LA STRADA

2009112'14+  

In un mondo distrutto da una sconosciuta apocalisse, dove tutto sembra morto o moribondo, un padre e un figlio viaggiano verso sud e verso il mare, lottando contro la fame e il freddo, in fuga da uomini che hanno perso ogni residuo di civiltà e sono pronti a nutrirsi dei loro stessi simili… In tanta desolazione dove trovare ancora la speranza per continuare?

Valori Educativi



Proprio nella sostanza del rapporto padre figlio che è il centro tematico ed emotivo della pellicola sta il cuore più profondamente religioso di questa storia

Pubblico

14+

Incontri spesso tesi e terrorizzanti in un’atmosfera funerea che non concede tregua e che potrebbe mettere alla prova l’animo e lo stomaco degli spettatori più sensibili

Giudizio Artistico



Bella e ardua pellicola di John Hillcoat che mantiene tutto il fascino di potente apologo profetico

Cast & Crew

Our Review

Tratta da un suggestivo romanzo di Cormac McCarthy (l’autore di Non è un paese per vecchi, da cui è stato tratto il film dei fratelli Coen premiato con l’Oscar), la bella e ardua pellicola di John Hillcoat non cerca di spiegarlo o ingentilirlo a tutti i costi, ma, pur concedendogli un finale forse un po’ più esplicitamente positivo, ne mantiene tutto il fascino di potente apologo profetico.

Per dare allo spettatore almeno un appiglio emotivo, però, passa la narrazione da terza a prima persona, concedendoci uno sguardo compassionevole e coinvolgente nel cuore del protagonista e nella sua lotta.

Cosa abbia prodotto la desolazione, la vera e propria “valle di lacrime”, in cui si muovono i protagonisti (un padre e un figlio, di cui non ci viene mai detto il nome, tanto sono profondamente iscritte le loro identità in questo rapporto) non viene mai spiegato se non allusivamente; forse non è neppure così importante a confronto delle ragioni che li spingono a muoversi e a sopravvivere.  Tutto appare abbandonato dalla civiltà, bruciato e sconvolto da improvvisi terremoti, gli animali non ci sono più, l’umanità è rappresentata come dispersa e violenta.

Mentre il bambino (come apprendiamo dai frammentari flashback dell’uomo) è nato in un mondo ormai stravolto e quasi non conosce il significato di cose e concetti che non ha mai sperimentato (come il blu del mare o il sapore di una Coca Cola), il padre ricorda con dolore e nostalgia la vita felice con la moglie amata. Ribaltando il luogo comune che vuole lo spirito femminile custode della speranza in circostanze avverse, la donna non voleva partorire il figlio a quel dolore senza senso e ad un certo punto ha semplicemente cessato di lottare per continuare a vivere, preferendo perdersi nel buio. Prima di andarsene ha affidato il bambino al marito e gli ha chiesto di portarlo a sud, verso il mare, verso una Terra promessa così incerta e nebulosa che lo spettatore non può fare a meno di dubitare della sua esistenza.

In questo estremo desiderio di bene per l’uomo e per suo figlio c’è l’ultimo guizzo di vita di una madre, ma anche l’origine della forza che sostiene il padre, quel “fuoco” di cui sempre parla, la speranza che è il dono più grande che lascia a suo figlio.

La cura per il piccolo, nelle sue necessità materiali, ma anche nell’apprendimento di un’elementare moralità (fosse pure soltanto quella di non nutrirsi dei propri simili) anche in circostanze estreme, la necessità del ringraziamento (che si esprime, seppur non rivolta a Dio, come una preghiera) per quanto di buono può capitare, questi compiti sono ciò che sostiene l’uomo anche oltre i limiti delle proprie forze fisiche.

Mentre la sua salute declina e la sua testarda resistenza inizia a sfiorare la follia, gli equilibri tra i due impercettibilmente cambiano ed è il piccolo, con la sua istintiva generosità, con la sua tensione verso il bene, che diventa il perno morale della coppia. Non ha fallito l’uomo, come dice morente sulla riva del mare: il bene e la cura di cui ha fatto dono al bambino ne hanno fatto un essere umano capace di sopravvivere perché capace di fidarsi nel momento giusto, di ritrovare il fuoco nel volto di uno sconosciuto che offre aiuto e in quelli di una madre che offre il suo amore.

La paura di “essere seguiti” che diventa l’ossessione negativa del padre, si trasforma nel finale nella promessa di un bene che non finisce con la morte.

Il racconto, riccamente simbolico come il romanzo da cui è tratto, inanella una serie di incontri spesso tesi e terrorizzanti (come quello nella casa degli antropofagi), in un’atmosfera funerea, solo a tratti illuminata da pochi momenti di serenità, che non concede tregua e che potrebbe mettere alla prova l’animo e lo stomaco degli spettatori più sensibili.

Gli unici tocchi di colore in una tavolozza che usa tutti i toni del grigio e del bruno di un mondo in cenere e putrefazione, sono i luminosi flashback che raccontano un passato magari non lontano nella cronologia ma irraggiungibile dall’esperienza, cosicché l’incontro finale del bambino ormai solo con una famiglia con tanto di bambini e cane apre una speranza enorme nella sua straordinaria semplicità.

Dio viene nominato solo poche volte (ma verrebbe da dire, mai a sproposito) e, come forse ci si può aspettare da un racconto apocalittico come è questo, assomiglia più a quello minaccioso e vendicativo dell’Antico Testamento (cui pare far riferimento il vecchio che i due incontrano e aiutano per via) che al Padre amorevole e al Figlio del mistero sacrificale cristiano. Eppure proprio nella sostanza del rapporto padre figlio che è il centro tematico ed emotivo della pellicola sta il cuore più profondamente religioso di questa storia

Autore: Laura Cotta Ramosino

Details of Movie

Titolo Originale The Road
Paese USA
Etichetta
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