SANGUE DEL MIO SANGUE

2015100 min18+  

Capitolo 1. In un anno imprecisato del medioevo Federico, un giovane uomo d'armi, è stato  convocato nel convento di clausura di Bobbio. Suo fratello gemello, un sacerdote, si è suicidato perché si era lasciato tentare da suor Benedetta. Come suicida gli è stata negata la sepoltura in terra consacrata, ma non è detta l’ultima parola: se verrà dimostrato che suor Benedetta ha agito perché indotta dal demonio, anche il fratello di Federico potrà essere perdonato…

Capitolo 2 Nella Bobbio di oggi arriva un funzionario della regione che ha intenzione di vendere l’antico convento (poi diventato carcere), proprietà demaniale, a un privato straniero. Il suo arrivo getta lo scompiglio nella popolazione: un vecchio conte si è installato in incognito nel convento lasciando credere che è morto; ci sono inoltre nel paese  troppi invalidi che non lo sono, troppi vivi che ancora percepiscono la pensione ma che in realtà sono morti…

Marco Bellocchio ambienta nella sua Bobbio due racconti molto diversi, Il primo, drammatico ripropone, modificandone l’ambientazione, la vicenda della monaca di Monza; il secondo, più ironico,  ambientato  ai giorni nostri, ci parla dell’abitudinaria corruzione presente  nella gestione della cosa pubblica


Valori Educativi



Marco Bellocchio continua a considerare di nessun valore la fede cristiana ma almeno riconosce che anche sotto il saio o la tonaca possono trovarsi persone con sensibilità umana. Una pregevole dichiarazione sul valore insostituibile della famiglia

Pubblico

18+

Una scena impressionante di tortura con ferri arroventati. Un nudo integrale di donna

Giudizio Artistico



Marco Bellocchio conferma la sua bravura nell’impiegare la sua indole satirica e ironica. Bravi tutti gli attori e molto bella la fotografia

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Bellocchio è come un mastino che non molla l’osso: quello di attaccare la Chiesa Cattolica nei punti che disapprova.  In Bella Addormentata si era accanito sul caso Englaro, ne L’ora di religione aveva attaccato gli interessi che ruotano intorno ai processi di beatificazione.  Ora, con questo Sangue del mio sangue, trasferisce nel convento di Bobbio la vicenda della monaca di Monza, per ricordare i metodi dei tribunali ecclesiastici (la monaca fu murata viva per espiare la colpa di aver avuto un amante); si arrabbia per la regola (ora abrogata) di vietare ai suicidi la sepoltura in terra consacrata e in generale se la prende con ogni forma di repressione nei confronti della libera espressione della propria sessualità. Se ciò è vero nella prima parte del film, nella seconda, ambientata anch’essa a Bobbio ai giorni nostri, lo stile cambia sostanzialmente.

Il cuore del secondo racconto sta nel dialogo fra due anziani amici, il conte e il dentista del paese che ricordano con nostalgia i tempi dove nel paese tutti si conoscevano, esisteva una solidarietà di fondo fra i compaesani, ai quali venivano distribuiti certificati falsi di invalidità in modo equo. Ora perfino un contadino vuole la fattura, invece di esser pagato in nero e si è diffusa la deprecata abitudine di navigare su Internet. Ci troviamo di fronte a un insolito Bellocchio bonario, che ironizza sui vizi e le illegalità dei suoi concittadini ma le sue sferzate sono quasi innocue perché affogate nell’affetto che ha nei confronti del suo paese natale e anche dei suoi familiari, visto che in questo film recitano sia i due figli Pier Giorgio ed Elena che suo fratello Alberto.

Occorre dire che anche nel racconto ambientato nel medioevo non ci troviamo di fronte a un Bellocchio manicheo, che separa i buoni dai cattivi: nella vicenda infelice di Benedetta, che non nasconde la sua colpevolezza, troviamo uomini di Chiesa desiderosi solo di salvarla e sembra quasi che seguano controvoglia le pratiche violente dell’epoca. E’ un Bellocchio che avevamo già intravisto in Bella addormenta: pur trattando il tema spinoso dell’eutanasia e presentando un episodio che ne giustifica l’impiego, presentava un dottore (ancora Pier Giorgio Bellocchio) che dichiarava di voler continuare a salvare una ragazza che desiderava suicidarsi, per nessun’altra ragione se non quella che è giusto e umano prendersi cura degli altri.

Marco Bellocchio continua a non credere nell’importanza di avere una fede, che anzi considera dannosa ma al contempo ha almeno l’onestà di iniziare a riconoscere, specialmente nei suoi ultimi film, che sono altrettanto valide le idee propugnate dalla Chiesa e che tanta umanità è presente anche in chi indossa la tonica o il saio. Non manca un significativo elogio alla famiglia: di fronte alla pratica di far allevare i figli dallo stato, dalla bocca di un domenicano esce una pronta risposta: "solo i genitori possono veramente allevare i propri figli, perche sono sangue del loro sangue"

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Sangue del mio sangue
Paese ITALIA
Etichetta
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