EAST IS EAST

 

Ci troviamo fra le case a schiera di un quartiere popolare di Salford, in Inghilterra. Facciamo fin dall’inizio conoscenza con un’allegra e numerosa famiglia di sette figli, tutti ormai adolescenti o già maggiorenni (tranne il piccolo Sajid che si ostina ad andare in giro sempre con un’eschimo indosso, giorno e notte). Vivono ancora tutti in famiglia perché debbono completare gli studi o perché lavorano nel negozio del padre, una friggitoria del quartiere.

Valori Educativi



Il contrasto familiare non trova un punto di conciliazione perché nessuno vuole comprendere e concedere qualcosa all’altro

Pubblico

18+

Situazioni di intensa tensione familiare,inclusi atti violenti

Giudizio Artistico



Il film rende molto bene il conflitto generazionale ed etnico dei pakistani in Inghilterra. Ottimi tutti gli attori

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Sono ragazzi allegri, si litigano tra fratelli coerentemente alla loro età, bonariamente sorvegliati dalla loro madre, Ella, una simpatica signora inglese dai capelli rossi.

Il padre e’ un pachistano immigrato in Inghilterra nel lontano ’37. Il signor Khan sente fortemente, nonostante che egli viva in Inghilterra da tanti anni ed abbia sposato una donna inglese, la sua origine pakistana e pretende di condurre la famiglia secondo le usanze del suo paese: tutti i figli debbono frequentare la moschea, imparare l’arabo, venire circoncisi e deve essere lui a scegliere la moglie per i propri figli.

Non si accorge che figli si sentono ormai pienamente inglesi (la vicenda e ambientata nel ’71): vogliono portare i capelli lunghi, andare in discoteca e nutrono delle simpatie per delle ragazze inglesi. Il contrasto fra le rigide pretese del padre e la preferenza dei suoi ragazzi per la patria dei Beatles crea vari momenti d’ilarità ma al contempo fa crescere la tensione all’interno della famiglia.

Il tema trattato nel film e’ sicuramente d’attualità in questo inizio di terzo millennio. Il fatto che la storia sia ambientata in Inghilterra e tratti delle minoranze Pakistane non riduce affatto l’interesse di noi italiani per il film. Sappiamo bene che, in un mondo sempre più integrato, i flussi migratori potranno solo aumentare nei prossimi decenni, spingendo ognuno di noi verso una maggiore comprensione delle culture diverse dalla nostra e ad impegnarci in una civile convivenza in nome di una comune cittadinanza del mondo.

In questo film, pieno di situazioni comiche ma che per nulla attenuano la gravità dei conflitti familiari, nessuno ha completamente torto e nessuno ha completamente ragione (anche se il padre si macchia d’eccessi di violenza verso la moglie ed i figli).

Sul tema dell’integrazione si fronteggiano due ipotesi, quella totalizzante, adombrata nel film nella visita che tutta la famiglia Khan fa al paese di Bradford (ribattezzato ironicamente Bradistan) dove i Pakistani immigrati si sono ritagliati una città a loro misura, le strade sembrano dei bazaar, i cinema proiettano solo film nella loro lingua e tutti vestono i vestiti tradizionali. L’altra soluzione, più coraggiosa è proprio quella di Khan che oltre ad aver sposato una donna inglese, ha aperto una negozio di fish and chips proprio in mezzo ad un quartiere inglese. Hanno ragione i figli quando vogliono scegliere da soli le loro mogli e vogliono andare con i loro coetanei in discoteca ma al contempo non comprendono la posizione del loro padre che vive da lontano il dramma del suo paese (proprio in quegli anni viene attaccato dall’esercito indiano e, sconfitto, dovrà accettare la separazione del Bangladesh). Egli capisce che l’unico modo per non far morire il suo paese è quello continuare a far rivivere le sue tradizioni anche in ''esilio''. Lui inoltre, austero mussulmano, ha un atteggiamento di diffidenza verso il comportamento più permissivo e consumistico degli inglesi.

Su tutti spicca la figura della madre che svolge benissimo il difficile ruolo di mediatrice e costituisce la forza unificante della famiglia: se è pronta a difendere con veemenza i diritti dei suoi figli, al contempo impone a tutti di rispettare il padre, con il quale ha vissuto 25 anni felici.

Il film è sicuramente fonte di discussione con i propri figli per trattare il tema dell’integrazione fra culture diverse. La presenza di alcune scene di violenza familiare ne sconsigliano la visione ad i più piccoli.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale EAST IS EAST
Paese Gran Bretagna
Etichetta
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