COME L’ACQUA PER GLI ELEFANTI
COME L’ACQUA PER GLI ELEFANTI
Il circo, luogo di fascino e tragedia, è lo sfondo di una storia che si vorrebbe dal passo classico, ma che invece finisce per essere solo vecchia, con poca tensione e interesse.
Introdotta da una superflua cornice, la vicenda del giovane quasi-veterinario Jacob (Robert Pattinson, in deficit di carisma quando è lontano dal personaggio del vampiro Edward che lo ha reso famoso) si muove lungo binari fin troppo prevedibili, ma che, in ultimo, scartano dalla “necessaria” tragedia che ha fatto grandi alcune pellicole dedicate all’arte dello spettacolo vagante. Basti ricordare tra tutte Il più grande spettacolo del mondo, dramma d’amore, amicizia e sacrificio che sfruttava al meglio tutte le figure tipiche del circo.
Non che nel film di Lawrence mancassero gli ingredienti per costruire una storia quantomeno avvincente: una donna affascinante e ferita, un antagonista pericoloso e imprevedibile, un ambiente misterioso, un momento storico irripetibile. Gli autori, tuttavia, tendono ad abusare delle fortunate coincidenze che permettono al protagonista di muoversi nell’arena della vicenda e affidano lo snodo finale a una serie di elementi esterni che rendono “superfluo” il protagonista.
Il climax della storia ne perde in spettacolarità ed emozione, lasciando la sensazione di aver gustato un piatto magari non cattivo, ma decisamente privo di personalità.
Anche la storia d’amore tra Jacob e Marlena fatica a conquistare il cuore dello spettatore limitandosi a lucrare su una serie di cliché senza che i personaggi acquistino una loro unicità che ce li renda memorabili.
Persino il sempre bravo Christopher Waltz fatica a dare al suo August qualcosa che vada oltre la schematicità di
un cattivo da operetta e anche questo contribuisce a togliere epicità a una storia che dalla sua ambientazione, tra Depressione e Proibizionismo, ruba troppo poco (se non forse le infinite e bellissime mise di Reese Witherspoon) per riuscire a darsi un carattere autonomo.
Scivola via poco sfruttata anche la possibile metafora del circo come simbolo di una società capitalista già in crisi, luccicante in superficie, ma marcia all’interno, capace di creare “stelle della pista” in pochi giorni e poi di dimenticarle e distruggerle in altrettanto breve tempo (i lavoranti di troppo vengono buttati giù dal treno del circo nottetempo per evitare di pagare i debiti, il bellissimo cavallo di Marlena, una volta azzoppato, diventa cibo per i felini ).
In definitiva, un’occasione mancata per rinverdire i fasti di un genere che in altre circostanze ha saputo trovare nel mondo effimero e sorprendente del circo il luogo ideale per raccontare storie di dolore e riscatto, splendore e ombre, dura realtà e splendida illusione.
| Titolo Originale | WATER FOR ELEPHANTS |
|---|---|
| Paese | USA |
| Etichetta |














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