NOSTALGIA

2022117 min14+   Uomini e Donne di Chiesa, Cura dei Parrocchiani

Un imprenditore torna dal Medioriente alla sua Napoli dopo quarant’anni. Il regista Mario Martone torna a riprendere la sua Napoli aggiungendovi un velo di nostalgia e tratteggiando la bella figura di un parroco del Rione Sanità impegnato a salvaguardare la sua comunità dall’influenza invadente della malavita. Su PrimeVideo

Felice Lasco è un imprenditore che, trasferitosi da giovanissimo prima in Libano e poi in Egitto, torna a casa per assistere l’anziana madre. La permanenza a Napoli riporta alla sua mente le tante scorribande fatte da ragazzo insieme a quello che era l’amico Oreste. Stando con l’anziana riscopre il Quartiere Sanità, uguale a come l’aveva lasciato, conosce il parroco don Luigi, incontra un vecchio amico della madre. Le giornate passano e, una volta morta la madre, inizia la ricerca del vecchio amico diventato un temibilissimo boss della camorra: Felice, infatti, non vuole lasciare irrisolta una questione rimasta aperta per quarant’anni….


Valori Educativi



La bella figura di un parroco impegnato a salvaguardare la sua comunità dall’influenza invadente della malavita. Il protagonista Felice si mostra premuroso nei confronti di sua madre e cerca di recuperare un’amicizia che appare ormai perduta

Pubblico

14+

Sequenze di violenza esplicita e una scena con nudità integrale

Giudizio Artistico



Mario Martone torna alla sua Napoli. Tutti bravi gli attori ma il tema dominante della nostalgia resta rinchiuso nella pellicola e non ne rende partecipe lo spettatore. Il film è stato scelto come candidato italiano all’Oscar 2023

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Un tempo particolarmente fortunato quello di Pierfrancesco Favino, la cui presenza sul grande schermo si è moltiplicata negli ultimi tempi: Corro da te (2022), Promises (2021), Tutti per 1 – 1 per tutti (2020), Padrenostro (2020), Gli anni più belli (2020), Hammamet (2020), Il traditore (2019). Nostalgia, sulla scia di Hammamet così come de Il traditore, si può considerare praticamente un one man show: sulla sua interpretazione e sulla sua performance si reggono le quasi due ore di durata della bella pellicola, ultima fatica del regista Mario Martone.

La sceneggiatura non è tratta da una storia vera, ma da un romanzo omonimo scritto da Ermanno Rea. Titolo che mette in chiaro fin da subito il sentimento che fa da padrone a tutto il racconto. Sentimento che si vede nel protagonista per tutto il tempo della sua permanenza nella città natale, sentimento che viene mostrato al pubblico anche attraverso la scelta registica di riproporre alcuni ricordi della gioventù di Felice e Oreste con “filmati storici” fatti dai ragazzi stessi con una vecchia telecamera in formato 4:3. Paradossalmente, però, gli spettatori si sentono come esclusi: assistono a tutte le vicende senza riuscire ad entrare in empatia. Sentono la pena per la situazione precaria per la madre del protagonista, la rabbia per le ingiustizie che si protraggono, desiderio di riscatto e molto altro ma la nostalgia resta qualcosa di troppo personale, da osservare solamente.

Presenza importante sullo schermo, accanto a Felice, è il parroco don Luigi (interpretato da Francesco Di Leva): bella figura non tanto per l’interpretazione (che resta comunque ottima), quanto per il personaggio. Il giovane parroco, infatti, è molto inserito nella sua comunità. Conosce molto bene le famiglie, i dolori provocati e quelli subiti, i diversi livelli in cui la mafia si è infiltrata. Ma non ha paura, sa che la sua opera di evangelizzazione passa anche attraverso la lotta alla malavita, l’educazione alla legalità delle nuove generazioni.

Oreste potrebbe essere considerato il terzo protagonista anche se non per la sua permanenza sulla scena. Infatti, compare solo nell’ultima parte del film, ma è sempre oggetto dei discorsi dei personaggi o attraverso gli interventi mafiosi dei suoi scagnozzi. Una presenza inquietante, a tratti squilibrata.

Attorno a questi tre, ruotano i personaggi secondari: Teresa Lasco, madre di Felice, Raffaele, suo vecchio amico, i giovani dell’oratorio di don Luigi, la moglie del protagonista. Tutte figure di secondo piano, coinvolte nella storia per i legami d’affetto con i protagonisti, ma in qualche modo spettatori passivi degli eventi che si susseguono.

L’elevata qualità del prodotto, però, non è esente da alcune incrinature.

Balza subito all’occhio è la lentezza del film. Se da una parte i profili dei personaggi principali ci vengono restituiti in modo approfondito, dall’altra

il loro esiguo numero e la notevole durata della pellicola vanno ad influire sul ritmo della narrazione che ne esce appesantito. Anche se la fotografia è davvero stupenda (tanto i paesaggi, quanto i quartieri meno eleganti del capoluogo campano vengono mostrati ponendo in grande risalto la ricchezza dei colori), il montaggio in diversi momenti risulta fin troppo meditativo.

Un secondo aspetto, che rischia di far soffrire lo spettatore e lo priva della possibilità di apprezzare sufficientemente il lungometraggio nel suo insieme, è la forte connotazione napoletana. Non è che si voglia discriminare la città o i suoi abitanti, ma il consistente uso del dialetto campano nella parlata di tutti i personaggi così come la scelta di raccontare la storia in quartieri sconosciuti da coloro che non hanno grande confidenza con Napoli lasciano un po’ spaesati. Gli attori si sentono sicuramente a loro agio sulla scena, ma gli spettatori, ancora una volta, sentono quasi una sorta di distacco. Insomma, guardare questo film senza essere mai stati a Napoli o conoscendo poco del suo contesto socio-culturale restituisce l’impressione di aver visto qualcosa di bello, senza però comprendere fino in fondo il perché.

Non mancano valori positivi. La cura e la premura di Felice per l’anziana madre sono davvero ammirevoli. Anche il suo desiderio di provare ad ogni costo a recuperare l’amicizia con Oreste, o almeno di non restare con fraintesi in sospeso dice molto della forza d’animo del personaggio.

Per la visione, si segnalano alcune scene di violenza esplicita e una scena con nudità integrale (il momento in cui Felice si trova a fare il bagno alla madre).

Autore: Francesco Marini

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Paese ITALIA
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