TICKETS

Tre storie si susseguono su un treno che viaggia dal centro dell’Europa fino a Roma. Un anziano professore ripensa all’incontro con una donna sconosciuta e si ritrova a sognare il suo primo amore. Una vecchia signora tiranneggia il suo giovane accompagnatore e l’intero scompartimento, ma finirà sola con le sue valige. Tre giovani tifosi del Celtic fanno i conti con un biglietto mancante e un possibile ladruncolo. Sullo sfondo, una poverissima famiglia di albanesi si prepara a riabbracciare il padre dopo due anni…

Valori Educativi



Nel mondo di Ken Loach i più generosi finiscono per essere i più poveri

Pubblico

10+

Linguaggio un po’ colorito nel terzo episodio

Giudizio Artistico



Poco coinvolgente l’episodio di Olmi, ironico e con accenti profondamente umani quello di Kiarostami, fresco e travolgente quello di Ken Loach

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Tre maestri del cinema “di qualità” si mettono al servizio di un semplice spunto, forse banale, forse potenzialmente geniale: un treno in viaggio da una città della Mitteleuropa a Roma, un set mobile dove incrociare, anche solo per pochi attimi, storie e passeggeri. Il risultato è discontinuo ma curioso, una miscela di lungaggini e preziosismi che si alternano a momenti più freschi e divertenti.

Dobbiamo attribuire a Olmi la responsabilità di una partenza farraginosa e poco coinvolgente. Il primo episodio, da lui girato, è il più complesso, il meno immediato nella fruizione, il più “sospeso”, e probabilmente velleitario, dei tre. In un angosciante clima da post-golpe, un treno parte da una città della Mitteleuropa, diretto in Italia. Che qualcosa di grave sia successo, o stia per succedere, si intuisce dalla presenza di militari dai modi bruschi, che occupano la stazione e poi gli scompartimenti del treno. Estraneo a tutto ciò, un anziano professore (Carlo Delle Piane), seduto nel vagone ristorante, è immerso in un ricordo risalente a poche ore prima: una giovane e sorridente segretaria (Valeria Bruni Tedeschi) che lo accompagna in stazione. La mente comincia a vagare, e quel saluto diventa una romantica cena a due, diventa una dichiarazione, diventa il ricordo struggente del suo primo amore… Il sogno impossibile si allarga a dismisura, sta per tramutarsi in azione, ma poi la realtà dello spazio e del tempo si riprende tutto. Una storia d’amore platonica che si affida pericolosamente alle ellissi, ai silenzi, a sofisticati tagli temporali. Qualcuno potrebbe ritrovare in tutto questo la mano delicata di un maestro, ma la sensazione dello spettatore è di avere di fronte personaggi, dialoghi e situazioni inverosimili, distanti anni luce dalla realtà, che a volte rasentano il ridicolo. Confermano queste impressioni l’alto tasso di noia e il dubbio sotterraneo che sullo schermo non stia accadendo nulla.

Più si procede verso Sud, però, più le storie diventano godibili e coinvolgenti.

Il secondo episodio, firmato da Kiarostami, mette in campo l’anziana vedova di un generale (Silvana De Santis), che tiranneggia il suo accompagnatore, un giovane impegnato nel servizio civile (Filippo Troiano). Più che una riflessione sul rapporto tra servo e padrone, quello di Kiarostami è un fine ritratto di umanità, arricchito dalle giusta dose di ironia: il regista iraniano sembra volersi concentrare, più che sulla storia in sé, sui suoi personaggi, che tratteggia con una fine gamma di sfumature e accenti profondamente umani. La signora dispotica e autoritaria, magistralmente interpretata dalla De Santis, è odiosa ma anche divertente nella sua assoluta arroganza, e arriva ad impietosirci nel finale, quando si ritrova da sola con le sue valige, sbuffando per il caldo e per la fatica, abbandonata dal suo esasperato accompagnatore. Il giovane Filippo, poco definito, appena abbozzato nei suoi tratti psicologici, riesce ad accattivarsi la simpatia del pubblico, anche grazie alla recitazione naturale di Filippo Troiano. Più lineare ed efficace di Olmi, Kiarostami con pochi tocchi ci regala una mezz’ora divertente, suggerendo qualche sprazzo di malinconica riflessione. 

La mano di Ken Loach è riconoscibile nella freschezza e nella travolgente irruenza dei protagonisti del terzo episodio, tre giovani scozzesi tifosi del Celtic, in trasferta a Roma per una partita della Champions League. Ancora tre vitali rappresentanti della working class, come è nella tradizione dei film di Loach, alle prese con i piccoli drammi del quotidiano, questa volta la scomparsa del biglietto di uno dei tre. Un problema non da poco, per ragazzi che non hanno un soldo e viaggiano con panini portati da casa. Ma c’è chi sta peggio di loro: una famiglia di albanesi, già visti nel primo episodio, per cui quel biglietto rappresenta la possibilità di riabbracciare il padre dopo due anni e di cambiare vita…

Come è nel suo stile, senza prediche, ma anzi travolgendoci con battute e situazioni esilaranti, Loach ci mostra che il mondo si divide tra chi si può permettere un “ticket” e chi no, e che a volte i più generosi sono proprio i più poveri.

Prima di convocare Olmi e Loach, Abbas Kiarostami pensava ad una trilogia documentaristica, e qualcosa dello stile del documentario è rimasto in questi tre episodi giustapposti, che definire “film” sarebbe eccessivo: manca una vera idea che faccia da collante tematico e strutturale, manca un’ispirazione omogenea che raccolga e sintetizzi le tre diverse maniere stilistiche.

Del documentario rimane anche, però, la freschezza, la spontaneità, l’agrodolce “verità” di un occhio che sa infilarsi tra le pieghe dell’umano e della società.

 

La recensione sarà inserita  nel libro di prossima pubblicazione:
Scegliere un film 2005

Autore: Chiara Toffoletto

Altre Informazioni

Titolo Originale Tickets
Paese Italia/Gran Bretagna
Etichetta
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