23.000 VITE
Dal 2016 al 2017 l’iniziativa di giovani tedeschi riesce ad attivare la Iuventa, una nave destinata a recuperare i migranti che con fragili barconi lasciavano la Libia per raggiungere l’Italia, fino al sequestro della nave dalle autorità italiane. Un film che è la cronaca di fatti realmente accaduti e che ha il pregio di portare alla ribalta un tema che resta sempre attuale. Su Netflix
Berlino, 2015. Il giovane Lukas guarda con sgomento alla televisione l’esplosione del fenomeno migratorio che intasa fragili barconi partiti dalla Libia, stracolmi di uomini, donne, bambini, impegnati ad attraversare il Mediterraneo per cercare di raggiungere l’Italia. Molti di loro muoiono annegati. Lukas propone alla sua ragazza Kitty e ai suoi amici, un progetto semplicemente “folle”: procurarsi una nave con la quale dare soccorso a quei migranti che rischiano di affogare. Incredibilmente, Lukas trova generosi donatori disposti ad aiutarlo e nel 2016 riescono a varare la nave Iuventa, completa di un equipaggio di volontari. In due anni, nel 2016 e nel 2017, la Iuventa partecipa a numerose operazioni di salvataggio. Si calcola che almeno 23.000 persone furono soccorse dalla Iuventa. Nell’agosto del 2017 la nave fu portata a Lampedusa e sequestrata. L’accusa delle autorità italiane riguardava il favoreggiamento dell’emigrazione clandestina. Solo nel 2024 il tribunale di Trapani stabilì il “non luogo a procedere” perché non sussisteva il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Valori Educativi
Il film valorizza la sensibilità e l’altruismo di giovani generosi
Pubblico
TuttiGiudizio Artistico
Il film, con uno stile quasi didascalico, appare chiaramente orientato a senso unico per valorizzare l’iniziativa dei giovani della nave Iuventa ma occorre dare atto al film di aver avuto il coraggio di portare alla ribalta un tema molto attuale.
Cast & Crew
Louis Hofmann
Mala Emde
Regia
Markus Goller
Our Review
Molto bella l’iniziativa di raccontare in un film la storia della nave di soccorso Iuventa e del suo giovane equipaggio di volontari. Conferma il potere mediatico del cinema, capace di portare alla nostra attenzione tematiche attualissime e da troppo tempo non risolte.
Il film, organizzato in tre parti, inizia presentandoci Lukas, la sua ragazza e i suoi amici che, puri e sensibili come angeli in terra, si sentono impegnati a trovare un modo per salvare quelle vite umane che rischiano di morire in mare nel tentativo di realizzare i loro sogni. La tenacia e la determinazione di Lukas colpiscono altre persone benestanti e generose e finalmente i ragazzi possono varare la nave Iuventa.
Nella seconda parte, per due anni, la Iuventa naviga nel Mediterraneo e incontra i fragili barconi di chi sta cercando di emigrare. Quando arrivano a bordo della Iuventa, baciano il ponte, sollevano le braccia al cielo e sono felicissimi di avercela fatta dopo così tanti anni: è il commento che i giovani della Iuventa esprimono quando qualcuno chiede loro chiarimenti su ciò che stanno facendo. L’incapacità di salvare una donna che viene portata sulla nave ormai in fin di vita causa in tutti i ragazzi una grande costernazione.
Ma il “grande pubblico”, quello che viene contattato attraverso trasmissioni radiofoniche o televisive, spesso non è d’accordo. “è compito vostro salvare tutte quelle persone ma perché non riportarle tutte in Africa?, : è quello che si domanda una radioascoltatrice.
Anche nelle interviste televisive le cose non vanno meglio; una mamma commenta: Non ci saranno meno problemi se accoglieremo più migranti. Qui in Germania esiste il diritto di asilo ma questo non vuol dire accogliere tutti. Temo per i miei figli.”
Infine, nell’agosto del 2017 il sequestro della nave da parte delle autorità italiane e il processo con l’accusa di favoreggiamento dell’emigrazione clandestina, collaborazione con i trafficanti e di aver loro restituito le imbarcazioni utilizzate.
La sentenza del tribunale di Trapani, che arriva solo sette anni dopo, motiva l’assoluzione dichiarando che si è trattato di un puro e semplice salvataggio di uomini in mare.
Il film è chiaramente orientato in favore dei giovani tedeschi e nessuno può contestare che la Iuventa abbia aiutato uomini e donne che potevano rischiare di morire in mare.
Il tema è sicuramente più ampio e complesso di quanto descritto nel film. Da un punto di vista etico si tratta di un classico caso di Duplice Effetto: si tratta cioè di un’azione che ha effetti buoni ma ne implica altri che risultano o che possono risultare negativi. In particolare, la maggiore sicurezza acquisita da quei trafficanti di esseri umani nel promettere un approdo sicuro perché qualcuno li avrebbe sicuramente aiutati e alimentare un’immigrazione clandestina senza controllo.
Si tratta di temi sicuramente complessi la cui responsabilità non ricade certo su questi giovani tedeschi ma nei governi dell’Europa, incapaci di coordinare un piano di immigrazione controllata.
Autore: Franco Olearo
Details of Movie
| Paese | Germaia |
|---|---|
| Pubblico | Tutti |
| Tematiche-dettaglio | Immigrazione |
| Tipologia | Film |
| Titolo Originale | 23.000 Leben |








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