UNDICI SETTEMBRE 1683

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Titolo Originale: UNDICI SETTEMBRE 1683
Paese: Italia, Polonia
Anno: 2012
Regia: Renzo Martinelli
Sceneggiatura: Renzo Martinelli, Valerio Massimo Manfredi, Giuseppe Baiocchi
Produzione: MARTINELLI FILM COMPANY INT., AGRESYWNA BANDA, IN COLLABORAZIONE CON RAI RADIO TELEVISIONE ITALIANA E RAI CINEMA
Durata: 113
Interpreti: F. Murray Abraham, Enrico Lo Verso, Jerzy Skolimowski, Alicja Bachleda-Curus, Piotr Adamczyk,

Nel 1683 il Gran Sultano dell’Impero Ottomano nomina Gran Visir Karà Mustafà e gli assegna l’obiettivo di conquistare Vienna e poi dilagare in Europa. Mustafà saluta suo figlio ancora adolescente e si mette in marcia con 300.00 uomini. Intanto il frate Marco d’Aviano si è conquistato la fama di veggente e taumaturgo; decide di mettersi in viaggio per raggiungere Vienna e incontrare l’imperatore: vuole sensibilizzare la corte sul fatto che l’Austria è in pericolo a dispetto del trattato di pace stipulato con l’Impero Turco; l’ostilità della Francia nei confronti dell’Imperatore rende debole l’Europa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il frate Marco D’Aviano riesce a incoraggiare re e semplici soldati a combattere per la difesa della cristianità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di ferite da battaglia
Giudizio Artistico 
 
Il film regala scene spettacolari (ma la computer grafica è incerta) e la sceneggiatura imbastisce dialoghi costantemente enfatici

I fagioli posti sopra un tamburo sono ormai entrati nella  leggenda. Servivano alle truppe assediate per percepire anche le più piccole vibrazioni del terreno e capire in questo modo in quale direzione avanzavano le gallerie sotterranee che le truppe del gran Visir stavano scavando per poi piazzare delle mine sotto le mura.

Un particolare che viene riprodotto anche nel film che passa in rassegna, con sufficiente aderenza storica, le fasi essenziali della battaglia di Vienna che costituì l’ultimo serio tentativo dell’Impero Ottomano di penetrare in Europa e di “trasformare la basilica di S. Pietro in una moschea”.

Il film valorizza giustamente la figura del frate cappuccino Marco D’Aviano:  guida spirituale dell’imperatore Leopoldo I, ebbe l’incarico dal Papa di costituire una  Lega Santa dei re cristiani contro i turchi e  non mancò di animare le stesse truppe, come si vede anche nel film, dall’alto di una collina tenendo alto il crocifisso durante la battaglia. A lui viene contrapposto Karà Mustafà, gran Visir che ha avuto dal sultano il compito di conquistate Vienna con 300.000 uomini.

Dopo Barbarossa, Renzo Martinelli torna sui campi di battaglia e agli assedi di città fortificate ma questa volta le scene di massa (o meglio di computer grafica) sono concentrate nella parte finale del film: gli antefatti (la lunga marcia di avvicinamento dell’esercito turco, l’arrivo di frate Marco alla corte di Leopoldo, le beghe fra i re cristiani) sono raccontati, coerentemente con quei tempi, con enfasi sui presagi percepiti (Karà Mustafà) e sulle superstizioni del popolo che crede nelle capacità taumaturgiche dell’abate Marco. Sono coerenti con quei tempi anche i dialoghi, sicuramente troppo enfatici ma non si può negare  che ciascuna delle due parti in guerra credesse nel proprio dio come l’unico e vero e che per l’Europa cristiana la minaccia di una invasione islamica fosse oltremodo reale.

Dove il racconto di Martinelli perde colpi, come era già accaduto in Barbarossa, è nel tentativo di umanizzare i personaggi e nell’imbastire subplot di vita privata: i protagonisti restano ancorati alle loro funzioni pubbliche e i rapporti di  Karà Mustafà con il figlio, la storia della concubina sordomuta che resta ostinatamente fedele al suo marito mussulmano mancano di sinergia con il resto della storia.

Sicuramente costituisce un’attualizzazione forzata il vaticino del Gran Visir che dopo la sua sconfitta davanti alle mura di Vienna  vede nel futuro una rivincita delle forze mussulmane (magari di nuovo a settembre, magari di nuovo il giorno 11) e resta un po’ di amaro in bocca allo spettatore perché se è sicuramente corretto ricostruire eventi del passato con personaggi ancorati alla mentalità dell’epoca, ci si sarebbe aspettati un messaggio di pace e di maggior comprensione fra  popoli di religione diversa. Il tentativo di fondere nel personaggio dell’abate Marco la necessità di un vigilanza non ingenua nei confronti della minaccia turca ma al contempo ribadire che la ricerca del vero Dio può essere solo pacifica, riesce solo in parte. Karà Mustafà  impersona al contrario un islam intollerante, disposto solo a combattere fino alla vittoria finale.

Il film ci regala  molte immagini spettacolari (il panorama del Corno d’oro di Istanbul, la carica della cavalleria polacca) e molto accurata è la ricostruzione dei costumi d’epoca.

Autore: Franco Olearo


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