TRE PIANI

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Titolo Originale: Tre piani
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella
Produzione: Sacher Film, Fandango, Rai Cinema, Le Pacte
Durata: 119
Interpreti: Margherita Buy (Dora), Riccardo Scamarcio (Lucio), Alba Rohrwacher (Monica), Denise Tantucci (Charlotte), Nanni Moretti (Vittorio)

Un condominio del quartiere Prati di Roma. Una coppia di genitori, Lucio e Sara, hanno una bambina Francesca, che spesso affidano agli anziani vicini, Giovanna e Renato. In una di queste circostanze accade l’imprevedibile: Renato, sempre più smemorato, esce con la bambina senza più riuscire a ricordare la strada del ritorno e solo a sera Lucio riesce a trovarli in un parco. Il padre ha un sospetto: che sia accaduto qualcosa di brutto alla bambina, un sospetto che si trasforma presto in ossessione. In un altro appartamento, Monica ha partorito da poco ma si trova sola in casa, perché il marito è impegnato in lavori che lo costringono a stare per lungo tempo all’estero. Monica soffre di solitudine e teme di avere la stessa fragilità psichica di sua madre, oppressa da manie di persecuzione. Dora e Vittorio sono entrambi giudici. Una notte il loro figlio ventenne, ubriaco, investe una donna e la uccide. La situazione è grave ed è questo l’ennesimo dispiacere che Vittorio riceve da suo figlio: gli rammenta che per ciò che ha commesso, non c’è modo di sfuggire a una condanna. Intanto arriva nel condominio Charlotte, la giovane nipote di Giovanna e Renato che da sempre è stata innamorata del vicino Lucio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne coinvolti in eventi dolorosi, sono incapaci di generosità; solo due di loro riusciranno ad accedere alla forza del perdono
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di incontro amoroso con nudità totale. Una situazione di forte apprensione che coinvolge una minorenne
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy ma la credibilità dello sviluppo del racconto è minata dalla presenza di troppe circostanze fortuite o non comprensibili

Nelle prime sequenze del film sembra che Nanni Moretti ci voglia trasportare in un particolare stato d’animo, quello delle apprensioni che tutti noi percepiamo, quando portiamo avanti i banali impegni quotidiani pur sapendo che c’è qualcosa che può andare storto, che il pericolo è sempre dietro l’angolo. Ecco che l’aver affidato, come spesso accadeva, la figlia ai vicini di casa per concedersi un’ora in palestra,  diventa un incubo per Lucio che sembra non trovare uno sbocco; una donna che attraversa la strada, viene investita e uccisa da un automobilista ubriaco; una madre e moglie, costretta a restare per lunghi periodi  da sola a casa, con pochi rapporti umani, teme l’apparire di ossessioni che hanno già travagliato sua madre. Dove ci vuole condurre Nanni Moretti con questa “banalità dell’incidente”, così strettamente connessa a una ineludibile fragilità umana?  Ovviamente Nanni non è Woody Allen, non conclude che siamo tutti vittime di un caso che  indifferente ai nostri destini, perché in tanti altri film ci ha mostrato (La stanza del figlio, Caos Calmo, Mia Madre)come abbia sempre visto gli affetti familiari come rifugio sicuro per affrontare i risvolti più dolorosi della nostra vita, in particolare la morte di una persona cara).

In questo film la situazione è più articolata, non procede linearmente in un’unica direzione: gli affetti coniugali sono presenti e le crisi da affrontare non sono interne ma causate da fatti esogeni, tuttavia sufficienti a destabilizzare la coppia fino a dividerla in merito alla giusta posizione da prendere. Nessun protagonista è capace di un gesto generoso, di pace ma sarà solo il tempo (la storia si sviluppa nell’arco di 10 anni) che consentirà non a tutti, ad alcuni, di rivedere il passato con un animo ormai aperto alla pace e al perdono.

Questa complessità è resa più fragile dal modo con cui il film è stato articolato: c’è un eccesso di eventi e troppe causali coincidenze. L’episodio di Monica, la moglie sola con problemi di equilibrio mentale, non sembra portare valore aggiunto alla storia. Il racconto che ruota intorno a Lucio, coinvolto per due volte nella vita dei suoi vicini (prima per l’irresponsabile affidamento della figlia al troppo instabile Renato, poi per la seduzione da lui subita per opera di Charlotte, nipote dello stesso Renato), sembra un troppo facile meccanismo di contrappasso fra i danni ricevuti e quelli procurati. Senza contare l’inspiegabile comportamento della stessa Charlotte, che prima dichiara di esser stata da sempre innamorata di Lucio ma poi  lo trascina in tribunale con  l’accusa di violenza carnale.

Occorre aggiungere l’odioso e troppo caricato comportamento del giudice Vittorio (interpretato dallo stesso Nanni Moretti): gelido e inflessibile nei confronti del figlio, senza che traspaia un grammo di segreta, umana partecipazione al suo dramma. Si può dire che si è voluto costruire una sorta di giudice-caricatura, se si vuole evitare di parlare di una troppo legnosa interpretazione del regista-attore.  

Molto bravo Riccardo Scamarcio, nella posizione del padre che decide di affrontare con risoluzione, ma anche violenza tutta maschile, la ricerca della verità su sua figlia; brava anche Margherita Buy, l’unico  personaggio che risulta positivo dall’inizio alla fine: peccato che sia stata coinvolta in una messa in scena un po’ teatrale,  quando inizia a parlare via telefono con il marito defunto.

 

Autore: Franco Olearo


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