UN PRINCIPE TUTTO MIO

Edvard, giovane e gaudente erede al trono di Danimarca, si trasferisce negli Stati Uniti, alla ricerca di nuove avventure con le (presunte) disponibli studentesse del Wisconsin. Qui incontra Page, studentessa modello figlia di agricoltori, che sogna di entrare nei Medici senza Frontiere e nel frattempo lavora in un pub per mantenersi agli studi. Dopo gli screzi iniziali i due naturalmente si innamorano, ma la storia viene scoperta dai soliti paparazzi e la faccenda si complica. Edvard deve diventare re e Page dovrà scegliere tra una splendida favola d’amore e i suoi sogni di sempre.

Valori Educativi



Visione positiva ma un po’ semplice dell’amore, dell’amicizia e degli affetti familiari.

Pubblico

10+

Per il linguaggio ed alcuni riferimenti sessuali

Giudizio Artistico



Commedia giovanile con buon ritmo ma la sceneggiatura ha un umorismo leggero e spesso prevedibile

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Gli Stati Uniti non hanno mai avuto una classe nobiliare, ma da quello che ci mostra il cinema in questi ultimi tempi ne sentono la mancanza. L’anno scorso la giovanissima Amanda Bynes, baby-star di Walt Disney Channel si scopriva figlia di un lord inglese in Una ragazza e il suo sogno, qui invece una studentessa america è destinata addirittura a sposare il futuro re di Danimarca. E tra non molto arriverà la seconda puntata delle avventure della americanissima principessa di Genovia alle prese con un matrimonio di stato (The Princess Diaries. Royal engagement).

Ma se la vecchia Europa vince per fascino e buone maniere, la giovane America ha la sua rivincita quando si tratta di politica e relazioni umane (e qui il giovane principe risolve la vertenza tra aziende e sindacati citando le sagge parole del padre agricoltore della sua bella): il vecchio continente può ancora offrire la materia per le favole e i sogni (e, data la notoria ignoranza del pubblico statunitense in geografia poco importa che ci troviamo in un paese membro dell’Unione Europea o in un immaginario staterello tipo Genovia, Moldovia, ecc.. ), ma è lo spirito americano che supporta la morale della storia.

Così i due futuri innamorati si avvicinano inizialmente a causa delle rispettive deficienze, lui nel campo del lavoro e dello studio, lei in quello della poesia (shakespeariana) e, si immagina, della fenomenologia amorosa. Manco a dirlo il bardo –con l’eccezione di Amleto che, avendo a che fare con la Danimarca, è d’obbligo- diventa più che altro una sorta di manuale dei sentimenti, con l’amore che assurge a forza irrazionale e irresistibile destinata a spazzare via ragione e raziocinio da chi ne viene colpito: e allora via con i criptici Sonetti, Romeo e Giulietta, Otello.

La prima parte del film, pur senza guizzi di particolare originalità, regge bene il ritmo della commedia giovanile, tratteggiando con leggerezza e umorismo la storia antica dei due opposti che si attraggono. Da quando, però, la vera identità di Eddie viene scoperta complicazioni e risoluzioni si susseguono ad un ritmo velocissimo, e lo spettatore non fa a tempo a cogliere il problema dei protagonisti che lo sceneggiatore ha già provveduto a risolverlo. Page non si fida più di Eddie dopo che ha scoperto che lui le ha mentito, ma le basta un esame di letteratura inglese per decidere di volare in Europa per riconquistarlo; la regina madre trova inappropriato il comportamento dell’americanina nelle occasioni ufficiali, ma le basta vedere la positiva influenza esercitata dalla ragazza sul suo rampollo per ricredersi e portarla a fare un giro tra i gioielli di famiglia. La ragazza accetta senza pensarci l’anello di fidanzamento e un futuro da regina, salvo poi pentirsi e decidere di riacchiappare i suoi sogni professionali sacrificando l’amore. Niente paura, nell’ottica della favola (che, nell’ottica degli sceneggiatori, sembra esimere dalle preoccupazioni di credibilità), tutto è destinato a sistemarsi prima che le lacrime del pubblico abbiano raggiunto i fazzoletti.

E il rischio, di fronte a tanto sfrontata esibizione di ottimismo e improbabile felicità, è di cadere in un sorridente e condiscendente cinismo . Il che sarebbe forse un peccato, visto che sognare, specie da giovani, non è mai stato un delitto, purché non si perda del tutto il senso del dramma e, nella sua elementarità, questo film fa di tutto per trasmettere un’idea positiva non solo dell’amore, ma anche dell’amicizia e degli affetti familiari.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale The prince and me
Paese USA
Etichetta
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