SOUL

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Titolo Originale: Soul
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Pete Docter
Sceneggiatura: Pete Docter, Kemp Powers e Mike Jones
Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Durata: 100

Joe Gardner è un afroamericano di mezza età che ama la musica jazz, una passione che ha ereditato da suo padre. Guadagna qualcosa come insegnante supplente di musica alle scuole medie ma aspira soprattutto suonare in una band, anche se l’occasione non è ancora arrivata. Poi, di colpo, nello stesso giorno, riceve l’incarico come insegnante di ruolo ma al contempo ha l’opportunità di esibirsi, quella sera stessa, nella band di una famosa sassofonista, che sta cercando un pianista di talento. Per l’emozione corre per le strade di New York senza guardare dove va e cade dentro un tombino. Si ritrova, ora come pura anima, a camminare verso l’altro mondo. Lui si ribella, non vuole perdere l’occasione della sua vita e scappando si ritrova nel pre-mondo, dove le anime ricevono un tirocinio preparatorio prima di raggiungere la terra per incarnarsi nel corpo che è stato loro assegnato….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quale “scintilla” può innescare la passione che può dare un senso alla nostra vita? A questa ambiziosa domanda il film dà risposte multiple come l’amicizia, l’appassionarsi alle piccole vicende di ogni giorno ma è vistosamente assente la felicità che scaturisce dall’amore coniugale
Pubblico 
Adolescenti
E’ necessario un pubblico almeno adolescente, con qualche cognizione di filosofia, per poter filtrare criticamente la prospettiva trascendente che propone il film
Giudizio Artistico 
 
Questo nuovo lavoro della Pixar conferma l’alta professionalità raggiunta nella costruzione di personaggi e ambientazioni in 3D. La sceneggiatura non ha uno sviluppo lineare e alcuni snodi risultano forzati

Finalmente è arrivato (non nelle sale ma su Disney+),l’ultima opera della Disney-Pixar, in odore di capolavoro (The Guardian lo ha posto al secondo posto fra i film U.S.A. del 2020). Dopo  Inside out, che  aveva ricreato l’universo della mente umana e dato corpo alle emozioni che albergano nel nostro cuore, dopo Coco, che ci aveva portato nel mondo dei trapassati per ricordarci  l’importanza di ricordare sempre i nostri cari defunti, ora con Soul, la Pixar prosegue nelle sue esplorazioni metafisiche concentrandosi sulle vicissitudini delle anime, che, se  albergano in un corpo quando si trovano sulla terra e poi restano “nude” in attesa del loro destino finale quando il corpo si è ormai disfatto, ora scopriamo che,  novità esclusiva introdotta dalla Pixar, vivono anche in una sorta di  pre-mondo dove debbono capire, prima di incarnarsi in un corpo, qual è la “scintilla”, la vocazione, che consentirà loro di dare un senso alla loro esistenza terrena. Come si può comprendere, si tratta di temi esistenziali profondi e dopo i primi minuti ci si accorge come questo film non sia adatto ai più piccoli.

L’obiettivo è sicuramente ambizioso ma la Pixar ha tutte le carte in regola per poterlo affrontare. Il film merita elogi incondizionati sopratutto negli aspetti visivi. Dopo un 3D ancora approssimativo utilizzato nel primo Toy Story, ora la conquista Pixar più evidente è l’espressività dei volti: nell’ora e mezza del film ci sembra di trovarci di fronte a degli attori in carne ed ossa che stanno recitando la loro parte e ci dimentichiamo che si tratta di personaggi creati al computer. E’ stato così possibile conoscere in profondità Joe,  un personaggio sicuramente insolito: forse è la prima volta che, in un film di animazione,  ci troviamo di fronte a un uomo di mezza età, scapolo, un po’ melanconico, che a fine mese deve chiedere alla madre di pagare le sue bollette ma che ha un’unica grande passione: la musica jazz. Dove il film zoppica un po’ è nella sceneggiatura (sopratutto se confrontato con la compattezza di Inside Out) forse per un sovraccarico di significati e la storia si sviluppa con snodi poco fluidi. Il lungo capitolo, che si svolge sulla terra, obiettivamente divertente, dove Joe e anima 22 si sono incarnati in corpi sbagliati, non trova altri pretesti se non una scivolata dell’anima 22 mentre Joe si sta tuffando sulla terra. Anche la figura del traghettatore Spartivento che si muove fra la terra (fa l’artista di strada a New York) e l’extra-mondo movendosi su una caravella fosforescente, risulta difficile da inquadrare nel contesto, anche se la sua esistenza è necessaria per giustificare il ritorno di Joe sulla terra.

Un tipo di complessità che si rispecchia anche nel messaggio che alla fine si percepisce come ricevuto dal racconto: è giusto o no coltivare una passione? La costruzione della risposta ha uno sviluppo abbastanza tortuoso. Ogni anima deve coltivare la propria “scintilla”, ci spiega il film, altrimenti non ottiene il pass per scendere sulla terra ma bisogna evitare gli estremi opposti in cui cadono le anime perse (così sono chiamate), quelle per le quali la passione si trasforma in ossessione oppure si ha tale sfiducia in se stessi da non intraprendere nessuna iniziativa. Sono i due opposti rappresentati inizialmente da Joe e dall’anima 22. Ma poi  il film ridimensiona il problema e  ci ricorda  che la vita va apprezzata giorno per giorno, anche nelle piccole cose e coltivare una passione vuol dire anche “solo” fare il barbiere, purchè ci si prenda cura dei risvolti umani che comporta questo servizio. E’ accennata anche, ma con maggiore discrezione, la risposta più importante: il senso della vita scaturisce dal prendersi cura degli altri, dal coltivare l’amicizia. E’ proprio anima 22 e non Joe, a trovare le parole giuste per incoraggiare un allievo di Joe a continuare il suo percorso artistico e a costruire un’amicizia con un barbiere con il quale Joe aveva sempre e solo parlato di musica Jazz.  In fondo, il rapporto fra Joe e l’anima 22 è proprio questo: un aiuto reciproco per risolvere i rispettivi problemi. Peccato che in questo panorama sui possibili valori da dare alla vita, ci sia una grande assenza: la felicità coniugale. Viene citato due volte il nome di Lisa, la prima e unica ragazza di Joe ma non sappiamo null’altro di lei. Un’assenza tanto più clamorosa perché inaspettata, proprio da quel Pete Docter che nel film UP aveva scritto uno dei più begli elogi (ma silenzioso) degli affetti coniugali.

Il film evita accuratamente ogni riferimento religioso (anche se Joe, appena arrivato nell’aldilà, chiede subito se si trova in Paradiso o all’Inferno senza ricevere una risposta) ma è indubbio che quando si parla di anime, sappiamo che il tema è stato affrontato da religioni che si sono affermate da secoli e a da varie teorie filosofiche. E’ indubbio che questo racconto dove le anime sono entità sussistenti che si possono incarnare in esseri umani ma anche in animali, rimandi a fedi di origine indiana, più che al cristianesimo. Per questo motivo è opportuno che i genitori invitino i loro figli, a trarre ispirazione dai risvolti umani di questo raggonto, tralasciando le invenzioni più creative degli autori

Autore: Franco Olearo


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