A DANGEROUS METHOD

201199 min18+  

Primi del 1900, tra Zurigo e Vienna. Il giovane Carl Gustav Jung trova finalmente una paziente su cui sperimentare per la prima volta la “cura delle parole” messa a punto dal padre della psicanalisi Sigmund Freud, con cui pure il giovane Jung non concorda pienamente. La relazione che si sviluppa con la giovane Sabina Spielrein, ebrea russa di straordinaria intelligenza che però manifesta un complicato rapporto tra sessualità e umiliazione che ha origine nell’infanzia, finisce tuttavia per superare i limiti di quella medico paziente. Mentre però Sabina guarisce gradualmente dalla sua isteria, Jung, preoccupato delle conseguenze che la loro relazione sta provocando sulla sua carriera, decide di troncare, provocando una violenta reazione della ragazza, che sta studiando per diventare a sua volta psichiatra. Questo fatto, insieme alla crescente distanza tra le loro teorie, allontana Freud e Jung sul piano accademico così come su quello umano…

Il film aveva delle potenzialità molto interessanti, in particolare il confronto fra i due diversi approcci alla psicoanalisi di Freud e Jung ma la realizzazione mostra una certa freddezza stilistica che mette in secondo piano le risonanze emotive


Valori Educativi



La relazione fra il giovane Jung e l’ebrea russa Sabina è fatta più del cedimento alle fantasie masochiste di Sabina che di tenerezza e sentimento

Pubblico

18+

Scene a contenuto sessuale. nudo, masochismo

Giudizio Artistico



Un’operazione prima di tutto intellettuale, come sottolinea anche una cura stilistica esasperata che finisce per mettere in secondo piano le risonanze emotive

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Si porta dietro tutto il peso dei suoi ascendenti letterari questo ultimo lavoro di David Cronenberg che porta sullo schermo un caso celebre che già ispirò un film di Roberto Faenza (Prendimi l’anima). Della scena teatrale la vicenda conserva alcune significative ellissi narrative che purtroppo, però, rischiano, soprattutto all’inizio, di pregiudicare un coinvolgimento profondo dello spettatore nella vicenda. Un’operazione, dunque, che resta prima di tutto intellettuale, come sottolinea anche una cura stilistica esasperata che finisce per mettere in secondo piano le risonanze emotive di una vicenda tanto particolare.

In questo non aiuta la recitazione poco convincente di Keira Knightley (eccessiva nell’esprimere la sua nevrosi e non particolarmente affascinante nemmeno quando si trasforma in amante abbandonata e aspirante psichiatra), che rende difficile percepire la forza del legame che la unisce al giovane e tormentato Jung (a cui invece Michael Fassbender regala un efficace misto di autocontrollo e fragilità). Né la natura della relazione tra i due, fatta più del cedimento alle fantasie masochiste di Sabina che di tenerezza e sentimento, riesce a coinvolgere lo spettatore fino in fondo né a fargli cogliere la forza guaritrice dell’amore.

Ottimi gli altri due interpreti maschili (Viggo Mortensen ironico e autorevole nei panni del maestro Freud, e Vincent Cassel, allievo ribelle e trasgressivo destinato a fare una brutta fine), anche se l’eccellenza delle interpretazioni manca a compensare la freddezza della pellicola, che, pur dando alcune suggestioni interessante sui primi passi della psicanalisi, tende a sottrarre allo spettatore il gusto per il racconto degli individui reali coinvolti nella vicenda.

Ed è un peccato perché ogni qualvolta sotto la tessitura “teorica” si sente il respiro della vita vera il film subito diventa più interessante.

Ma resta comunque anche l’occasione mancata di esplorare fino in fondo attraverso lo specchio delle vite dei personaggi, l’opposizione di pensiero che finisce per separare Freud e Jung, il primo convinto che la sua scienza debba solo descrivere lo stato dei fatti, tenendosi lontano da ogni apertura al soprannaturale, il secondo che aspira a offrire ai pazienti una prospettiva di guarigione più ambiziosa e per questo aperto a considerare aspetti del reale che vanno oltre il vissuto “animale”.

Un confronto complesso che la pellicola avrebbe potuto più profondamente innervare nel racconto a tutto vantaggio anche della fruibilità da parte del pubblico, che pure, dato l’argomento trattato, resta quello degli adulti.

  

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale A Dangerous Method
Paese Gran Bretagna Germania Canada Francia
Etichetta
Scrivi per primo un commento a “A DANGEROUS METHOD”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non ci sono ancora commenti

dangerousmethodposter