RAPINIAMO IL DUCE

202290 min14+   FurtoBanda armata

Rapiniamo il Duce sfrutta la classica formula dell’Heist movie per mettere in scena un film leggero e divertente, che pur zoppicando in molti punti riesce comunque ad intrattenere lo spettatore grazie alle sequenze d’azione e alla bravura del cast. Su Netflix

Milano, 1945. Negli ultimi concitati giorni della Seconda Guerra Mondiale, un contrabbandiere, Pietro Lamberti detto “Isola” e la sua fidanzata Yvonne formano una banda di ladri per poter compiere un colpo impossibile: rubare tutto l’oro accumulato da Mussolini e dai gerarchi fascisti durante il ventennio. Ha inizio così per gli aspiranti rapinatori l’impresa più difficile della loro vita.


Valori Educativi



Il film rientra nella categoria dell’intrattenimento di un genere specifico, l’Heist Movie e organizzare un clamoroso furto, sia pure al Duce non nobilita l’impresa dei protagonisti

Pubblico

14+

Accenni a violente torture, esercizio della prostituzione

Giudizio Artistico



Un’idea carica di potenziale ed un cast d’eccezione, riescono a dar vita ad un prodotto incompleto e sbilenco in più punti, pur garantendo divertimento (grazie soprattutto alle battute di Capatonda) e suscitando (anche se poca) fascinazione da un punto di vista tecnico.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

L’Heist movie (letteralmente “il film del colpo grosso”) è quel genere cinematografico in cui un gruppo di individui (solitamente una banda di criminali) si riunisce per effettuare una grande rapina. Tra gli esempi più importanti appartenenti a questo genere, ricordiamo Le Iene (1992) di Quentin Tarantino, Heat-La sfida (1995) di Michael Mann e la serie tv La casa di carta (2017-2021).

Quest’anno, Netflix Italia propone un nuovo film ispirato allo stesso filone, intitolato Rapiniamo il Duce.

Diretto da Renato De Maria, si presenta come una pellicola di forte ispirazione tarantiniana, che sfruttando in particolar modo Bastardi senza Gloria come modello di riferimento, da un lato riesce nell’intento di regalare al pubblico sequenze ammirevoli, ma dall’altro non è in grado di sviluppare in modo coerente l’intera vicenda rappresentata.

Vediamo in che modo.

Innanzitutto il film, ambientato nell’ultimo periodo di vita della Repubblica di Salò, pur non avendo come obbiettivo quello di raccontare nello specifico gli orrori fascisti, decide (volutamente) di soffermarsi soltanto sulle torture ed i metodi spietati della polizia del regime, scegliendo poi di concentrarsi su una scenografia molto ampia (una Milano degli anni Quaranta ben ricostruita digitalmente) in cui effettivamente i fascisti fungono soltanto da contorno. Diviene subito chiaro che il film non vuole imporsi come storicamente accurato, rendendo l’ambientazione della storia soltanto un dettaglio superficiale.

I protagonisti sono Pietro “Isola” Lamberti e Yvonne, un contrabbandiere e una cantante innamorati, che decidono di organizzare il colpo del secolo: rapinare il Duce. Per farlo, avranno bisogno di alcuni complici ed in particolare di Giovanni Fabbri (Maccio Capatonda), un asso delle corse il cui aiuto sarà fondamentale per fuggire col tesoro, e di Marcello Davoli (Tommaso Ragno) un abile cecchino.

Tra i antagonisti che cercheranno di sventare a tutti i costi la rapina, spiccano il tronfio gerarca fascista Borsalino (Fabrizio Timi), che non può non evocare alla memoria dello spettatore il più subdolo e intelligente colonnello Hans Landa delle SS interpretato da Christoph Waltz (Bastardi senza Gloria), e sua moglie Nora (Isabella Ferrari), una dark lady fascinosa che ricorda fortemente Norma Desmond in Sunset Boulevard.

Sebbene tutti gli attori siano convincenti, regalando anche performance ben riuscite (come nel caso dei villain del film), ciò che manca è una caratterizzazione adeguata dei personaggi nonché un background narrativo utile a spiegare chi siano davvero e da dove vengano i vari personaggi della storia.

Questa grave lacuna viene compensata in parte dalle scenografie accurate e dalle riprese fortemente dinamiche che rendono il film godibile. Tuttavia, più si procede nello svolgimento del film e spesso si ha la sensazione che alcuni attori stiano recitando un film a parte, non riuscendo ad integrarsi all’interno di una storia cui mancano cuore e animo. Le eccessive citazioni ai blockbuster hollywoodiani inoltre, appesantiscono inutilmente una struttura già compromessa.

In conclusione, Rapiniamo il Duce si collega a quel filone di film italiani (come Freaks Out e Diabolik) che cercano di riportare in auge il nostro cinema, riuscendoci tuttavia a tratti.

Rapiniamo il Duce è in sostanza un film né bello e né brutto, che non centra il bersaglio ma che risulta essere un apprezzabile tentativo del nostro cinema di riemergere nel panorama contemporaneo.

Autore: Davide Amenta

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Paese ITALIA
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