IL DESTINO DI UN GUERRIERO

Diego Alatriste, soldato di professione fin dalla sanguinosa campagna delle Fiandre dove ha salvato la vita al potente Conte di Guadalmedina guadagnandosene la gratitudine, tira ora a campare a Madrid eseguendo incarichi non sempre limpidi grazie alla sua straordinaria abilità con la spada. Intanto cerca di tirare su come meglio può il giovane Iñigo, figlio di un suo ex commilitone. Ma gli intrighi della corte spagnola, lacerata dalle lotte di potere tra il favorito del re Filippo II, il Conte Duca di Olivares, e il partito della Chiesa, guidato dall’Inquisitore Boccanegra e dall’ambizioso Luis de Alquézar, finiscono per coinvolgere anche Diego e il suo protetto, irretito dal fascino della bella Angelica Alquézar. Nel corso degli anni, così, Alatriste vede morire ad uno ad uno i suoi amici e finisce per perdere anche la donna che ama, ma senza mai rinunciare al suo onore, che lo porterà ad una morte gloriosa davanti alle mura di Rocroi.

Valori Educativi



L’autore ha la testarda volontà di raccontare in chiave assolutamente nichilista un’epoca che fu senza dubbio piena di contraddizioni, ma che ha regalato all’Europa e al mondo anche figure di impressionante grandezza per la fede e la cultura.

Pubblico

18+

Rappresentazione esplicita delle ferite inferte durante i combattimenti all’arma bianca, una scena con nudo femminile

Giudizio Artistico



Il difetto più evidente della pellicola sta nella sua frammentarietà e nell’incapacità di costruire un reale percorso per il suo protagonista. Alcuni personaggi compaiono in modo talmente tangenziale da rendere incomprensibile il loro peso nel racconto. Belle scenografie ispirate ai quadri del Velasquez

Cast & Crew

La Nostra Recensione

n un mondo in decadenza come quello dipinto, con sensibilità decisamente contemporanea, dal romanziere Arturo Pérez-Reverte, la figura del soldato e spadaccino Alatriste (a cui Viggo Mortensen dà corpo con grande convinzione) diventa emblema di un senso dell’orgoglio e della lealtà esasperati, capaci di produrre gradi gesti di coraggio, ma anche madornali errori.

Non è neutro il ritratto che della Spagna seicentesca tratteggiava il romanziere, e nemmeno lo è quello costruito dal regista Agustín Díaz Yanez, che sottolinea le lotte di potere scatenate all’interno della corte dalle ambizioni di ricchi arrivisti e dalle ossessioni di uomini di Chiesa fin troppo interessati al potere, finendo per tracciare un quadro su cui pesano abbondantemente i pregiudizi di un presente (spagnolo e non) ampiamente secolarizzato.

Ma il difetto più evidente della pellicola sta piuttosto nella sua frammentarietà (sullo schermo si susseguono almeno sei o sette segmenti narrativi virtualmente autonomi di cui il capitano Alatriste è protagonista, con diverso peso), e nell’incapacità, quindi, di costruire un reale percorso per il suo protagonista, né per il giovane che sta al suo fianco, esposto ad un’educazione a dir poco non ortodossa, in cui il senso di lealtà si accompagna ad una spietata esecuzione di compiti non sempre onorevoli.

Il risultato non è dunque un’epopea compiuta in cui emergano ombre e luci di un’epoca e di un personaggio, quanto un susseguirsi di scene e situazioni in cui lo spettatore fatica a trovare un filo conduttore che sia diverso dal senso di tragica lealtà ad un destino a volte insensato.

L’arco temporale estremamente ampio della vicenda, in cui alcuni personaggi compaiono per tempi così brevi o in modo talmente tangenziale da rendere incomprensibile il loro ruolo e il loro peso nel racconto, non aiutano a cogliere e a godere lo svolgersi delle vicende in cui la costante sembra essere unicamente quella di un reiterato incrociarsi di spade per le ragioni più diverse (da un’imboscata a un duello, da un arrembaggio a un assalto sul campo di battaglia) che dovrebbe, forse, costruire per accumulo il ritratto di un (anti)eroismo sui generis, quello del protagonista Alatriste.

È più che un’ipotesi che gli autori abbiano voluto con questo alludere alle vicende di tanti soldati di oggi, impegnati in guerre in cui credono poco o nulla e resi degni solo dalla fedeltà ai loro commilitoni.

Ciò che colpisce, però, è soprattutto la testarda volontà di raccontare in chiave così assolutamente nichilista un’epoca che fu senza dubbio piena di contraddizioni, ma che ha regalato all’Europa e al mondo anche figure di impressionante grandezza per la fede e la cultura.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Alatriste
Paese Spagna
Etichetta
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