X-Men – Il film nelle recensioni di Claudio Siniscalchi e Luisa Cotta Ramosino è un riuscitissimo prequel del franchise Marvel dedicato ai Mutanti. La pellicola è estremamente godibile nonostante la sua lunghezza ed ha come nocciolo tematico la riflessione sull’identità dei Mutanti e il senso di responsabilità nei confronti dei “semplici” umani
Da bambini Hansel e Gretel vengono abbandonati dal padre nel bosco e finiscono nelle grinfie della strega che abita nella casetta di marzapane. Dopo essere riusciti a farla fuori si fanno una fama di invincibili cacciatori di streghe. È per questa ragione che vengono convocati ad Augsburg, dove sono spariti molti bambini… I due iniziano ad indagare, ma dietro le sparizioni c’è una strega potente che conosce anche molti segreti nascosti nel loro passato…
Vers è uno dei guerrieri della Starforce dei Kree, in lotta con gli alieni mutaforme Skrull. Quando viene presa prigioniera e giunge sulla terra, però, scopre che i suoi pochi ricordi vengono proprio da lì. Solo unendo le forze con Nick Fury e il neonato Shield potrà forse trovare la spiegazione di chi è veramente…
Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…
per Harry Potter ed i suoi amici il sesto anno alla scuola per maghi di Hogwarts. Il partecipare alle lezioni, alle partite di Quiddich, la nascita dei primi amori sono solo un diversivo rispetto a l'obiettivo principale: sventare le nuove trame di Lord Voldermort. Occorre anche difendersi da Drago Malfoy, che sembra passato dalla parte dei Mangiamorte. Unico suo alleato è il professor Silente che gli affida un incarico delicato: riuscire a convincere il prof. Horace Lumacorno, titolare della cattedra di pozioni, a confidagli alcuni segreti riguardo alla giovinezza di Tom Riddle/Lord Voldermort e di quando frequentava la scuola per maghi...
Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…
Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...
“X-Men – L’inizio” diretto Matthew Vaughn, quinto episodio della fortunata serie cinematografica, dimostra come il fumetto rappresenta una vena pressoché inesauribile per il cinema contemporaneo americano. Quando finirà questa serie? Quando la barra degli incassi penderà verso il basso. Se ciò non accadrà, più o meno ogni ventiquattro mesi verrà sfornata una nuova puntata, focalizzata sul prima, sul durante e sul dopo la vita del gruppo di mutanti con poteri straordinari, in perenne lotta per far trionfare il bene sul male. In “X-Men le origini: Wolverine” veniva spiegato come all’eroe spuntarono gli artigli. Adesso in “X-Men – L’inizio” Wolverine (interpretato dall’attore Hug Jackman) appare pochi secondi. Sta bevendo al bar e rifiuta di unirsi alla compagnia. Lo rivedremo in futuro. Stavolta apprendiamo come il Professor X e Magneto, in gioventù erano Xavier e Erik. Amici inseparabili, hanno prestato servizio per la CIA, nella missione di reclutamento e costituzione di una compagnia di mutanti. Xavier incarna la faccia dell’integrazione umana del mutante; Erik la diffidenza, poiché convinto che gli uomini li considereranno una risorsa in caso di necessità, e poi un pericolo. La quasi totalità dell’intreccio narrativo serve per inseguire il cattivo Sebastian Shaw (Kevin Bacon), prima ripreso in apertura in un campo di concentramento nazista intento a torturare prigionieri ebrei. La scena poi, con un bel salto di tempo, si sposta in Unione Sovietica. Sebastian adesso è impegnato a scatenare la terza guerra mondiale nel corso della crisi missilistica di Cuba. Quindi l’ambientazione visiva del film è tipica dell’età di Kennedy, gli anni Sessanta del secolo passato. Maniera astuta per attenuare lo scenario fantascientifico e aumentarlo di veridicità. Abbiamo così un film realistico di eroi al servizio di una buona causa (bloccare la distruzione del pianeta causata dalla scontro atomico, un fatto storico realmente accaduto, poiché la decisone di installare missili sovietici a Cuba e americani in Turchia, si arrestò ad un passo dalla catastrofe). Ma dietro la storia c’è la fantasia. Ecco allora che i destini dell’umanità sono retti dai mutanti, i soli in grado di dare un senso benefico agli eventi. Ormai il cinema hollywoodiano realizza film con uso infinito di effetti speciali (film predisposti per un pubblico globalizzato, pronto a recepirli innanzitutto sul grande schermo e, successivamente, nelle svariate modalità della fruizione), semplici e schematici, che almeno da un trentennio abbondante dominano l’immaginario collettivo. La storia dell’umanità è immancabilmente alla fine. Stanno per schiudersi le porte dell’apocalisse. L’Armageddon è prossima. Chi ci salverà? I mutanti, gli X-Men. La condizione di solitudine e disprezzo nel mutante era stata esplorata attraverso un sentiero complesso in “Blade Runner” (1982) di Ridley Scott. Gli eroi tragici di quel film crepuscolare e geniale, oscuro e notturno, piovoso e maestoso, per continuare a vivere
sullo schermo avevano bisogno di una semplificazione. I mutanti di “X-Men” sono appunto questo. Il laboratorio creativo della Marvel, marchio di culto per l’universo giovanile e perno dell’industria culturale, tra fumetto, giocattoli, videogiochi e cinema, è riuscito nel miracolo della semplificazione. Il primo film della serie “X-Men” venne diretto da uno dei più creativi talenti affermatisi nell’ultimo ventennio a Hollywood, il newyorkese Bryan Singer (classe 1965, autore de “I soliti sospetti”, “Superman Returns”, “Operazione Valchiria”, che in “X-Men – L’inizio” ritroviamo in veste di produttore), e si rivelò inaspettatamente un capolavoro di un nuovo genere ibrido, mescolanza di fantascienza e strisce di carta disegnate. Gli appuntamenti successivi, per cause di forza maggiore, hanno perso un po’ di smalto. Gli spettatori ideali della serie “X-Men” sono rappresentati, nella stragrande maggioranza, dalle giovani generazioni: adolescenti e ventenni. La “X-Men mania” è un misto di sogno, tecnologia, malinconia, videogiochi, eroismi, incertezza del presente e paura del futuro, trionfo della positività senza definitiva cancellazione della negatività. A molti interpreti questi film di successo appaiono come il logico risultato della decadenza, della perdita di ogni contatto con la realtà, della regressione della condizione umana adulta a quella infantile, del culto della violenza e del combattimento, della crisi di creatività artistica rimpiazzata dal ricorso a universi simbolici erroneamente ritenuti. Certo questa innegabile superficie la si ritrova anche in “X-Men – L’inizio”. Ma è solo la superficie di una galassia culturale molto più complessa. Se la serie di “X-Men” ha avuto un così ampio e stratificato successo vi sono anche altre ragioni. Un tempo gli eroi a Hollywood alla fine erano felici, gratificati del loro lavoro. La differenza tra gli eroi di ieri e quelli di oggi di “X-Men”, sta nella malinconia di quest’ultimi. Sono supereroi d’acciaio, indistruttibili, ma tutto sommato preferirebbero somigliare agli uomini e vivere con le loro debolezze.
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