ASSASSIN’S CREED
ASSASSIN’S CREED
L’attesissima trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni è, a parere di chi scrive, un’operazione riuscita solo a metà. La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, lascia un po’ a desiderare sul piano della storia. La sensazione infatti è quella di avere a che fare con un film che, per ovvie ragioni di struttura, ha due anime distinte che la sceneggiatura non è riuscita a rendere omogenee ed organiche.
Da una parte infatti c’è il filone action, che riverbera principalmente negli inserti ambientati nel passato (Spagna 1492, per la precisione), dove la cavia Callum rivive i ricordi del suo avo Aguilar de Nerha, tra inseguimenti da capogiro, uccisioni e combattimenti all’ultimo sangue, vertiginosi salti nel vuoto e panoramiche aeree mozzafiato; dall’altra invece c’è il risvolto “thriller storiografico” che tra complotti sotterranei e reinterpretazioni (chiamiamole così) storiche, riprende gli elementi del genere narrativo di cui Dan Brown è portabandiera. Ed è in questa dimensione che viene messo in scena il racconto vero e proprio, dove i personaggi si evolvono e ci coinvolgono con le loro sofferenze e le loro scelte, ma gli spazi sono talmente ristretti che anche gli intenti tematici che potevano essere potenzialmente interessanti rimangono frustrati e poco approfonditi.
Nonostante l’esilità del plot comunque non si può dire che a livello di contenuti non sia un progetto ambizioso, anche se le conclusioni tratte lasciano a dir poco perplessi. Gli autori (rimanendo in questo fedeli al videogioco) hanno ripreso il tema della libertà e lo hanno caricato di una posta in gioco altissima e universale che non può lasciare di certo indifferente lo spettatore. Il dilemma morale è portato in scena, nel film, dal secolare conflitto tra due schieramenti sotterranei e contrapposti, quello degli Assassini e quello dei Templari, che con le loro ideologie incarnano aspetti opposti e complementari della tematica affrontata.
I primi infatti usano la violenza per difendere la libertà di pensiero e di scelta contro tutto ciò che potrebbe inibirla o imbrigliarla: quindi la morale, la religione, le leggi. La loro missione (dai risvolti vagamente anarchici) è l’esaltazione dell’individuo con le sue qualità e le sue idee, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.
I secondi invece sono un’entità secolare che ha in mano il potere e le sorti del mondo e si propone di abolire la violenza dalla faccia della terra, e con essa quindi ogni guerra, ogni sopruso e ogni abominio, anche a discapito dell’espressione personale di ciascun individuo. Per lo spregiudicato CEO della Abstergo, (Jeremy Irons) e per la figlia idealista (Marion Cotillard) l’unica via percorribile per il raggiungimento di tale obiettivo è la sottrazione del libero arbitrio al genere umano, cosa che permetterebbe di “intorpidire” i popoli per poterli soggiogare e controllare meglio.
È ovvio che di fronte ad uno scenario simile risulta estremamente complicato, e persino alienante, provare ad empatizzare con una delle due parti. La domanda che ci si porta dietro dal primo all’ultimo minuto quindi è: quali sono i buoni e quali i cattivi? Il rischio concreto è quello di terminare la visione del film senza risposte convincenti.
| Titolo Originale | Assassin's Creed |
|---|---|
| Paese | USA |
| Etichetta |










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