ARIAFERMA

2022117 min10+   Carcere

Carcerati e un manipolo di guardie convivono in un carcere che sta per essere dismesso. Un angusto contesto di pregiudizi, attese che fa da cornice a un racconto di umana solidarietà. Su Prime Video

Un vecchio e malridotto carcere sta per essere dismesso. Neanche il tempo di terminare i festeggiamenti che, a causa di un intoppo burocratico, viene procrastinato a data da destinarsi il trasferimento degli ultimi dodici detenuti e della polizia carceraria della struttura. La riduzione del personale costringe tutti gli inquilini del penitenziario a trovare una nuova modalità di convivenza: per nelle diversità dei ruoli, diventa necessaria la revisione di alcune regole e di alcune modalità operative. Il capo della polizia Gaetano Gargiulo e un detenuto di lunga data Carmine Lagioia, quasi un leader del gruppo dei carcerati, si trovano a collaborare, pur nei diversi ruoli, per una convivenza umana all’interno dell’edificio fatiscente.


Valori Educativi



Poliziotti e carcerati costretti a convivere nello stesso ambiente superano barriere e pregiudizi e solidarizzano in nome della comune umanità

Pubblico

10+

Turpiloquio

Giudizio Artistico



Leonardo Di Costanzo, regista e sceneggiatore, con l’aiuto di ottimi attori, rende bene l’atmosfera di sospensione, di pregiudizio latente che aleggia nelle strette mura di questo carcere fatiscente

Cast & Crew

La Nostra Recensione

È dura stare in carcere, eh…” con queste parole il camorrista Carmine Lagioia (ottimamente interpretato da Silvio Orlando) si rivolge a colui che, a causa dell’anzianità, è a capo delle guardie residue, Gaetano Gargiulo (un bravissimo Toni Servillo). Considerazione che racchiude l’essenza stessa di questo bel film di Leonardo Di Costanzo. Carcerati o carcerieri, in qualsiasi caso la vita all’interno di quelle quattro mura è asfittica, artificiale e ha bisogno di grande umanità perché non diventi più insopportabile di quanto già non sia.

Anche se già passato in piattaforma, un film che merita di essere visto in sala per essere apprezzato nei numerosi pregi che presenta.

Come il titolo stesso dice, in quell’ambiente l’aria è ferma, ovvero non ci sono cambiamenti o variazioni. Il ritmo di vita è sempre il medesimo, i giorni sempre uguali a loro stessi. Pur trattandosi di una sceneggiatura originale, non può non far tornare alla memoria il romanzo di Dino Buzzati Il deserto dei Tartari o la commedia di Samuel Beckett Aspettando Godot. Quello che accomuna tutti i personaggi della storia è l’atteggiamento dell’attesa di qualcosa di più o meno incerto nei tempi: l’attesa del comunicato di chiusura e trasferimento dei detenuti, l’attesa del nuovo ordine di servizio dei poliziotti, l’attesa della fine della pena per i carcerati.

Questa “sospensione” del tempo permette al regista, giunto al suo terzo lungometraggio, di dedicare del tempo all’approfondimento dei diversi personaggi e delle loro storie. Il capo della polizia Gargiulo, il mafioso Lagioia, il poliziotto Coletti e il giovane detenuto Fantaccini, così per altri del gruppo. Senza dover sospendere la narrazione, attraverso i dialoghi e i momenti di amicizia o di tensione tra i diversi personaggi, si viene a conoscenza di chi sono le diverse persone costrette a vivere fianco a fianco, con gli stessi ritmi, nello stesso luogo, quasi come colleghi in uno stesso luogo di lavoro con diverse mansioni. Elemento enfatizzato anche dalla struttura circolare, quasi come il panopticon ideato dal filosofo Jeremy Bentham: tutte le celle disposte circolarmente in una grande sala centrale. Tra queste, anche la guardiola degli agenti carcerari.

Il pregiudizio, poi, potrebbe essere considerato il secondo grande tema che lungo la pellicola emerge. Quello tra colleghi, quindi l’idea che l’umanità di Gargiulo stia diventando debolezza capace di causare qualche incidente prima o poi. Quello dei poliziotti nei confronti dei detenuti, quindi una sempre grande paura di rivolte capaci di destabilizzare la già delicata e precaria situazione (basti pensare allo sciopero della fame). Quello dei detenuti nei confronti dei poliziotti, quasi fossero disumani e senza scrupoli. Un pregiudizio che coinvolge anche lo spettatore: i momenti in cui Gargiulo e Lagioia si trovano soli in cucina, l’armadio dei coltelli sempre chiuso a chiave… sono momenti di vera tensione, quasi di attesa di un evento capace di rompere gli equilibri e di degenerare in qualcosa di irreparabile. Ma ogni volta, niente di tutto ciò si verifica. Fino all’ultimo, ogni momento di “quasi amicizia” tra i due leader viene percepito come un rischio: rischio che è solo nella mente del pubblico mosso da un pregiudizio (e sostenuto da alcune scelte di fotografia molto azzeccate).

Protagonista indiscussa, però, di tutta la storia è la dimensione umana. L’essere da una parte o l’altra delle sbarre, l’aver commesso più o meno errori, averne commessi di più o meno gravi… niente di tutto questo può far venir meno la dimensione umana delle persone. La solidarietà tra agenti e tra detenuti, lo sguardo dei poliziotti che a volte richiede anche compassione nei confronti dei carcerati, un rispetto delle regole che deve necessariamente tenere conto delle persone coinvolte e non può essere mera esecuzione di ordini. Tutti elementi che rimandano a quel terreno comune che, anche se fragile e spesso minato da pregiudizi o da scelte sbagliate, però non può essere censurato: l’umanità è ciò davvero rende anche il carcere un ambiente di riabilitazione e non di punizione.

Autore: Francesco Marini

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA Svizzera
Tematiche-dettaglio
Tipologia
Titolo Originale Ariaferma
Scrivi per primo un commento a “ARIAFERMA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti