CACCIA AL TESORO

201790 min10+  

Napoli. Capocomico di una compagnia teatrale votata alla fame, Domenico Greco deve trovare i soldi per una costosissima operazione chirurgica per il nipotino malato di cuore. Inginocchiato davanti alla statua di San Gennaro per chiedere una grazia, crede di sentire la voce del santo che lo autorizza a rubare la preziosa mitra, tempestata di gemme, conservata nella cripta della chiesa insieme al resto del tesoro. Inginocchiato nella panca di fianco, lo spiantato Ferdinando – che ha origliato tutto – si propone come complice del furto, per il semplice fatto di aver bisogno anch’egli di denaro e di aver sentito ugualmente la voce del santo (“e quindi – dichiara – potrebbe essere che si rivolgesse a me”). Senza pensarci troppo, i due si lanciano nell’impresa. D’altra parte, se il fine è buono e il santo è d’accordo, cosa può andare storto?

I fratelli Varzina, gli inventori della serie Vacanze di Natale, firmano un film che è un omaggio dei tempi d’oro della commedia italiana anni ’50, di cui loro padre, Steno, è stato un maestro


Valori Educativi



Il film evita accuratamente la volgarità (salvo qualche innocua parolaccia), cita espressamente un cinema che si faceva prima dello sdoganamento di tanti tabù e non si vergogna quindi di celebrare quei “buoni sentimenti” che – proprio in sede critica – vengono sempre citati in senso dispregiativo

Pubblico

10+

Cenni di turpiloquio

Giudizio Artistico



Un film gentile questo che i Vanzina, i fratelli terribili del cinema italiano propongono agli spettatori del 2017, perché sembra provenire proprio dagli anni Cinquanta (il decennio d’oro di Steno, loro padre) per la programmatica inverosimiglianza, per il canovaccio esilissimo – che serve solo come pretesto per le performances dei mattatori – ma anche per il garbo e la delicatezza

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Sia per gli autori del film, sia per il protagonista Vincenzo Salemme, Caccia al tesoro è l’occasione per fare i conti con la propria eredità. Per Carlo ed Enrico Vanzina, infatti, sembra arrivato il momento (in realtà già da qualche anno) di ricordarsi di essere i figli di quello Steno (nome d’arte di Stefano Vanzina) regista e sceneggiatore di decine di film comici prodotti dagli anni Quaranta agli anni Ottanta e ricordato come “genio gentile” (così il titolo di un documentario su di lui proiettato alla Festa del Cinema di Roma del 2008). Ed è proprio un film gentile questo che i fratelli terribili del cinema italiano propongono agli spettatori del 2017, perché sembra provenire proprio dagli anni Cinquanta (il decennio d’oro di Steno) per la programmatica inverosimiglianza, per il canovaccio esilissimo – che serve solo come pretesto per le performances dei mattatori – ma anche per il garbo e la delicatezza.

A realizzare un film così sono proprio gli inventori di formule, come quelle delle famigerate Vacanze di Natale, che tanto hanno nuociuto al cinema italiano e ai suoi spettatori, eppure Caccia al tesoro evita accuratamente la volgarità (salvo qualche innocua parolaccia), cita espressamente un cinema che si faceva prima dello sdoganamento di tanti tabù e non si vergogna quindi di celebrare quei “buoni sentimenti” che – proprio in sede critica – vengono sempre citati in senso dispregiativo. Lungi da noi, dunque, infierire su film pensato per un pubblico di una certa età, non ancora o non per forza drogato dalla “qualità”, dal ritmo e dalla complicazione narrativa delle serie televisive che spopolano ormai dappertutto (anzi, nel celebrare la bellezza di Napoli e dei napoletani il film vuole essere una sorta di “anti-Gomorra”). 

Divertente il film lo è in senso molto generico, perché – come in tutta la filmografia dei Vanzina – si ride il minimo indispensabile per poter definire il film “comico” e l’unica vera ragion d’essere è mostrare Salemme e il sodale storico Buccirosso prodursi in duetti chiaramente ispirati a quelli di Totò e Peppino (ma tutta la napoletanità viene esaltata, in un centone in cui possono convivere le canzoni di Pino Daniele, il teatro di Scarpetta e “o’traditore” Gonzalo Higuaín). La trama non ha bisogno di tante precisazioni, con la “banda degli onesti” che insegue il tesoro di San Gennaro da Napoli a Torino fino a Cannes, incrociando la strada con altri ladri imbranati, una banda di ladri professionisti, camorristi dal cuore d’oro e un contorno variopinto di macchiette e gag dagli esiti assolutamente prevedibili.

Gli attori sono bravi e simpatici ma per il salto di qualità (e quindi per la sufficienza) manca la disinvoltura necessaria, per cui – per fare un esempio – i Vanzina si sentono in dovere di citare espressamente nei dialoghi sia Operazione San Gennaro di Dino Risi (irresistibile commedia sul furto del tesoro del santo, di cui Caccia al tesoro non vuole essere un remake ma solo un omaggio) sia il fatto che Buccirosso abbia recitato in un film diretto da Paolo Sorrentino, che nel film è il sogno del personaggio interpretato da Salemme. 

Non che Caccia al tesoro abbia reali ambizioni cinematografiche né tantomeno metatestuali. Però anche Vincenzo Salemme, nato artisticamente come attore nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo, approfitta per celebrare i propri nobili trascorsi: proprio due famose opere di Eduardo, Natale in casa Cupiello e Le voci di dentro, vengono citate in apertura e in chiusura del film, incorniciando nostalgicamente la vicenda nel mondo della vita che imita il teatro perché – questa la morale che sembra venirci consegnata – per chi si spende anima e corpo nella prima come nel secondo, ci sarà sempre poco da mangiare ma molto da divertirsi. E sempre, in qualche modo, qualcosa da guadagnare. 

Autore: Raffaele Chiarulli

Altre Informazioni

Titolo Originale Caccia al tesoro
Paese ITALIA
Etichetta
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