RENTAL FAMILY (nelle vite degli altri)

2026109 min10+ Amore per gli altri

Attraverso un attore in cerca di una propria parte, il film mostra quanto sia vitale la forza di un legame familiare per tutti ma in particolare per chi deve coprire una sofferenza.

Philip Vandarploeug (Brendan Fraser) vive a Tokyo ed è un attore in cerca di rilancio. In otto anni di permanenza in Giappone, l’unico lavoro ottenuto è uno spot per dentifricio. Una telefonata lo introduce nel mondo del cosiddetto “noleggio affettivo”, un servizio che offre persone disposte a interpretare ruoli familiari per colmare vuoti emotivi: un parente a un funerale, un partner, un padre. Proprio quest’ultimo ruolo diventa per Philip il più impegnativo, anche perché un padre, nella sua vita, non l’ha mai avuto.


Valori Educativi



L’opera propone un messaggio sobrio ma positivo: anche partendo da una fragilità, è possibile generare bene, offrendo presenza, ascolto e attenzione. Ovviamente il fine non giustifica i mezzi e la simulazione alla fine viene rivelata, anche se non in tutte le situazioni

Pubblico

10+

Un uomo organizza un incontro con una prostituta. Si trovano nello stesso letto ma le loro nudità sono coperte.

Giudizio Artistico



La regia di Hikari colpisce per la sua misura. Il film evita toni sensazionalistici scegliendo una narrazione pacata, costruita su piccoli gesti, silenzi e sguardi. Brendan Fraser offre una prova attoriale intensa e controllata.

Cast & Crew

Brendan Fraser

Phillip Vanderploeg

Takehiro Hira

Shinji Tada

Regia

Sceneggiatura

Hikari

Sceneggiatura

Our Review

Nel quotidiano ciascuno di noi tende a mostrare solo una parte di sé, modulando atteggiamenti e comportamenti in base ai contesti e alle relazioni. L’identità diventa così, spesso inconsapevolmente, una forma di rappresentazione: un equilibrio fragile tra ciò che siamo, ciò che vorremmo essere e ciò che gli altri si aspettano da noi. Rental Family – Nelle vite degli altri si inserisce in questa riflessione con uno sguardo originale e sorprendentemente delicato, interrogandosi sul significato dell’appartenenza e sull’autenticità dei legami affettivi.

La regia di Hikari colpisce per la sua misura. Il film evita toni sensazionalistici e non indulge nel sentimentalismo, scegliendo invece una narrazione pacata, costruita su piccoli gesti, silenzi e sguardi. È un cinema che chiede allo spettatore di rallentare e di mettersi in ascolto, accompagnandolo gradualmente dentro le fragilità dei personaggi senza forzature emotive. La commistione tra commedia lieve e dramma intimo è gestita con equilibrio, permettendo al racconto di mantenere una leggerezza di fondo pur affrontando temi profondi come la solitudine, il bisogno di riconoscimento e la ricerca di un ruolo nel mondo.

Dal punto di vista visivo, la fotografia calda e avvolgente restituisce una Tokyo sospesa, in bilico tra tradizione e modernità, che diventa essa stessa metafora di personaggi divisi tra ciò che mostrano e ciò che custodiscono interiormente. Il ritmo volutamente disteso favorisce un coinvolgimento empatico, lasciando emergere emozioni autentiche e mai gridate.

Brendan Fraser offre una prova attoriale intensa e controllata, costruendo un personaggio che si rivela progressivamente. L’interpretazione alterna momenti di discreta ironia a passaggi di profonda vulnerabilità, rendendo credibile un percorso interiore fatto di esitazioni, scoperte e piccoli passi verso una maggiore consapevolezza di sé. Nel dare voce a un uomo che “interpreta” legami per gli altri, l’attore riesce a mostrare con delicatezza quanto il confine tra finzione e verità emotiva possa diventare sottile, fino a mettere in discussione la stessa idea di autenticità.

Uno degli aspetti più interessanti del film è la sua assenza di giudizio. Rental Family non condanna né idealizza le soluzioni che i personaggi adottano per colmare i vuoti affettivi, ma lascia spazio alla riflessione personale. Lo spettatore è invitato a interrogarsi su cosa renda una relazione davvero significativa: il ruolo, la durata, la sincerità dell’intenzione o la capacità di prendersi cura dell’altro. In questo senso, il film si distingue da molte narrazioni contemporanee che tendono a giustificare il disagio attraverso una semplice esposizione del trauma; qui, invece, il dolore diventa occasione di trasformazione e di apertura verso l’altro.

Dal punto di vista valoriale, l’opera propone un messaggio sobrio ma positivo: anche partendo da una fragilità, è possibile generare bene, offrendo presenza, ascolto e attenzione. Il prendersi cura, pur nato in una dimensione inizialmente “artificiale”, si rivela capace di produrre effetti reali e profondamente umani. Un tema che può risultare particolarmente significativo per un pubblico adulto e per famiglie con figli adolescenti, aprendo spazi di dialogo sul senso delle relazioni, sulla solitudine contemporanea e sul bisogno universale di essere visti e accolti. Nel complesso, Rental Family – Nelle vite degli altri è un film sobrio, rispettoso e profondamente umano. Un racconto che parla di assenze, di ruoli e di appartenenza, ma soprattutto della possibilità di incontrare l’altro senza maschere definitive, anche quando il punto di partenza è una ferita. Un’opera che, pur nella sua delicatezza, lascia un segno e invita a riflettere sul valore autentico dei legami, tema centrale e sempre attuale per una visione consapevole in ambito familiare

Autore

Autore: Francesco Marini

Details of Movie

Paese  USA Giappone
Pubblico
Tipologia
Tematiche-dettaglio
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