Vessato da un superiore arrogante e dispotico, un curatore di mostre londinese decide di giocargli un tiro mancino facendogli acquistare per dodici milioni di sterline un’imitazione dei Covoni di Monet. Sembra un colpo perfetto ma niente andrà secondo le previsioni.
Una commedia leggera, remake del Grande furto al Semiramis con i fratelli Coen in gita di piacere. Bravi Colin Firth e Cameron Diaz
Alan e Valérie, divorziati da anni, sono in viaggio sullo stesso aereo per recarsi in Grecia al matrimonio di Cécile, la figlia ventenne. L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull rende impossibile la circolazione aerea e li costringe ad atterrare in Germania. I due ex coniugi si ritrovano così a condividere un rocambolesco viaggio on the road, che riporterà a galla sentimenti passati.
A Pietrammare, in Sicilia, è tempo di elezioni: la sfida è tra il sindaco uscente Gaetano Patanè e Pierpaolo Natoli, un professore dalle idee rivoluzionarie. Salvo e Valentino, entrambi cognati di Natoli, in campagna elettorale si ritrovano però su fronti opposti: mentre Valentino sostiene il fratello della moglie, Salvo invece supporta Patanè, dato per vincente nei sondaggi. Entrambi sperano di poter chiedere al futuro vincitore un “favore” personale: la costruzione di un gazebo invernale per il loro chiosco estivo. A vincere alla fine è la new entry Natoli, che inizia a realizzare, uno a uno, tutti i punti del suo programma elettorale, scatenando l’indignazione dei suoi concittadini (cognati compresi), non abituati a vivere secondo le regole e nell’onestà…
Il coriaceo Mario esce dopo sette anni di galera e si trova ad affrontare le minacce dei suoi ex complici che vogliono la loro parte della refurtiva per cui lui è andato in cella. Mario, però, li prende in contropiede e, grazie all’aiuto di Patrick, suo fratello sacerdote, si nasconde in un paesino tra le montagna dell’Alvernia. Qui, scambiato per il nuovo parroco, Mario applica i suoi metodi non certo ortodossi per risolvere i problemi dei parrocchiani, ma la resa dei conti con i delinquenti che lo cercano è dietro l’angolo.
Il film tratteggia quell’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, un’età particolarmente ostica, in cui la crescita comporta problemi e difficoltà che paiono assurdamente insormontabili. Un gioco intellettuale e un divertimento soprattutto per gli adulti
Ogni uomo è un’isola. Ognuno è protagonista del suo show personale in cui tutto il resto del mondo fa da comparsa. Questa è la filosofia di vita sfacciatamente enunciata da Will, trentottenne benestante (grazie ai diritti di un’orribile jingle natalizio composto dal padre) e nullafacente, il cui unico impegno è trovare il modo di riempire in modo interessante le lunghe giornate di perenne vacanza.
Subito dopo aver individuato i componenti di una banda di rapinatori tra i pescatori di tonni di un’isoletta del Sud Italia, un commissario di polizia registra l’inspiegabile sparizione del loro capobanda. S’insospettisce quando, andato a interrogare la giovane moglie Olivia di prima mattina, trova a farle compagnia Gilda, una nota prostituta del paese, e Crocetta, timida e scontrosa impiegata della tonnara. Mai queste tre donne erano state viste insieme. Come mai, proprio in concomitanza della sparizione del bandito, iniziano a fare sempre più spesso comunella? Ohibò, qui gatta ci cova.
Una commedia leggera, senza pretese; peccato che ogni tanto cede alla volgarità
Pubblico
14+
allusioni sessuali e scene di nudo parziale.
Giudizio Artistico
I fratelli Coen, per una volta solo sceneggiatori, graffiano meno del previsto e sembrano più che altro in gita di piacere. Colin Firth è perfetto nel ruolo dell’inglese che non perde mai il suo aplomb mentre Cameron Diaz dimostra come sempre di saperci fare
Remake, di grana più grossa, del film Gambit – Grande furto al Semiramis (1966) con Michael Caine e Shirley MacLaine, rimpiazzati qui da Colin Firth e Cameron Diaz. C’è aria da anni Sessanta già dai titoli di testa, realizzati a cartoni animati come nei vecchi film della serie della Pantera rosa diretti da Blake Edwards e interpretati da Peter Sellers. C’è molto di entrambi – del grande regista di Hollywood Party e del suo attore-feticcio – in questa commedia frizzante. Peccato solo che qualche accenno di volgarità impedisca a questo film di diventare un passatempo godibile per tutta la famiglia, lì dove invece maestri come Blake Edwards e Billy Wilder, nell’epoca che il film cita, riuscivano a essere sottili senza essere impudenti. Altri tempi, altra classe.
La storia è quella di una stangata all’inglese: il compassato esperto d’arte Harry Deane (grande interpretazione di Colin Firth, in un ruolo in cui Peter Sellers avrebbe spadroneggiato) decide di vendicarsi delle prepotenze del suo capo, il magnate Lionel Shahbandar (un uomo meno orribile, comunque, di come Harry lo descrive) coinvolgendo in una truffa milionaria la cow-girl texana P.J. Puznowski (una bionda apparentemente tonta, che dimostrerà di avere molte frecce al suo arco). La ragazza dovrà far credere al riccone di volergli vendere una copia autentica dei Covoni di Monet (il pittore ne dipinse diversi), in suo possesso per averlo ereditato da un ufficiale dell’esercito americano, che lo aveva confiscato a un gerarca nazista durante la Seconda guerra mondiale. Il quadro, in realtà, è stato dipinto dal maggiore Wingate (Tom Courtney, visto recentemente in Quartet), vecchio amico di Harry, falsario eclettico che spazia da David a Pollock.
Nei primi minuti del film assistiamo al colpo perfetto, così come lo prefigura l’ottimista Harry in un flashforward (il contrario del flashback: una pre-visualizzazione di un evento futuro). Il resto del film non farà altro che giocare sulla discrepanza tra le rosee previsioni del truffatore dilettante e la dura realtà dei fatti, fatta di equivoci e complicazioni di ogni genere. Non solo – per dirne una – il riccone è tutt’altro che insensibile al ruspante fascino della ragazza, ma quest’ultima sembra non avere nulla in contrario all’essere sedotta, con scorno del timido Harry, che è già cotto di lei. Tutto il divertimento, al di là dell’intreccio giallo-rosa, nasce dal contrasto tra l’inappuntabilità di Colin Firth e la rumorosa concatenazione di disastri che lo avvolge, dall’inizio alla fine, senza fargli perdere l’aplomb. Si raggiunge l’acme nella scena ambientata al Savoy – lussuoso albergo di Londra in cui viene alloggiata la ragazza texana – teatro di riuscitissime gag che vedono coinvolti i “cospiratori”, la vittima del raggiro, gli incolpevoli clienti e gli allibiti concierge.
Una commedia leggera, senza pretese, che ogni tanto cede alla volgarità ma che riesce a far ridere di gusto grazie a un umorismo “di situazione”. Il regista Michael Hoffman non è un fuoriclasse ma sa tenere la rotta. Colin Firth è perfetto nel ruolo dell’inglese impettito che non si scompone davanti ai disastri più colossali. Cameron Diaz dimostra di saperci fare sempre e comunque. Alan Rickman è un cattivo di gran classe. I fratelli Coen, per una volta solo sceneggiatori, graffiano meno del previsto e sembrano più che altro in gita di piacere. Ogni tanto fa bene anche a loro.
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