai suoi programmi di catechesi e alle tavole rotonde che organizzano fra persone che manifestano problemi comuni.
In una sequenza si vede Rilene che mette in ordine dei vasi sacri. Si arguisce che svolge la funzione di accolita della sua parrocchia ma nient’altro di più. Si intuisce che i tre testimoni hanno parlato della loro esperienza in un convegno Courage ma ogni sequenza è stata controllata in modo che non si veda nessuna persona del pubblico per conservare la loro privacy, secondo lo spirito del movimento.
Chi si pone l’obiettivo di una vita casta ha bisogno, nel mondo d’oggi, di un grande sostegno spirituale e di sentirsi vivo all’interno di una comunità, dove il suo impegno possa venir riconosciuto e apprezzato. Non resta che auspicare che nei prossimi documentari ci possa essere più trasparenza e in particolare che iniziative del genere diventino una realtà anche in Italia.
Rilene conclude il bel racconto del suo rientro nella Chiesa Cattolica con un:
“I'm safe, I'm home!”
Il documentario è disponibile gratuitamente in Internet in lingua inglese. Al momento sono disponibili solo sottotitoli in spagnolo
| Titolo Originale | Desire of the Everlasting Hills |
|---|---|
| Paese | USA |
| Etichetta |














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