L’ATTIMO FUGGENTE

1989128 min14+ Educazione, Educazione dei GiovaniHigh School

Nel 1959 John Keating, professore di lettere, ha un incarico presso il collegio maschile di Welton, Vermont, dove lui stesso ha studiato. Il suo approccio didattico è originale: fa saltare interi capitoli del libro di testo, perché la poesia non è pura forma ordinata ma è espressione di una vita vissuta in pienezza. Invita a ispirarsi al carpe diem di Orazio oppure ai versi di Thoreau: “Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita”. Il suo invito a non uniformarsi al gregge e a scoprire se stessi trova piena corrispondenza nello studente Neil, che decide di perseguire la sua passione per il teatro e con altri suoi compagni rifonda la Setta dei Poeti Estinti già inaugurata dal professor Keating quando era giovane, per riunirsi in una grotta nel bosco e declamare poesie…

Un professore di lettere entusiasma i ragazzi all’amore per la poesia e per la libertà contro ogni convenzione ma poi la sua impostazione astratta si scontra contro la realtà


Valori Educativi



Il professore invita gli alunni a non adagiarsi nel conformismo ma poi manca di trasmettere il valore di alcuni principi assoluti irrinunciabili

Pubblico

14+

Per la tragedia che colpisce un adolescente

Giudizio Artistico



Molto bravo il regista nel ritrarre un’adolescenza sensibile e ancora fragile ma la contrapposizione buoni/cattivi appare forzata

Cast & Crew

La Nostra Recensione

E’ indubbio che questo film del 1989 (premio Oscar nel 1990 come miglior sceneggiatura originale) sia rimasto a lungo nella memoria di tanti spettatori. Per la scena finale, quando tutti gli alunni si alzano in piedi sui banchi per salutare per l’ultima molta il professore che è stato licenziato; per il motto  Carpe  diem  oppure il “succhiare tutto il midollo della vita” ma soprattutto per quella felicissima rappresentazione della gioventù del tempo (ora sarebbe poco credibile): bravi ragazzi, molto sensibili, che fanno squadra fra di loro, pronti a ridere e scherzare ma sempre con un fondo di malinconia.

Visto in prospettiva, il film appare molto manicheo: i bravi e i sensibili da una parte, i cattivi e gli inflessibili dall’altra: il preside e gli altri professori che si ispirano al motto: “tradizione, onore, disciplina, eccellenza” e ritengono che sia troppo presto perché i ragazzi ragionino con la loro testa ma soprattutto il padre di Neil, che ritiene corretto che sia lui a decidere il futuro di suo figlio. Terribile e insostenibile è anche la figura della madre di Neil: nel momento di massima tensione fra figlio e padre, è incapace di frapporsi come mediatrice, schiacciata dalla legge di autorità del pater familias. Ma è forse proprio questa semplificazione un po’ rozza che ha reso più immediata la comprensione del messaggio del film e che ne ha determinato il successo.

Cosa ha proposto di così sconvolgente il professor Keating? Indubbiamente ha collegato il motto “carpe diem” al fatto che prima o poi saremo tutti cibo per vermi e che, con i versi di Pitts, bisogna cogliere “la rosa quando è il momento / che il tempo lo sai vola / e lo stesso fiore che sboccia oggi / domani appassirà”. Un atteggiamento che sembra invitare al più puro edonismo del qui e ora ma in realtà in altri momenti, come quando invita ognuno dei ragazzi, perfino a camminare secondo il proprio stile, sta ponendoli in allerta contro ogni forma di convenzionalismo e li sta invitando a essere se stessi, a ragionare con la propria testa. In effetti quei ragazzi, sotto l’influsso del professore, non organizzano una rivoluzione ma cercano di risolvere i problemi tipici della loro età: Knox trova il coraggio di dichiararsi alla bella Chris, anche se al momento ha un fidanzato un po’ “manesco”; il molto timido Todd, chiuso in se stesso, trova finalmente il coraggio di esternare i propri sentimenti con l’aiuto del professore; Charlie, spirito ribelle, trova finalmente l’audacia di scrivere, sul giornalino dell’istituto, che bisogna aprire le iscrizioni anche alle ragazze. Sembrerebbe quindi giusto parteggiare indiscriminatamente con il prof Keating ma il suo insegnamento ha una falla. Sottolinea l’importanza di pensare con la propria testa ma non suggerisce i principi ideali a cui ispirarsi e invece, molto genericamente, li invita a non reprimere i propri impulsi. Il difetto di questa impostazione viene evidenziato dal film stesso. Dopo la disgrazia che colpisce Neil, il professor Keating viene accusato di essere stato il responsabile morale di ciò che è accaduto, perché con il suo insegnamento ha finito per esasperare il rapporti fra Neil e il padre. Tutti i ragazzi appartenenti alla Dead Poets Society vengono invitati a firmare una dichiarazione che avvalla questa ipotesi. Nessuno di loro si rifiuta di firmare questa falsità, nessuno di loro reagisce con spirito di giustizia. E’ proprio questo il punto: se Keating ha invitato i ragazzi a ragionare con la propria testa, non li ha poi invitati a trovare quelle virtù e quei principi irrinunciabili che debbono regolare la nostra vita. Dalla sua impostazione astratta e generica è mancato l’atterraggio sulla realtà perché non ha mostrato quali strumenti (le virtù) debbono venir impiegati per viverla. In un breve momento, quando il professore rimprovera bonariamente Charlie per la sua bravata sul giornale della scuola, gli fa notare che c’è il momento del coraggio ma anche il momento della prudenza. Ma è come un attimo, troppo poco per cambiare il messaggio del film.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Dead Poets Society
Paese USA
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
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