Torino, settembre 1980. Emma, laureanda in matematica, lavora alla FIAT e di recente è stata trasferita nell'ufficio dell'ing. Silvio (che in realtà è il suo fidanzato). Una laurea e un matrimonio di prestigio costituiscono un giusto riscatto per il padre, operaio immigrato della prima ora, che ha sempre lavorato pensando solo alla famiglia senza farsi coinvolgere nelle lotte sindacali. Grande quindi è la sua delusione quando scopre che Emma ha deciso di andare a convivere con Sergio, un operaio che partecipa attivamente agli scioperi indetti dal sindacato l'indomani dell'annuncio del licenziamento di 14.000 operai...
Angie non è molto fortunata nel lavoro e la sua vita familiare è alquanto dissestata, con un ragazzo da allevare e un padre che non si è più fatto vedere. Ma crede di saper far bene una cosa: il collocamento di manodopera immigrata nelle tante fabbriche che operano intorno a Londra. Ha decisione e grinta da vendere e avvia quindi un'agenzia di collocamento assieme a una sua amica. Ma le cose non sono così facili come aveva sperato...
Il piccolo Josh ha dieci anni e frequenta la Waldron Mercy Academy, una rinomata scuola cattolica di Philadephia. A settembre inizia l’anno scolastico ma la gioia di ritrovare i propri compagni e amici di classe è offuscata dalla tristezza per un recente lutto familiare: da poco tempo è morto il nonno che viveva in casa sua e a cui voleva molto bene. Del nonno ricorda in particolare la sua fede profonda e per questo, anche se non si considera molto credente, decide di chiedere a Dio un segno che gli dia la sicurezza che il nonno sta bene…
David ha 24 anni, è un giovane tranquillo senza troppe ambizioni, gestisce l‘affitto di alcuni appartamenti del palazzo in cui vive e ha un impiego saltuario come giardiniere del comune di Parigi. Aiuta sua sorella Sandrine, insegnante di inglese, andando a prendere a scuola la nipotina di 7 anni, Amanda. La vita scorre tranquilla quando in un attentato terroristico, Sandrine viene uccisa. David si trova di fronte a un problema più grande di lui: Amanda ha solo lui come parente più vicino…
Soheila è un’infermiera che non trova nel lavoro quell’ equilibrio che è necessario per dare serenità ai suoi pazienti: la sua vita privata infatti si è spenta da quando deve vivere in casa con un marito, di professione ginecologo, che continua a tradirla. Azar ha bisogno di lavorare e riesce ad essere assunta come segretaria dallo stesso ginecologo marito di Soheila; i soldi le servono per recuperare una certa indipendenza visto che sta per divorziare dal marito, che ha trovato come amante una donna già divorziata. Masha è una giovane studentessa universitaria innamorata di un suo compagno, ma grande è la sua delusione quando scopre che lui la tradisce con una compagna del suo stesso college…
Gabby è una studentessa di medicina che si è da poco traferita nella casa accanto a quella di Travis. I loro primi incontri sono alquanto tempestosi ma in realtà si sono piaciuti fin dall’inizio. Le difficoltà non sono poche: lui è uno scapolo impenitente, lei ha un fidanzato dottore che indirettamente gli potrà garantire una professione piena di soddisfazione. Ma l’amore che nasce fra loro è proprio quello giusto, quello che dà loro lo slancio per abbandonare la vecchia vita e costruirne una nuova.
In una tranquilla cittadina inglese vive Tony che dopo la morte improvvisa della moglie di cancro, cade in depressione. In certi momenti sente l’impulso al suicidio ma trova conforto nel prendersi cura del suo cane e nel vedere dei filmati confidenziali che gli ha lasciato la moglie. Per il resto continua a lavorare in un giornale locale che raccoglie banalissime cronache della vita di quel piccolo centro ma, partendo dal presupposto che per lui la vita non ha nessun valore, dice a tutti quello che pensa nel modo più brutale. Si comporta in questo modo nei confronti del cognato Matt che cerca invece di confortarlo, di un suo collega bonaccione, della melanconica segretaria Kath, del postino, della simpatica prostituta Roxy, del vagabondo triste che gli fornisce la droga. Solo quando va al cimitero ha piacere di intrattenersi con la vedova Anne, con la quale riflette sul senso da dare alla loro vita dopo che sono rimasti soli…
L’occasione per una rievocazione obiettiva degli eventi del 1980 viene persa a vantaggio della nostalgia per una rivoluzione che poteva esserci e non c’è stata
Pubblico
14+
Due coppie di giovani decidono di convivere. E’ necessaria una certa maturità e preparazione per analizzare criticamente quanto ci viene presentato
Giudizio Artistico
Il valore didattico-simbolico assegnato ai protagonisti della vicenda li rende scarsamente reali
L’idea di fondo del film era interessante:raccontare, sopratutto alle nuove generazioni che non l’hanno vissuto direttamente, quel passaggio nodale per la storia del nostro paese che furono i 35 giorni dell’80 che videro un braccio di ferro fa la FIAT, decisa a licenziare fino a 24.000 operai e gli operai che avviarono uno sciopero ad oltranza. I temi in ballo furono tanti: la nostra grande società automobilistica impegnata a superare la sua più grave crisi strutturale; il sospetto che il gesto violento del licenziamento di massa fosse ispirato alla volontà di riacquisire il controllo della fabbrica dopo che negli anni ’70 i sindacati avevano conseguito importanti miglioramenti (ma anche eccessivi livellamenti salariali) del tenore di vita degli operai; il rischio che i gruppi rivoluzionari approfittassero della situazione per innescare una destabilizzazione del paese; la decisa presa di posizione del PCI (la famosa visita di Berlinguer agli scioperanti davanti ai cancelli di Mirafiori) a sostegno dei lavoratori; la sintonia d’intenti fra gli studenti e la classe lavoratrice; la marcia dei 40.000 quadri intermedi, per la prima volta nella nostra storia, per reclamare il ritorno alla normalità; infine il compromesso accettato dalle tre confederazioni ma contestato dalla base e l’inizio, da quel momento, di una tendenza di riflusso che vide un diminuzione progressiva dell’influenza dei sindacati, minor interesse dei giovani verso l’impegno politico per un loro ripiegamento su tematiche individualiste.
La soluzione adottata dalla regista è quella di porsi a cavallo del documentario (molte sequenze sono tratte da filmati d’epoca) e il romanzo popolare, dove le storie private dei componenti di una famiglia operaia vengono travolte dagli eventi esterni. Se il metodo è consueto, adottato con frequenza nelle rievocazioni televisive, la forma scelta è particolare: i protagonisti appaiono scopertamente degli archetipi, dei simboli delle forze in lotta: l’ing. Silvio rappresenta la dirigenza conservatrice; il padre di Emma l’immigrato meridionale di prima generazione, arrivato a Torino per seguire il mito del posto fisso e tendenzialmente crumiro; Sergio, il giovane sindacalista pronto alla rivoluzione; solo Emma, il personaggio meno riuscito, mostra una evoluzione nel suo atteggiamento, frutto più di volubilità che di maturazione, forse simbolo dell’opinione pubblica dell’epoca: passa dalle posizioni conservatrici del padre alle istanze rivoluzionarie del suo amante per poi ripiegare sul compromesso, quando tutto ritorna alla normalità. Il vedere sempre, in filigrana, nella storia privata dei protagonisti, un simbolo sotteso, costituisce la parte più debole del film, sopratutto se la confrontiamo con altri ritratti di operai “veri” come nei film di Ken Loach. Gli attori, tutti bravi “in potenza” sono costretti a volte ad alcuni passaggi difficili da comprendere (come fa Emma, innamorata del suo fidanzato, con una relazione che non denota alcun segno di crisi, a diventare in poco tempo l’amante di Sergio? Come fa Antonio, l’amico di Sergio, tossicodipendente e gravemente depresso, appena riesce ad avere una relazione sentimentale, a recuperare una vita normale fino a desiderare di avere 1000 bambini?).
Il ripercorrere quegli eventi a distanza di più di 25 anni poteva essere l’occasione per una loro ricostruzione serena ed obiettiva; al contrario il film (sintomatiche sono le didascalie finali) non nasconde il suo rammarico per una rivoluzione mancata, rei quei 40.000 pantofolai, amanti della vita tranquilla che manifestarono per il ritorno alla normalità facendo il gioco dei padroni. Naturalmente la storia vera è più complessa: se all’annuncio del licenziamento dei 14.000 operai si era generata verso di loro un’ampia solidarietà non solo da parte della città di Torino, ma dell’intero paese, la decisione di continuare a bloccare i cancelli anche quando la FIAT aveva annullato i licenziamenti a favore di una cassa integrazione a rotazione per 23.000 operai (decisione contrastata anche all’interno del sindacato, come racconta Piero Fassino nel suo libro di memorie: Per passione) aveva innescato una progressiva perdita di consenso. Una frase ambigua detta da Berlinguer davanti ai cancelli della FIAT era inoltre rimbalzata sui giornali del paese come volontà del PCI di sostenere i lavoratori anche in caso di occupazione delle fabbriche e aveva contribuito al determinarsi, in una Italia ancora sotto scacco dalle azioni delle Brigate Rosse e dalle turbative dei movimenti extraparlantari, una controreazione che spinse la maggioranza silenziosa a scendere in piazza.
Ultima annotazione antistorica: il racconto di Emma che va a convivere con Sergio è poco realistica se riferita in particolare a una solida famiglia dell’epoca di origine meridionale; agli inizi degli anni ’80 la famiglia non era ancora sotto la pressione di forze disgregatrici come lo è oggi.
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