PHILOMENA

201398 min18+  

Irlanda, anni Cinquanta. Philomena Lee, ancora adolescente, rimane incinta dopo l’avventura di una sera e viene spedita in un convento dove il bambino le viene tolto per essere dato in adozione a una coppia americana. Per cinquant’anni Philomena lo cercherà inutilmente fino a quando l’incontro con Martin Sixsmith, ex collaboratore del governo Blair finito in disgrazia e in cerca di un nuovo impegno, non cambierà le cose. Sarà l’inizio di un’avventura che cambierà entrambi…

Un’altra storia anticattolica come era già accaduto con Magdalene; anche se il racconto  è diverso da ciò che accadde, il film ha il pregio di far riflettere sulla bellezza di perdonare il male subito

 


Valori Educativi



Non si sbaglierebbe dicendo che il film di Stephen Frears (e la sceneggiatura da cui è tratto) siano un’opera anticattolica ("maledetti cattolici!" esclama il protagonista; non corrisponde a verità che le suore “vendessero” i bambini, e in generale le loro figure sono rese più “cattive” e crudeli di quanto fossero in realtà), eppure, come tutte le opere intelligenti (e questa lo è ), Philomena eccede le intenzioni dei suoi autori e in un certo senso, se osservata e goduta in profondità, invita lo spettatore a porsi delle domande sulla natura e la fondatezza delle sue posizioni

Pubblico

18+

Qualche scena sensuale, turpiloquio e tematiche sensibili

Giudizio Artistico



Film intelligente e ben recitato con inaspettabili spunti comici

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Vincitore del premio Signis dalla giuria ecumenica alla Mostra del Cinema di Venezia (“Perché offre un intenso e sorprendente ritratto di una donna resa libera dalla fede. Nella sua ricerca della verità sarà sollevata dal peso di un’ingiustizia subita grazie alla sua capacità di perdonare”) il film di Frears è però anche facilmente inseribile, per molti versi, nella scia di tanti film anticattolici di “denuncia delle malefatte della Chiesa” (come il tanto discusso Magdalene di Peter Mullan, esso pure vincitore di un premio, in questo caso il Leone d’Oro, a Venezia) che cavalcano l’onda di un’indignazione in parte legittima, ma spesso condita di volute e ideologiche esagerazioni, come dimostra il recente report McAleeese voluto dal governo irlandese e l’approfondimento pubblicato da Avvenire il 20 dicembre 2013 per quanto riguarda gli eventi evocati da questa pellicola.

Philomena (ispirato al volume di Martin Sixsmith The Lost Child of Philomena Lee) è un oggetto molto più complesso di quello che potrebbe apparire a una prima visione e, nel suo mescolare gli elementi più d’effetto del racconto strappalacrime (il bambino rapito dalle suore cattive, la madre affranta in ricerca, il destino altrettanto drammatico del figlio perduto con tutti i cliché del gay perseguitato, ecc) con una continua riflessione sulle modalità del racconto e sulle inevitabili manipolazioni delle cosiddette “storie vere”, può (e dovrebbe) diventare lo spunto di una riflessione più ampia su un intero genere che trascenda il caso particolare.

La storia della distribuzione americana della pellicola (con discussioni sulla sua classificazione presso la censura, cambiata su pressione del produttore, e una polemica sulle intenzioni e la fondatezza della storia che ha coinvolto la stessa Philomena Lee, che ha pubblicamente sostenuto la sostanziale correttezza della narrazione al di là delle inevitabili (?) libertà artistiche) è in questo senso istruttiva.

Non si sbaglierebbe dicendo che il film di Stephen Frears (e la sceneggiatura da cui è tratto) siano un’opera anticattolica (non corrisponde a verità che le suore “vendessero” i bambini, e in generale le loro figure sono rese più “cattive” e crudeli di quanto fossero in realtà), eppure, come tutte le opere intelligenti (e questa lo è ), Philomena eccede le intenzioni dei suoi autori e in un certo senso, se osservata e goduta in profondità, invita lo spettatore a porsi delle domande sulla natura e la fondatezza delle sue posizioni. Le esilaranti comunicazioni tra Martin e la sua editrice (una donna che vive di storie scandalistiche e strappalacrime,  che si preoccupa quando lui vuole andare troppo sul sottile nella storia), ma anche le riflessioni sui cliché narrativi generati dai riassunti ben poco riassunti che Philomena fa dei suoi romanzi preferiti, sono a ben vedere un implicito richiamo allo spettatore alla retorica più o meno nascosta che ogni presunta “storia vera” contiene. Qui, se dovessimo cercarli, troveremmo questi cliché soprattutto nella descrizione alla Philadelphia della storia del figlio di Philomena.

La vicenda del film, peraltro, oltre che degli interrogativi sul destino del bambino, vive moltissimo del rapporto tra l’anziana signora, nonostante tutto ancora molto credente e perfetta rappresentante del ceto popolare britannico, che si nutre di tabloid e di letteratura rosa di scarso spessore, e il giornalista Martin Sixsmith (uno splendido Steve Coogan, in una performance ingiustamente messa in ombra da quella di Judi Dench), intellettuale liberal, sofisticato e anche un po’ snob, uno la cui voglia di verità sembra nutrirsi solo di rabbia e indignazione, ma che fatica a trovare qualcosa di positivo in cui credere.

Il loro viaggio di scoperta presenta numerosi e gustosissimi intermezzi comici (cosa che di per sé in una pellicola del genere non ci si aspetterebbe) e il modo in cui la loro interazione cambia entrambi è forse quanto di più prezioso ci lascia il film. Alla fine, per altro, chi ha più da imparare non è la vecchia signora dalla fede semplice e ingenua e dai gusti letterari discutibili, ma l’intellettuale sofisticato e sull’orlo della depressione che forse ha bisogno di scoprire che c’è qualcosa di più in cielo e in terra della sua filosofia: la ricerca della verità, senza la capacità di perdonare il male subito e senza la speranza di un Destino buono, diventa una maledizione anziché la possibilità di una reale liberazione. Paradossalmente, usando un’espressione dell’enciclica papale, ciò che necessita il cuore umano per trovare pace è “caritas in veritate”.

In questo caso, più che in molti altri, ciò che la pellicola può comunicare allo spettatore è affidato al discernimento e alla libertà di spirito di ciascuno. Ci saranno molti che senza troppa fatica interpreteranno Philomena semplicemente (e semplicisticamente) come l’ennesima denuncia dell’oppressione cattolica, ma a chi saprà guardare oltre, non per ingenuità, ma per fedeltà al vero, potrà offrire molto di più. 

Autore: Laura Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Philomena
Paese Gran Bretagna
Etichetta
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