BELLI DI PAPA’

2015100 min14+  

Vincenzo è un imprenditore pugliese che ha fatto carriera a Milano. Vedovo da diversi anni, non si capacita dell’inettitudine dei tre figli: Giorgio, il primogenito, lavora nell’azienda di famiglia ma il suo unico contributo è proporre idee sconclusionate e irrealizzabili. Chiara è una ragazza snob e alla moda, fidanzata con un giovane rampante velleitario e inconcludente. Andrea, il più giovane dei tre, è iscritto da due anni alla facoltà di psicologia ma in università, più che dare esami, si distingue come seduttore di prof e di bidelle cinquantenni. Per dar loro una lezione, e sottrarli alla bambagia in cui sono cresciuti, Vincenzo sceglie una terapia d’urto: spalleggiato dal socio Carlo che gli regge il gioco, finge che l’azienda sia fallita per bancarotta fraudolenta e trascina i figli nella natia Taranto, simulando una fuga dalla Guardia di finanza. Accampati nella fatiscente catapecchia di famiglia, i rampolli sono buttati sulla strada e costretti a un’inimmaginabile prova: cercare un lavoro.

Un imprenditore vedovo si finge fallito per convincere i suoi tre figli a riboccarsi le maniche. Fra molto turpiloquio il film trasmette un messaggio positivo


Valori Educativi



Il film randella gli “sdraiati” e i “bamboccioni” ma soprattutto i loro genitori che non hanno loro insegnato nulla e se li trovano, ventenni o trentenni, irriconoscibili e impreparati non solo alle sorprese della vita ma anche alla normalità quotidiana.

Pubblico

14+ Frequente turpiloquio, allusioni sessuali

Giudizio Artistico



Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il poliedrico Guido Chiesa (che arriva alla commedia nazional-popolare dopo aver diretto film impegnati come Il partigiano Johnny, Lavorare con lentezza, Io sono con te) e lo sceneggiatore Giovanni Bognetti seguono il felice filone di remake all’italiana di film stranieri. L’originale è il messicano campione d’incassi Nosotros los nobles (2013), a sua volta debitore dell’idea con Il grande teschio (1949), un vecchissimo film di Luis Buñuel.

Come in molta commedia italiana contemporanea, si mette a tema la differenza tra nord e sud della penisola, affermando quanto sia più genuina e desiderabile la vita in provincia, in campagna e nelle piccole cittadine, rispetto a quella accelerata e superficiale delle metropoli. Da una parte c’è la Milano internazionale chic, cool e fashion, dove impazzano la cucina vegana e quella giapponese e dove l’inglese – in bocca ai neonati e ai vegliardi – è solo un moderno latinorum che serve a coprire magagne e vacuità. Dall’altra c’è la Taranto delle friselle al pomodoro e del dialetto pugliese che va subito a segno; una città dove l’abbronzatura delle persone non deriva dal centro estetico ma delle ore di lavoro sotto il sole e dove nessuno ha l’ossessione di essere brillante e intelligente più di quanto sia, perché è già felice così.

Un ritratto, certo, un po’ semplicistico ma per lo schema della commedia funziona abbastanza da permetterle di parlare d’altro: Belli di papà, infatti, randella gli “sdraiati” e i “bamboccioni” ma soprattutto i loro genitori che non hanno loro insegnato nulla e se li trovano, ventenni o trentenni, irriconoscibili e impreparati non solo alle sorprese della vita ma anche alla normalità quotidiana. È richiesta una trasformazione, quindi, sia ai tre smidollati (che, per la prima volta guidati da qualcuno, si rimboccheranno le maniche dimostrando di saperci fare) sia all’austero genitore, chiamato a una forma di educazione che al buon esempio sappia affiancare la volontà di essere presente, ascoltare e dare fiducia.

Con un umorismo non proprio oxfordiano e qualche spunto di critica sociale (il laureato in giurisprudenza evoca i consigli della mamma: – “studia, se no finisci in discarica” – e intanto accumula la spazzatura sul furgone…), Belli di papà non brilla per l’accuratezza della confezione (regia, montaggio e fotografia non sono quelli delle migliori occasioni) ma arriva in porto grazie alla solidità del tema, a un cast corale di facce giovani e collaudati caratteristi e, ovviamente, sorretto dalla monumentale presenza di un Diego Abatantuono cui per recitare – come ai grandissimi – basta arricciare un baffo o alzare un sopracciglio. 

Autore: Raffaele Chiarulli

Altre Informazioni

Titolo Originale Belli di papà
Paese ITALIA
Etichetta
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