THE DROPOUT

20228 ep di 50 min18+   , Lavoro e Societa', Biografico

Dopo Inventing Anna, un’altra storia vera di una truffa colossale. Sono film che sembrano indicare, se non sfiducia nel modello americano, sicuramente un atto d’accusa nei confronti della fragilità del  suo sistema finanziario. Su Disney+

Elizabeth Holmes è una giovane americana. Fin dall’infanzia coltiva il sogno di diventare miliardaria. All’età di 19 anni lascia l’università di Stanford per dare il via alla Theranos, una startup nell’ambito biotecnologico: vuole produrre e distribuire una macchina in grado di analizzare il sangue umano partendo solo da poche gocce. L’idea molto allettante di non dover più ricorrere ad aghi unitamente alle sue capacità affabulatorie, le permettono di diventare, ad una giovanissima età, una delle donne self-made tra le più ricche degli Stati Uniti. Assistita dal collega e poi compagno Sunny Balwani, mette in piedi una truffa plurimilionaria a danno di numerosi investitori e pazienti.


Valori Educativi



Per soddisfare la sua ambizione di guadagnare soldi e avere successo, una donna imbroglia, mente, si mostra insensibile quando le sue azioni causano vittime

Pubblico

18+

Uso di alcolici, linguaggio volgare, atteggiamento libero nei confronti della sessualità, cinismo della protagonista

Giudizio Artistico



Eccezionale interpretazione di Amanda Seyfried. L’autrice Elizabeth Meriwether consegna al pubblico un ritratto approfondito dei diversi personaggi della storia ed è in grado di equilibrare la cronaca del processo, lo sviluppo del percorso imprenditoriale, i momenti d’ira come quelli sentimentali.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Do or do not. There is no try (Fare o non fare, non esiste provare): la citazione di Yoda che a caratteri cubitali campeggia nell’atrio della Theranos è il motto che guida la giovane truffatrice nella sua opera imprenditoriale. Il modo di fare di Steve Jobs (o meglio, quello che lei pensa sia il modo di fare del magnate dell’informatica) divento lo stile- guida di tutta la sua attività. Si tratta di una storia, come da tanti è stata definita, che smentisce il sogno americano.

Fatto salvo il fatto chi ci si trova a vedere il racconto di una frode che ha danneggiato investitori e ammalati, il serial TV The Dropout merita davvero di essere visto.

La sceneggiatura, capace di equilibrare bene i diversi elementi della storia (il racconto della protagonista in vista del processo, la sua storia d’amore, lo sviluppo del suo percorso imprenditoriale) con diversi registri narrativi: momenti di enfasi per quelle che sembrano essere svolte professionali e di ricerca, scene divertenti, episodi in cui emergono i tratti caratteriali (con grandi scatti d’ira) dei protagonisti, passaggi di scene familiari e domestiche, discorsi motivazionali che in realtà rivelano la determinazione senza scrupoli di Elizabeth. Le otto puntate lungo le quali si dipana la storia dei vent’anni di vita della startup danno uno spazio adeguato alla regista Elizabeth Meriwether per consegnare al pubblico un ritratto approfondito dei diversi personaggi della storia: non si conoscono solo la protagonista e il suo compagno Sunny, ma anche la famiglia di lei, i diversi collaboratori che fin dagli inizi di questa impresa biomedica condividono la visione e portano avanti i tentativi di perfezionamento di una tecnologia inesistente.

Il modo abbastanza smagato e per niente edulcorato di presentare l’intera vicenda costituisce un secondo grande pregio. La narrazione è scevra di ogni retorica tesa a idolatrare la protagonista. Non ci sono neanche tentativi di giustificarla: ha commesso un atto gravissimo (a dire il vero, all’uscita della serie TV non era ancora stata pubblicata la sentenza di colpevolezza… cosa avvenuta dopo) e lo ha sempre mascherato, illudendo un gran numero di investitori. Anche se in alcuni momenti perfino lo spettatore resta con qualche dubbio circa le sue reali intenzioni, con il procedere delle puntate ci si rende conto che lei resta vittima di sé stessa: non può far crollare il suo sogno (anche se finto) perché in quel sogno c’è tutta la sua vita.

Il cast e le interpretazioni attoriali sono davvero di alto livello. La protagonista, in particolare, magistralmente interpretata da Amanda Seyfried restituisce in modo realistico la personalità narcisista e mitomane di Elizabeth Holmes. Il suo sguardo di ghiaccio, la sua capacità di mentire, la sua abilità nel motivare i collaboratori anche a fronte di accuse documentate: un mix di tratti caratteriali che le hanno permesso di costruire il suo personaggio pubblico senza che dietro ci fosse nulla di reale.

Dal punto di vista valoriale aumentano ulteriormente le perplessità. A parte l’abuso di alcolici e una visione della sessualità vissuta quasi senza impegno, quindi  libera, lascia alquanto basiti l’atteggiamento proposto e vissuto da Elizabeth. Nonostante l’idea originale di fondare una startup nell’ambito delle biotecnologie non abbia nulla di male, la strada percorsa e i metodi perseguiti sono a dir poco disturbanti.

Occorre aggiungere la poca considerazione dei suoi collaboratori: nonostante fossero i veri inventori di quello che avrebbe dovuto essere un dispositivo assolutamente innovativo nel campo delle analisi cliniche, lei registra a suo nome i diversi brevetti. Non solo, spinge sempre nella direzione da lei desiderata umiliando chi le dice che la cosa è impossibile da realizzare. In ultima istanza, lascia senza parole gli spettatori la sua reazione alla notizia del suicidio di uno dei suoi migliori tecnici.

La delicata opera di sotterfugio condivisa solo con il suo compagno Balwani: incontri con investitori per farli convinti a finanziare un progetto inesistente, visite ai laboratori senza far mai vedere le tecnologie impiegate (o comunque tenendo sempre nascosta con diverse scuse la macchina di loro invenzione mai funzionante), i discorsi fatti per motivare il suo staff anche in tempi in cui la truffa stava venendo a galla con tutti i suoi risvolti.

L’insensibilità mostrata per i pazienti: il fatto che le analisi potessero uscire sbagliate (e quindi le diagnosi potessero essere errate) sembra non turbare il desiderio di profitto della protagonista. Impressiona anche la sua abilità nel circuire i suoi stessi genitori.

Il linguaggio a volte volgare e le scene di intimità (pur senza mostrare nudità) completano il quadro alla luce del quale Disney ha fatto la scelta di consigliare questo prodotto ai maggiori di sedici anni di età.

Decisamente ben fatto e molto godibile, stando attenti a non lasciarsi troppo coinvolgere dalle malie della giovane Holmes.

Autore: Francesco Marini

Altre Informazioni

Paese  USA
Tematiche (generale)
Tipologia
Titolo Originale The Dropout
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