CAPTAIN AMERICA – Il primo vendicatore (Laura Cotta Ramosino)

125 minTutti  

Captain America, nelle recensioni di Laura Cotta Ramosino e Claudio Siniscalchi è l'ultimo dei "vendicatori" della Marvel ad apparire sulla ribalta degli schermi. Il film riesce a liberare il personaggio da qualsiasi pericolosa retorica e lo rende un eroè sì, ma simpatico ed umile pronto a sacrificarsi per i suoi compagni


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La Nostra Recensione

Captain America (infelice traduzione italiana dell’originale) è l’ultimo tassello di un ambizioso progetto della Marvel che culminerà nel 2012 con la pellicola “collettiva” dei Vendicatori, per i non adepti del mondo dei fumetti un gruppo di supereroi che comprende anche Thor (pure lui titolare di una pellicola quest’anno), Iron Man (due pellicole all’attivo) e Occhio di Falco (comparso brevemente in Thor) e, forse, l’incredibile Hulk, e che si unisce per salvare il mondo dalle minacce così grandi da trascendere la forza dei singoli.

Cap, come viene affettuosamente chiamato, è uno dei primi e per molti versi più ingenui eroi del mondo dei fumetti: nato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, addirittura prima di Pearl Harbour, è intriso di ideali patriottici (il suo costume porta colori e motivi della bandiera americana) e le sue motivazioni per combattere il male sono semplici e limpide come quelle di un bambino. Siamo quindi più dalle parti dell’innocenza cristallina di Superman che dei rovelli interiori e dei chiaroscuri di Batman o degli X Men, che dei supereroi tormentati e con super-problemi sono gli esempi più recenti e migliori.

Ma forse proprio in questo sta il fascino, un po’ vintage come la sua divisa, di un supereroe che possiede sin dal primo momento tutte le doti di coraggio, intelligenza, caparbietà, compassione e generosità che lo caratterizzeranno in futuro, e che ha bisogno solo di un corpo capace di “supportarle”. A dargli la possibilità di realizzare il suo immenso potenziale interiore ci pensa uno scienziato tedesco (per una volta non un ebreo, ma un compatriota di Hitler che saggiamente osserva come il primo paese a essere invaso dai nazisti sia stata proprio la loro stessa patria) che riesce a vedere oltre il suo modesto “contenitore” e dare diritto d’espressione al contenuto.

Steve Rogers è un eroe a tutto tondo, coraggioso eppure umile, che mantiene la sua timidezza con le donne anche dopo che il super siero lo ha trasformato in un fusto e ha l’umiltà di domandarsi “perché io?” di fronte a un’offerta che pure risponde a tutti i suoi sogni.

In questo è il perfetto contraltare di un cattivo che più cattivo non si può, Teschio Rosso, ossessionato (come storicamente lo fu Hitler stesso) dall’occulto, e in particolare da un misterioso cubo di energia appartenuto ad Odino (e qui si vede il collegamento con Thor), con cui può produrre armi al cui confronto l’atomica è un giocattolo.

Recuperando in senso ironico e lo stile visivo dei fumetti originali, la pellicola segue le avventure del Capitano a stelle e strisce, prima che sui campi di battaglia, sui palchi degli spettacoli per raccogliere finanziamenti per la guerra, un po’ come avveniva agli eroi di Iwo Jima, imprigionati nella coazione a ripetere il gesto che li aveva resi famosi (là era l’alzabandiera, qui il pugno in faccia a Hitler che compare sul primo albo di Cap).

L’azione vera e propria, dunque, nella pellicola arriva tardi e questo, unito a un set up interessante ma forse un po’ troppo dettagliato, potrebbe scoraggiare una parte del pubblico.

Se ci si lascia prendere dalla storia, però, non si può non affezionarsi a questo eroe buono e pronto al sacrificio per amici e compagni (il saper far squadra è una delle caratteristiche del personaggio dalle origini), ai suoi compagni di avventure (l’amico Bucky, la coraggiosa agente Carter – pure lei un’outsider, donna nel mondo maschile della guerra), alla loro missione che ricorda tanti classici sulla Seconda Guerra Mondiale (da I cannoni di Navarone,  o Dove osano le aquile) e ha la semplicità (che non vuol dire affatto semplicismo) morale dei film di una volta.

Il sacrificio finale di Cap, se pure gli fa perdere l’appuntamento della vita, apre la strada al suo futuro ritorno accanto al gruppo dei Vendicatori: dritto dritto dai ghiacci dell’Artico, armato del suo leggendario scudo e dei suo modi di una volta, sarà, ne siamo certi, un benvenuto contrappeso alla spacconeria di Thor e all’ironia di Iron Man. Non resta che aspettare.

Autore: Laura Cotta Ramosino

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