TWO MOTHERS

201397 minDiseducativo  

Lil e Roz sono amiche inseparabili da tanti anni. Anche se non più giovanissime, le due donne sono ancora molto belle e hanno sviluppato un affetto particolare l'una per il figlio dell'altra, rispettivamente Ian e Tom, due ragazzi nel fiore degli anni. Durante una vacanza al mare, i rapporti tra Roz e Ian e Lil e Tom si trasformano in storie passionali che mineranno il legami familiari e l'amicizia di entrambe...

Due amiche inseparabili sui cinquant’anni ricevono e accettano le avances del figlio dell’altra. Un film che riveste all’interno di una patina estetizzante una visione banalizzata  della sessualità,  libera  di muoversi in qualsiasi direzione 


Valori Educativi



Il film è espressione di puro estetismo e falsa libertà che si esprime attraverso una banalizzazione della sessualità che si muove libera in qualunque direzione

Pubblico

Diseducativo

Sconsigliato per la tematica, le scene sensuali, il turpiloquio. Giudicato “Restricted” in U.S.A.; considerato “Per tutti” in Italia

Giudizio Artistico



Bei panorami australiani ma una “inutile bellezza” che è puro estetismo per una storia che sfiora spesso il ridicolo attraverso la banalizzazione dei temi trattati

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Qualche giorno fa sono stato invitato da un amico a vedere “Two Mothers”, pellicola di cui avevo letto poche ambigue righe di recensione, non particolarmente esaltanti; per curiosità, e anche per amore del cinema, “sulla fiducia”, sono andato. Ne sono uscito con un senso di grande tristezza, per un complesso di motivi, che forse meritano una condivisione più ampia. Ve li propongo senza pretese di sistematicità, né di rigore di critica cinematografica. Però conviene che anticipi il giudizio finale: non mi è piaciuto, nemmeno un po’!

La prima impressione è quella di una “inutile bellezza”; anzi, non si tratta di bellezza, ma di puro estetismo, di autocompiacimento, di una apparenza di bellezza, distante però da quel fremito di vita e di verità che qualifica la vera bellezza. Eppure la natura australiana risplende, nel film; gli interni delle case dove vivono i protagonisti sono curati fin nei particolari (case di architetti, più che di famiglie…); l’acqua dell’oceano ha un posto in primo piano, nella storia, sia  come sensuale ambiente che abbraccia gli affetti dei protagonisti, sia come teatro per le evoluzioni sulle onde con i surf (un po’ banale, forse:  come parlare di pizza in un film a Napoli), sia come cupo accompagnamento di uno dei pochi momenti drammatici della vicenda. Ma questo uso della bellezza della natura sembra un esercizio di pura calligrafia, più che un posto dove vivono i sentimenti e la verità delle persone. Ben diversa la forza della natura, che respira insieme ai protagonisti,  nell’epico e visionario Fitzcarraldo di Herzog, oppure nel controverso Apocalypto di Gibson, o nello stesso “Lezioni di piano”, di Jane Champion, che pure ha molte affinità con questo “Two mothers” (regista donna, stessa sfida alle convenzioni su sesso, relazioni familiari, ecc.: ma ben altro spessore!).

Anche i quattro protagonisti sono talmente belli che sembrano finti: e ricordano non tanto le varie soap operas televisive più recenti, ma davvero i fusti e le bellissime dei fotoromanzi degli anni Settanta. Bellezze di carta, anche’esse artificiali. Si perde così nella banalità anche l’intensità di un’attrice che amo tantissimo, Robin Wright (ex signora Penn, indimenticabile Botton d’Oro nel film “La Storia Fantastica”, per me un cult). Qui è una madre e moglie cinquantenne  grintosa e salda – ma non abbastanza da resistere alle avances sessuali del figlio ventenne della propria amica del cuore. Insieme alla Wright recita Naomi Watts, un po’ più sfiorita nel volto ma ancora dalla linea e dal sorriso invidiabili: occhi azzurri quasi di ghiaccio per entrambe, spesso persi in  orizzonti lontani – anche queste scene un po’ banali, in verità.

Ma a questo punto è necessario dire il cuore della trama del film: al centro della vicenda c’è l’innescarsi di una storia “d’amore e di sesso" di ciascuna delle due madri cinquantenni con il figlio ventenne dell’amica. Uno scambio di coppie, di fatto, uno spericolato incrocio sessuale intergenerazionale e familiare, esasperato dalla distanza di età e da una relazione genitoriale particolarmente fusionale tra le donne e i figli, che hanno seguito lo stessa traiettoria di amicizia delle madri, cavalcando le onde dell’oceano australiano insieme. Comincia il figlio, rimasto precocemente orfano, di Naomi Watts, inevitabilmente attratto dal fascino magnetico di Robin Wright, che peraltro è sola in casa per un marito distante ma presente: un adulterio, insomma…. La resistenza della donna al bacio del ragazzo è debole, la resa è quasi immediata: il letto è pronto. Il secondo amore nasce quasi per dispetto, e con qualche incertezza in più (uno schiaffo della madre dopo il bacio proposto dal ragazzo, rabbioso di vendetta, dopo aver visto la propria madre uscire dalla stanza del proprio amico del cuore… La sostanza rimane la stessa: una donna adulta, quasi una madre, accoglie nel proprio letto un intraprendente figlio, desideroso di un abbraccio sessuale.

Anche qui si legge uno script inespresso, un transfer edipico che viene raccontato senza infrangere il tabu: di fatto i ragazzi sono stati educati da due madri sociali abbastanza simmetriche (quante cene, nel film, tra le famiglie insieme!), e se i rapporti sessuali non sono biologicamente incestuosi, sembra quasi che sia “per caso”, non per scelta o per limite morale. Ecco la parola proibita, in tutto il film: morale. Gli affetti, gli amori, le passioni (un po’ patinate, peraltro…), gli impegni appaiono subordinati ad una falsa “naturalità” che è invece totalmente artificiale. Non si spiegherebbe altrimenti la facilità con cui le donne cedono alle offerte dei figli, né la rapida costruzione di un inganno– questa relazione a quattro, nascosta ai vicini, vissuta con determinazione – che dura oltre due anni e che guida queste vite, che in fondo risultano “tristi”, pur nella estrema libertà della loro scelta estrema.

Le due donne hanno vissuto insieme fin da bambine, su due case vicine, su una baia che appare in tutto il film un mondo a parte, protetto da ogni intrusione esterna (libero teatro, quindi, di questo menage a quattro), e il loro legame è inossidabile, una amicizia tra donne che supera addirittura l’ipotesi dell’amore omosessuale. Entrambe si sono sposate, sono diventate madri e una rimane vedova precocemente, e ridono di gusto quando si domandano: “Siamo lesbiche? Nooo!” . Eppure sembra quasi una possibilità qualunque, uguale a qualunque  altra opzione di vita, nella vicenda del film, solo casualmente non sperimentata. Sono donne – e che donne, allo sguardo dell’uomo! -, amano davvero l’incontro sessuale con l’uomo, ma il tutto appare banale, senza reale differenza. Così, nello script implicito, la loro storia speciale di  amicizia, davvero bella, in fondo, non è speciale proprio perché “solo” amicizia, senza sessualità agita, ma, sembra intuirsi, avrebbe potuto tranquillamente essere anche una storia di sesso, senza nessuna differenza. E qui sta uno dei nodi della storia: una banalizzazione estetica della sessualità, che la rende possibile in qualunque direzione – anche se, un po’ ipocritamente, rimane dentro canoni abbastanza “rispettosi”, verrebbe da dire quasi “borghesi”.

Scarsa attenzione viene dedicata alla grande assenza dei mariti cinquantenni, anche questa banalizzata: uno morto precocemente, l’altro che si esclude da solo, imponendo alla moglie e al figlio il proprio trasferimento nella metropoli, scelta autonoma, che consente a moglie e figlio di abbandonarlo. Ma che vuota falsità nella reazione della moglie – la pur tosta Robin Wright – quando scopre di essere posta davanti al fatto compiuto, e quanta falsa arrendevolezza! In effetti né lei né il figlio seguiranno l’uomo, tutti presi dalla vita nella baia, ma soprattutto presi da questa storia d’amore e di sesso, intrecciata, segreta e piena di emozioni. Maschi assenti, ma ingombranti, e la regista se ne accorge: così, sfiorando il ridicolo, il padre nella nuova città si fa una nuova vita, e si vede una nuova compagna, giovanissima, ovviamente, con uno splendido neonato. Nessun ingombro, quindi, alle storie d’amore della sua ex moglie: di cui rimane peraltro bellamente all’oscuro.

Poi, per fortuna, uno dei due figli esce dallo splendido isolamento della baia, va a lavorare nella città, e incontra l’amore per una ragazza sua coetanea: non lo cerca, ma accade, naturalmente. Allora torna a casa, fa comunque l’amore, per l’ultima volta, con la madre dell’amico, e poi le comunica che tutto è finito. Anche in questo caso, il dramma sfiora il ridicolo, attraverso la banalizzazione. Questa sessualità offerta e rubata apparentemente come dono, ma invece come menzogna: facciamo l’amore, ma io solo so che è per l’ultima volta. Se ti dicessi, subito, che amo un’altra, avrei ancora il tuo amore e il tuo letto? In ogni caso la storia tra i due si chiude, e di fronte a questo fatto, anche l’altra madre – la tosta Robin Wright, solo lei poteva prendere tale decisione  – decide che anche per lei è “game over”, in un tempestoso confronto a quattro (un dialogo un po’ povero, a dire il vero, ma è una costante del film).  Il ragazzo – che era stato l’iniziatore di questo “quadrangolo amoroso”, il primo seduttore – però non ci sta: giura che non perdonerà mai la donna (giuramento presto dimenticato: troppo “drammatico”), esce nel buio in surf, nel mare agitato – finalmente diverso dalle cartoline turistiche delle altre scene – e va dritto dritto verso gli scogli, cavalcando onde ben più impetuose e alte del solito. Cade, va sott’acqua, musica in crescendo… Ma poteva un film come questo sopportare una tragedia? Impossibile! Così il ragazzo si salva, si risveglia in un letto di ospedale, amorevolmente assistito da una ragazza con cui era appena iniziato un flirt, e così anche per lui riparte una possibilità di nuova vita. Ma si tratta di un ripiego, e sta per dire alla ragazza che è tutto finito, quando lei lo anticipa e gli dice: “Sono incinta!” e da lì abbraccio, musica, bimbo in braccio, e scena finale, dove tutti insieme, nonni, mogli, amici, nipoti, scendono insieme verso il mare, verso la stessa spiaggia da cui tutto era iniziato. Ecco servita la famiglia allargata del futuro!

Occasione persa anche il tema della “bellezza che fugge con l’età”, solo accennato in una delle poche scene di verità, nel volto stanco e nello sguardo preoccupato di Naomi Watts, di mattina presto, davanti allo specchio del bagno. Al punto che nella scena finale, sempre sulla spiaggia, dove nascono nipoti, e Naomi e Robin sono ormai  le “nonne”, al pubblico non sfugge un commento ironico sulla bellezza che rimane negli occhi, nei volti, nei fianchi snelli e nelle gambe sottili ed abbronzate di queste improbabili nonne, su cui gli anni non lasciano il segno. Sono i commenti di spettatori coetanei delle protagoniste, che si confrontano con le normali pance di cinquantenni e sessantenni, con le maniglie dell’amore, con i capelli grigi (quando ci sono ancora), con i chili in più della nostra normale vita: meno belli, ma più veri.

Dicevo all’inizio che sono uscito dal cinema con una grande tristezza: perché sentivo – e sento tuttora – che questo estetismo e questa falsa libertà sono spesso alla radice dell’inquietudine dell’uomo contemporaneo, che affronta la vita pensando di poter evitare la domanda sul senso della vita, sul grande perché della nostra esistenza. Così anche la bellezza, l’amore, la sessualità, l’amicizia rimangono fini a se stessi, e non  soddisfano la grande sete che ogni essere umano ha dentro di sé: quella di non sentirsi solo, di sperimentare la propria capacità di amare e di essere amato, del desiderare questo amore per sempre, anche scoprendo che ogni scelta ha un costo, un valore, un senso nello sguardo dell’altro. Invece, alla fine del film, nella falsa eccitazione dei personaggi, che hanno attraversato queste vicende “senza fare una piega” (o senza riportare una ruga, per meglio dire), si percepisce solo un grande vuoto. La bellezza salverà il mondo, non la calligrafia!

Autore: Francesco Belletti

Altre Informazioni

Titolo Originale Perfect Mothers
Paese Francia Australia
Etichetta
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