AVVOCATO DI DIFESA

202210 episodi di 50 min14+   ,

Dimentichiamoci i legal drama dove operano avvocati tutti di un pezzo: il protagonista Mickey ha delle fragilità e complicazioni matrimoniali ma la storia appassiona e alla fine si proteggono i più deboli. Su Netflix

L’avvocato Mickey Haller ha l’opportunità di riprendere il suo lavoro, grazie ai casi ereditati da un collega assassinato in circostanze misteriose, potendo così riscattarsi dopo la grave dipendenza da farmaci dei mesi precedenti. Il processo più importante riguarda un famoso creatore di videogiochi, un certo Trevor Elliott, che avrebbe ucciso la moglie e l’amante dopo averli scoperti insieme. Dichiaratosi innocente, Haller farà di tutto per scagionarlo, aiutato dall’amico investigatore Cisco e dalla sua ex- seconda moglie Lorna. Nel frattempo tanti altri casi di varia umanità impegnano l’avvocato, a difesa di chi è più povero o abbandonato a sé stesso  in prigione …

 


Valori Educativi



Il contesto familiare dell’avvocato è complicato: due matrimoni falliti, una figlia con cui comunica faticosamente, un lavoro da recuperare dopo la crisi. Però ce la mette tutta per dimostrare di essere cambiato e ricomporre la famiglia. Il lavoro non sempre aiuta. Improbabile la collaborazione con la ex-seconda moglie, anche se si capisce chiaramente che fu un errore per consolarsi della fine del primo matrimonio. Bella l’amicizia con Cisco, l’avvocato si fa carico del suo passato poco limpido.

Pubblico

14+

Alcune limitate e veloci scene in flashback di corpi accoltellati, allusioni sessuali, ma nessuna immagine esplicita.

Giudizio Artistico



Nonostante rientri in un genere di sano intrattenimento senza troppe pretese, almeno così sembra dalle prime puntate, la serie va in crescendo, sviluppando in modo accattivante temi morali importanti e alcuni tratti psicologici dei personaggi, mantenendo una regia che mai indulge in particolari morbosi o macabri, capace di alternare lo spettacolo della parola pesuasiva nelle aule giudiziarie con la bellezza dei panorami di Los Angeles, visti dal sedile della limousine del protagonista.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

“Sai, da piccoli Natale era la festa più bella, con i regali e tutto il resto … Ma mia madre mi diceva sempre che il giorno più importante era Pasqua”.

Abbastanza sorprendentemente questa frase, pronunciata con una certa enfasi dall’avvocato Mickey Haller mentre osserva un suo cliente finalmente libero dopo essere stato ingiustamente condannato, conclude il decimo e ultimo episodio di questa serie targata Netflix.

Nella stessa ultima puntata, l’avvocato confessa all’amica autista di essere andato a messa, solo da bambino però, mentre alla figlia adolescente, che non capisce perché i genitori si siano separati nonostante si vogliano ancora bene, cita un grande santo cattolico, aggiustando la frase a modo suo: “Servono tre certezze nella vita: su ciò che si desidera, su ciò in cui si crede, su ciò che si deve fare, e non sempre coincidono … lo diceva san Tommaso d’Aquino che però, nella predica originale, utilizza la parola “certezza” per indicare ciò che serve a conseguire la “salvezza”.

Questi dialoghi stupiscono perché nulla di esplicitamente religioso aveva sfiorato la trama, eppure gettano una luce retrospettiva che rende ancor più interessante una prima serie molto ben realizzata (già annunciata la seconda).

Ciò che infatti dà profondità a una storia ingarbugliata, anche se un po’ prevedibile, è il desiderio di riscatto di quasi tutti i personaggi.

In una densa trama da classico legal–drama, sono abilmente miscelate scene nell’aula processuale alla Perry Mason, insieme a corse in automobile per le vie di Los Angeles. Questo  perché l’avvocato Haller riflette meglio quando è in movimento con l’autista Izzy, tanto che nel titolo originale della serie c’è il nome della sua limousine: Lincoln Lawyer, che fa tanto atmosfera anni ‘80, quando si facevano  telefilm come Supercar e Magnum PI. 

Haller lavora con la sua ex-seconda moglie, Lorna, e con l’amico Cisco, investigatore. Al di là dell’improbabile situazione professionale, anche loro mostrano un desiderio di cambiamento e sono grati all’amico avvocato che ha loro concesso una nuova possibilità.

Uno dei punti di forza della serie è sicuramente l’attore messicano Manuel Garcia-Rulfo, istrionico e sbruffone quanto basta, ancora innamoratissimo della sua prima moglie, che cerca di riconquistare, ma  tutto risulta piuttosto complicato: lei lavora come vice procuratore di Stato e a volte si scontrano perche si trovano su posizioni diverse, non solo negli aspetti romantici.

La struttura della serie è ben costruita: attorno a un caso centrale, quello di un ricco inventore di videogiochi che avrebbe ucciso la moglie, si snodano tanti altri casi minori, risolti nei ritagli di tempo (sembra che Haller non si riposi mai), dai quali emerge la profonda umanità dell’avvocato, il suo desiderio di difendere i ‘pesci piccoli’, spesso abbandonati in prigione perché nessuno diventerebbe famoso con i loro casi, disegnando così un percorso esistenziale di un  personaggio che, aiutando gli altri, finisce per aiutare sé stesso.

Interessanti e istruttive le frequenti chiacchierate mentre pensa ad alta voce insieme ad Izzy, nell’abitacolo-ufficio della sua auto: l’autista rappresenta un po’ tutti noi spettatori che vorremmo comprendere i suoi ragionamenti e alla quale l’avvocato spiega spesso i meccanismi di funzionamento del processo penale. Molto belle le puntate centrali della serie in cui viene raccontato come si scelgono i giurati, senza tecnicismi, ma con l’afflato democratico di chi vuole sottolineare la grande responsabilità del compito. 

L’unità della famiglia è vista come un desiderio buono, agognato dalla figlia e dal padre, ma anche dalla madre, purtroppo ancora  ferita dall’irresponsabilità precedente del marito.

La vicenda è tratta dai bestseller di Michael Connelly, pure aiuto-sceneggiatore nelle ultime puntate e prolifico scrittore statunitense di thriller, che ha dedicato cinque libri all’avvocato.  Dal primo della saga, uscito nel 2005, è stato anche tratto un film, intitolato The Lincoln Lawyer, diretto da Brad Furman, con un algido Matthew McConaughey.

Il confronto però è tutto a favore della serie-tv, che può dispiegare in più tempo e maggiore raffinatezza di regia, una ricchezza di sfumature psicologiche e una leggerezza di tono piuttosto rare oggi in prodotti di questo genere. 

Autore: Luca Finatti

Altre Informazioni

Etichetta
Paese  USA
Pubblico
Tipologia
Titolo Originale The Lincoln Lawyer
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