LE DUE VIE DEL DESTINO

Inghilterra, anni ’80. Nel paesino inglese di Berwick-upon-Tweed, ai confini con la Scozia, alcuni veterani della seconda guerra mondiale si riuniscono nel loro circolo; fra di loro c’è Lomax, un appassionato collezionista di cimeli ferroviari. Durante un viaggio in treno Lomax conosce Patti, una infermiera con la quale intrattiene una simpatica conversazione. I due si sposano dopo qualche tempo ma solo allora Patti si accorge dell’instabilità di Lomax: soffre di incubi e di improvvisi cambiamenti di umore perché non si è ancora ripreso dallo shock delle torture subite durante il periodo di prigionia. Un amico di Lomax, veterano anch’esso gli mostra un giornale giapponese dal quale risulta che Nagase, il loro sadico torturatore è ancora vivo e fa il cicerone nel campo di concentramento dei tempi della guerra, ora diventato un museo. Lomax comprende che per liberarsi dai propri incubi non ha altra soluzione che incontrare nuovamente il suo torturatore…

Le torture subite in un campo di concentramento giapponese inducono un inglese a cercare, dopo 35 anni, il suo torturatore. Un film mal fatto che ci trasmette un nobile messaggio di perdono 


Valori Educativi



Un prigioniero di guerra e un torturatore ritrovano il coraggio morale, decenni dopo la fine del conflitto, di pervenire al pentimento e il perdono

Pubblico

18+

Alcune scene prolungate di tortura inducono a sconsigliare il film alle persone più impressionabili

Giudizio Artistico



Il film risulta incerto sullo stile da adottare, oscillando fra il patetico e il crudo realismo. Ad esclusione del personaggio di Colin Firth, gli altri sono appena abbozzati

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il giovane Lomax è appassionato di ferrovie. Prigioniero dei giapponesi in Thailandia nel 1942, spiega ai suoi compagni di sventura perché gli inglesi avevano anni prima rinunciato a costruire una ferrovia che dalla Thailandia raggiungesse la Birmania. Realizzare una linea ferroviaria è un lavoro disumano, solitamente svolto da poveri immigrati. Le grandi ferrovie americane erano state costruite da contadini cinesi. Le ferrovie inglesi erano state portate a termine da Irlandesi che avevano abbandonato la loro terra per  fame. Per costruire una ferrovia di quel genere,  424 km fra montagne e fiumi da superare,  sarebbe stato necessario un esercito di schiavi. L’amministrazione inglese abbandonò l’impresa ma è  proprio quello che ora vogliono realizzare  i giapponesi con i prigionieri di guerra inglesi e asiatici.

Viene in questo modo espresso in parole (molto meno in immagini) quello che è il tema forte del film: la vita, in stato di brutale  schiavitù, dei prigionieri inglesi in Thailandia per la costruzione della “ferrovia della morte” (costò la vita a più 100.000 persone), un dramma noto al grande pubblico con il film del 1957: “Il ponte sul fiume Kwai”  (7 Oscar).

La storia inizia molto dopo, negli anni ’80 dove un gruppo di veterani si riunisce nel proprio club della cittadina inglese di Berwick-upon-Tweed per bere una birra e parlare del tempo passato. Lomax, ora un signore attempato,  se ne sta sempre in disparte, intento a consultare orari delle ferrovie, la sua inesauribile passione.  L’avvio calmo del film, l’intesa fra il riflessivo Lomax e la dolce ma un un po’ melanconica Patti incontrata in treno (con evidenti somiglianze con il classico “breve incontro” -1945) genera un netto contrasto con il suo sviluppo. Viene abbandonato presto il grigio paesino nel nord d’Inghilterra e il racconto si sposta in Thailandia nel 1942 per farci assistere al regime disumano a cui erano sottoposti i prigionieri inglesi; prosegue negli stessi luoghi negli anni ‘80, quando Lomax si trova faccia  a faccia con il torturatore di un tempo, ora pentito e diventato un pacifista convinto.

Smaltito il primo momento di rabbia, Lomax comprende che la vendetta non arreca alcun giovamento; di fronte a un uomo disposto a riconoscere le sue colpe, Lomax concede il suo perdono. Le didascalie finali del film ci informano che i due uomini, con il tempo, divennero anche amici.

Il film, tratto dal libro autobiografico di Lomax, se è lodabile per il messaggio di pacificazione e perdono che ci trasmette, è deprecabile nella sua messa in opera. 

Ciò che dà soprattutto fastidio è la commistione di stili che non pervengono una sintesi  organica. Si parte dallo spleen dell’incontro fra Lomax e Patti, due persone di mezza età ormai rassegnate a una vita senza sorprese, al periodo della prigionia dove le prolungate e difficilmente sopportabili sequenze di tortura spostano il film verso un realismo esasperato. Il film inizia con Lomas ormai vecchio che trova conforto nel declamare una poesia sul senso della vita che scorre (soluzione che adotterà nuovamente quando si troverà sotto tortura): un espediente che sembra voler costruire un distacco, frapporre un filtro letterario fra lo spettatore e la crudezza degli eventi narrati, un espediente che però resta incompiuto.

Alcuni personaggi restano appena abbozzati. Patti (Nicole Kidman) sembra svolgere la sola funzione di spalla emotiva al tormentato Lomax. Al contempo difficile comprendere come mai il gruppo di veterani che si riuniscono nel loro circolo negli anni ‘80, siano ancora emotivamente condizionati dagli eventi bellici e non abbiano avuto modo di ricostruirsi  una serena vita familiare. 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale The Railway Man
Paese AUSTRALIA GRAN BRETAGNA
Etichetta
Scrivi per primo un commento a “LE DUE VIE DEL DESTINO”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non ci sono ancora commenti

viedestinoposter