THE CHRONICLES OF RIDDICK

Quattro anni fa la fantascienza horror (relativamente) povera di Pitch Black aveva conquistato il pubblico; il meccanismo, non nuovo, ma ben gestito, del manipolo di disperati incalzato dai mostri nascosti nel buio, unito alla presenza di un antieroe convincente (Vin Disel, non ancora incasellato nel ruolo del forzuto di poco senno a cui si è condannato negli anni successivi), avevano fatto della pellicola un piccolo successo nelle sale e un cult nelle vendite di video e dvd. Il film, d’altra parte, conteneva anche alcuni spunti non banali sul tema della famiglia (nucleare e d’elezione, in definitiva comunque irrinunciabile) e della fede (rappresenta da un saggio imam musulmano tutt’altro che fondamentalista).

Valori Educativi



La lotta contro un male non ben riconoscibile è il pretesto per esibire violenza; valorizzazione di una religiosità non aggressiva

Pubblico

14+

Per alcune scene di intensa violenza ed il linguaggio

Giudizio Artistico



Spettacolone roboante e deludente, non all’altezza del precedente Dark Fury

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Ora, invece, con molti soldi in più e una bella lista di interpreti di vario prestigio (la signora del cinema inglese Judi Dench, che da James Bond in poi non disdegna i titoli commerciali, Karl Urban, dal set del Signore degli anelli, la bella Thandie Newton), il regista e sceneggiatore David N.Twohy prova a fare del suo personaggio il protagonista di una “saga” (lo suggeriscono il titolo e il finale).

Il risultato, evidentemente debitore, a livello tematico e scenografico, sia ai recenti prequel di Guerre stellari che al mondo di Star Trek (i terribili Necromonger, pur maggiormente differenziati tra di loro, hanno molto in comune con gli assimilatori Borg), ha perso tuttavia molto del fascino e del nerbo del primo episodio.

Il protagonista Riddick, sempre anarchico e sempre spietato (ma anche piuttosto ottuso), viene invischiato in uno scontro che mescola in modo goffo elementi messianici (il protagonista è l’unico furyano sopravvissuto allo sterminio dei maschi della sua razza ed è destinato a sfidare il cattivone) e ossessioni contemporanee (il tentativo di piegare tutto l’universo ad una fede dai contorni molto vaghi: è l’Islam fanatico o una critica alle guerre di Bush?).

Quando poi il tutto viene inutilmente complicato dai dilemmi di Riddick per le sue mancanze di vicepadre (o fratello maggiore?) nei confronti di un improbabile suo corrispettivo femminile (la ragazzina sopravvissuta a Pitch Black), mentre il racconto moltiplica gli intrighi politici (a cui manca in realtà un vero spessore ontologico), si ha la sensazione che la macchina cominci ad ingripparsi.

Combattimenti, fughe e “scontri di civiltà” non riescono ad affascinare quanto la semplice efficace “fuga per la vita” che David Twohy ci aveva proposto con sconcertante semplicità nel primo episodio (comunque riservato ad un pubblico adulto), mentre la violenza diventa sempre più fine a se stessa e la crudeltà raffinata non comunica niente più di se stessa.

Probabilmente, restando in un ambito strettamente cinematografico, l’errore è stato quello di costringere un personaggio pensato per un livello “animale” o pre-sociale in un conflitto dai toni epici e metafisici, ma non adeguatamente ponderati, in cui i grandi effetti speciali e visivi non riescono a dare un’identità credibile alle forze in gioco.

Dal punto di vista contenutistico, poi, il tutto si risolve in uno spettacolone roboante e deludente (anche negli USA i risultati al botteghino sono stati piuttosto scadenti), fin troppo autocompiaciuto, che difficilmente soddisferà un pubblico appena un po’ più smaliziato e risulta sconsigliabile per i più giovani.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale The chronicles of Riddick
Paese USA
Etichetta
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