SUPERGIRL
Attraverso la storia di due donne, partecipiamo a un percorso di crescita e al superamento di un orribile lutto. Un film che rispetta i canoni di un intrattenimento spettacolare, ottima l’ interpretazione di Milly Alcock ma la sceneggiatura non riesce a sostenere le ricche tematiche del film. In Sala
Kara Zor-El, cugina di Superman, da dopo l’esplosione di Krypton ha vagabondato per l’universo senza meta né scopo. La sua routine viene interrotta dall’arrivo di Ruthye, una ragazzina che cerca aiuto per vendicarsi di Krem, il bandito che le ha sterminato la famiglia. Le due si trovano così coinvolte in una ricerca che nessuna aveva davvero scelto, in un’avventura che le porterà ad attraversare mondi diversi.
Craig Gillespie
Ana Nogueira
Valori Educativi
Il film affronta, seppur non sempre con la profondità necessaria, temi importanti come l’elaborazione del lutto, la tentazione della vendetta e il valore del perdono. Il percorso di Kara, che impara ad assumersi responsabilità dopo anni di fuga da se stessa, offre uno spunto positivo sulla crescita personale. La contrapposizione tra le due protagoniste — una che sceglie l’isolamento, l’altra l’odio come risposta al dolore — può stimolare una riflessione, seppur non completamente sviluppata dal film, sul modo più sano di affrontare le perdite della vita.
Pubblico
10+Presenza di violenza tipica del genere action/supereroistico. Tematiche di perdita e vendetta che richiedono una certa maturità per essere comprese appieno.
Giudizio Artistico
Un cinecomic tecnicamente solido, con buon ritmo, azione spettacolare e colonna sonora efficace, che si inserisce con originalità di tono nel nuovo corso DC voluto da James Gunn. Il limite principale sta nella scrittura dei personaggi, sia principali che secondari (Lobo su tutti), che rimangono più abbozzati che pienamente sviluppati. I temi profondi evocati dalla trama — dolore, vendetta, responsabilità — non vengono esplorati con il coraggio necessario, lasciando un’impressione di potenziale non del tutto espresso.
Cast & Crew
Milly Alcock
David Corenswet
Regia
Craig Gillespie
Sceneggiatura
Ana Nogueira
Our Review
La DC continua a percorrere la sua strada di decostruzione dei supereroi, proponendo protagonisti lontani dalla perfezione e dall’eroismo lineare a cui il genere ci ha abituato. Supergirl si inserisce nel nuovo universo DC avviato da James Gunn, che punta a personaggi meno convenzionali e storie più personali, costruendo un’opera che unisce il cinecomic, il romanzo di formazione e il viaggio on the road (sarebbe forse meglio dire: on the space), con uno stile che richiama Star Wars e i Guardiani della Galassia.
Kara Zor-El viene qui presentata non come l’eroina solare e sicura di sé a cui il nome “Supergirl” potrebbe far pensare, ma come una donna alla deriva, priva di direzione, segnata da una perdita mai davvero elaborata: quella del suo pianeta natale e della sua famiglia. È un punto di partenza interessante, che permette al film di esplorare un territorio emotivo più complesso rispetto ai tradizionali racconti di supereroi.
La trasformazione di Kara è il nucleo narrativo del film: da donna che vive senza direzione a chi impara ad assumersi responsabilità, scoprendo che la vendetta non guarisce le ferite. Il suo incontro con Ruthye, ragazzina animata da un desiderio di vendetta per lo sterminio della propria famiglia, crea un parallelo interessante: entrambe accomunate dalla perdita, ma divise nel modo di affrontarla. Kara ha scelto la fuga e l’isolamento, Ruthye ha scelto l’odio come collante identitario.
È un percorso narrativo che avrebbe potuto offrire spunti di riflessione significativi su temi importanti: come si elabora un lutto, cosa spinge una persona a costruire la propria identità attorno alla sofferenza, quale valore abbia il perdono rispetto alla vendetta. Purtroppo il film non sviluppa questo potenziale con la profondità che meriterebbe, lasciando il confronto tra le due protagoniste in superficie, senza mai approfondirlo davvero.
Anche i personaggi secondari soffrono della stessa superficialità narrativa. Lobo, interpretato da un intenso Jason Momoa, è l’esempio più evidente: una presenza scenica notevole che il film non riesce a valorizzare appieno, relegandolo a un ruolo che ne sottoutilizza il potenziale.
Sul piano tecnico, il film funziona: il ritmo regge per tutta la durata, l’azione è spettacolare e ben coreografata, la colonna sonora sostiene efficacemente le sequenze più intense. Gli ingredienti per un buon intrattenimento ci sono tutti — azione, umorismo, un’avventura che attraversa mondi diversi — ma il racconto non riesce sempre a trasformarli in qualcosa di davvero significativo.
Il tema della vendetta, così centrale nella storia di Ruthye, avrebbe meritato un’esplorazione più coraggiosa e diretta. Cosa spinge una ragazzina a costruire la propria identità attorno all’odio? E cosa può offrirle chi ha vissuto la stessa perdita scegliendo, invece, una strada diversa? Il film sfiora queste domande senza però avere il coraggio di affrontarle apertamente, lasciando che restino sullo sfondo invece di diventare il vero motore emotivo della narrazione.
Supergirl si lascia guardare senza annoiare, offrendo un intrattenimento godibile e tecnicamente solido. Tuttavia lascia una sensazione di incompiuto: un film ben confezionato che non riesce a trasformare i suoi temi — dolore, perdita, responsabilità — in una storia capace di toccare davvero lo spettatore in profondità.
Resta comunque apprezzabile lo sforzo di proporre un supereroe più umano, fragile, alle prese con emozioni complesse come il lutto e la ricerca di senso. E resta, sullo sfondo, una domanda che meriterebbe di essere posta più apertamente ai giovani spettatori: e se la vera forza non fosse la vendetta, ma la capacità di perdonare e ricominciare?
Autore: Francesco Marini
Details of Movie
| Giudizio Artistico | 6 |
|---|---|
| Paese | USA |
| Tipologia | Film |
| Valori Educativi | 7 |










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