COME FARE SOLDI VENDENDO DROGA

Il film, con audace ironia, vuole essere una guida a come si possono fare tanti, tanti soldi vendendo droga. Con una corretta impostazione didattica, il film parte dal livello più basso della catena dello spaccio: i dealer di strada per arrivare agli importatori di grosse quantità, via mare o via terra. Il racconto è impreziosito da interviste a chi, lo spacciatore, lo ha fatto sul serio. Di fronte a questo business colossale dove i rischi non sono molti e a una guerra messa in atto dal governo degli Stati Uniti, che costa 25 miliardi di dollari ogni anno con modesti risultati, l’autore porta avanti una proposta scioccante….

Il documentario, insegnando  i trucchi del mestiere di uno spacciatore di droga, vuole mostrare  quanto sia facile fare soldi e quanto siano inutili le contromisure del governo americano. Un film ben fatto che sviluppa proposte molto discutibili


Valori Educativi



Il film non raggiunge l’obiettivo auspicato di indicare la pericolosità degli stupefacenti e mostra troppa simpatia nei confronti degli spacciatori

Pubblico

18+ Il film non raggiunge l’obiettivo auspicato di indicare la pericolosità degli stupefacenti e mostra troppa simpatia nei confronti degli spacciatori

Giudizio Artistico



Un sapiente montaggio mantiene alta l’attenzione durante tutta la durata del film ma il racconto appare teso solo a dimostrare la validità delle tesi dell’autore

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Mike Walzman è un  giovane che vive a Beverly Hills: come racconta lui stesso, quando frequentava l’high school si accorse che c’era fra i suoi coetanei una grande richiesta di cocaina. Decise quindi di vendere “pillole” ad amici e colleghi diventando ben presto il dealer più importante della zona.

Perché lo fece?  Per supportare il suo stile di vita, organizzare feste  all’Hermitage Hotel e chiudere la serata nella Penthouse Suite. I soldi gli conferivano un senso di potenza, davano sicurezza e il piacere di sentirsi circondato di rispetto e di attenzioni, sopratutto dalle ragazze.  

La sequenza che vi abbiamo raccontato evidenzia bene i pregi e i difetti di questo documentario.  

La sua originalità sta nel guardare il commercio della droga dal di dentro, nell’intimo della vita di persone che hanno vissuto questa esperienza. Ex-spacciatori raccontano davanti alla macchina da presa le motivazioni e i contesti nei quali hanno iniziato questo particolare commercio e in seguito lo  sviluppo esplosivo della loro "carriera”. Ma ascoltare direttamente delle persone coinvolte vuol dire, inevitabilmemte, trovarsi di fronte a dei racconti autogiustificatori. Ci vengono presentate situazioni e estrema povertà, di famiglie disgregate, spesso senza il padre, dove questi ragazzi si sono trovati molto presto a scoprire quanto fosse facile guadagnare tanto con poco impegno.

L’autore, Matthew Cooke,  cerca di spiegarci il fenomeno secondo le semplici ma inesorabili leggi di un mercato dove la domanda appare inesauribile: un mercato dal valore globale di 400 miliardi di dollari, dove  le coltivazioni della marjiuana e della cocaina risultano le più profittevoli del mondo. Fa più volte i conti in tasca agli spacciatori, mostrando come un ragazzo di 15 anni può guadagnare in un giorno più del salario di un operaio in un anno. Le controindicazioni ci sono ma a conti fatti appaiono gestibili: è bene avere sempre una pistola a portata di mano e quando qualcuno cerca di derubarti  è meglio uccidere che ferire, altrimenti tornerà per vendicarsi.  Non si può operare da soli è necessario far parte di una banda per aver la garanzia del territorio. Bisogna infine nascondere bene i soldi guadagnati perché se si va in prigione per 2-3 anni, si potrà dopo riprendere subito l’attività.

 In questo modo, di consiglio in consiglio, da una testimonianza all’altra, il documentario ci fa scalare la piramide della “catena di distribuzione”: dal semplice dealer all’ importatore dal Sud America di grandi quantità di coca via mare o via terra, fino a diventare membro dei cartelli internzionali. Nella seconda parte si sposta dall'altra parte della barricata: quella delle forze dell'ordine. Le critiche sono spietate: poliziotti che piazzano dosi di droga nelle abitazioni di chi vogliono incriminare, sostanziali discriminazioni di giudizio che portano a far si che il 90% delle persone in prigione per spaccio siano afroamericani o latini. Matthew Cooke punta il dito contro la DEA (Drug Enforcement Administration): inaugurata da Nixon negli anni ’70, ha avuto, con i presidenti successivi, sempre più soldi e potere con ben pochi, a suoi dire, risultati. La “guerra della droga” non avrà mai fine, secondo Mattew, perché ci sono troppi funzionari e poliziotti che dai soldi della DEA ricavano il loro sostentamento. Infine la sua proposta shock: porre fine alla guerra della droga non finanziando più la DEA e destinando questi soldi alla cura dei tossicodipendenti.  Inutile sottolineare quanto teorica sia questa ipotesi: non perseguire più gli spacciatori vuol dire far perdere il senso di ciò che è bene e ciò che è male, liberalizzare di fatto il consumo di sostanze stupefacenti e i soldi stanziati per la cura dei tossicodipendenti resterebbero nel cassetto perché non si comprenderebbe la necessità di curarsi da qualcosa che non viene più percepita più come dannosa. Una sostanziale attenuazione del fenomeno si avrà solamente quando Mike, il giovane che abbiamo presentato all'inizio della recensione, avrà capito che  i soldi "facili" non sono un metodo per realizzare se stessi.

Il documentario, anche se molto dettagliato e accurato in certe realtà dello  spaccio della droga, perviene a risultati molto parziali: il film è completamente sbilanciato dalla parte di chi spaccia e non c’è una sola immagine che mostri gli effetti deleteri sull’uso di queste sostanze. Non si presta quindi a venir utilizzato come documentario scolastico sul mondo dei narcotici.

Anche la sua pretesa di trovare motivazioni sociologiche (estrema povertà, famiglie disgregate) in grado di giustificare il  comportamento degli spacciatori ci lascia perplessi: guardando i volti che si alternano davanti alla cinepresa e che ci raccontano la loro storia, si percepisce una verità più sottile: si tratta di persone che in fondo non amano la normalità: preferiscono una vita senza regole, sopra le righe, incluso il brivido del rischio. 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale How to Make Money Selling Drugs
Paese USA
Etichetta
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