TUTTO CHIEDE SALVEZZA

20227 episodi di 70 minuti14+   Adolescenti, Malattie mentali, Dipendenze

Liberamente tratto dal romanzo Tutto chiede salvezza dello scrittore romano Daniele Mencarelli, vincitore Premio Strega Giovani nel 2020, la serie tv è riuscita a metà. Bastano le prime tre puntate per farsi un’idea della storia, poi sarebbe meglio leggere il bellissimo romanzo. Su Netflix

Daniele è ricoverato in un Servizio psichiatrico di diagnosi e cura in seguito a TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per uno scoppio di rabbia rivolto contro il padre. Il trattamento dura una settimana, ogni puntata racconta una giornata con i pazienti e i medici del reparto.  C’è anche una prevedibile storia d’amore.


Valori Educativi



Uno squarcio sul mondo della malattia mentale, ancora troppo poco conosciuto, attraverso un realismo sentimentale che può attrarre anche qualche giovane di buona volontà e sensibilità

Pubblico

14+

Scurrilità e volgarità al minimo indispensabile, a parte un inutile riferimento a una fellatio omosessuale fuori campo, che non può mai mancare in questi tempi. Bei tempi invece quando si potevano tagliare le pellicole nei cinema parrocchiali!

Giudizio Artistico



Da un romanzo con un linguaggio fortemente espressionista oltre che a tratti lirico, com’è l’ispirazione prima del poeta Mencarelli, è stata tratta una storia d’amore giovanile, arricchita dal contesto psichiatrico. Bravi quasi tutti gli attori, interessanti molti dialoghi e scene, ma il romanzo è arte, questo è un lungo film tv ben confezionato.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Ci sono alcune buone ragioni per seguire questa serie, ma ce ne sono altrettante per smettere durante la quarta puntata, quando Daniele e Nina cominciano a parlare.

Perché sì

Si descrive, con un certo serio realismo, l’ambiente di un reparto psichiatrico di un ospedale statale dedicato ai ricoverati in seguito a TSO, al quale è stato sottoposto il protagonista Daniele, 20 anni. Nella stanza dove viene ricoverato, il ragazzo incontra altri cinque pazienti, descritti con una certa cura dei dettagli, in genere ben interpretati. Si capisce subito che siamo dalle parti del racconto di formazione: il giovane imparerà qualcosa dall’esperienza e acquisirà una maggiore consapevolezza di sé. Una regia discreta, al servizio della storia, senza estro ma anche capace di non esasperare formalmente un contenuto già di per sé molto drammatico. Il romanesco e l’ironia di alcuni comprimari aiutano nell’impresa di non lasciare troppo spazio alla disperazione. Insomma un buon prodotto italiano, d’alta professionalità, se non fosse per un particolare: è tratto da uno dei più bei romanzi di questi ultimi anni, Premio Strega Giovani 2020, autobiografico, come raccontato dal suo autore Daniele Mencarelli, anche lui associato alla squadra di sceneggiatori e quindi complice consapevole di chi ha fatto melassa del suo romanzo.

Perché no

Se amate leggere, io vi consiglio di non perdere 7 ore con questa serie tv e di passarne invece 3 in compagnia del romanzo a cui la serie si è ispirata, inoltre si guadagna tempo. Se il contesto narrativo della storia originaria c’è tutto, a volte anche nei particolari e pure citando dialoghi originali, il personaggio della giovane Nina, ricoverata per tentato suicidio, e tutte le vicende successive con Daniele, non c’entrano nulla con il romanzo, ma molto con la promozione del serial. Sento già le voci di chi sta leggendo: “l’adattamento del romanzo è un’altra cosa”, “bisogna capire, un personaggio femminile in una serie non si può non mettere”, “in fondo il resto della storia è quasi uguale” …Obiezioni ragionevoli, capisco tutto, compreso che i diritti d’autore servono per tirare a campare, però in questa intelligente operazione di commercializzazione della storia, il romanzo ha perso del tutto l’anima, come urla spesso uno dei ricoverati:

Maria ho perso l’anima!

Aiutami Madonnina mia!”

E il romanzo continua scavando nell’angoscia del protagonista, arrivando fino alle sue radici: il bisogno di salvezza, connaturato all’essere umano. Se questo bisogno non trova risposta adeguata, lo si cerca nei posti sbagliati, condannandosi all’autodistruzione. E quale sarebbe la risposta adeguata? Secondo la serie tv, l’ammmore (con tre m) tra Daniele e Nina, secondo il romanzo, Dio.

Infatti implora Mencarelli/Daniele:

Eccola la mia ossessione, il mio desiderio patologico.

Salvezza.

Dalla morte. Dal dolore.

Salvezza per tutti i miei amori.

Salvezza per il mondo”.

E chi può, umanamente, soddisfare un simile desiderio? Dice uno dei pazienti più lucidi, un maestro elementare che passa il tempo a scrutare gli uccellini che fanno il nido sull’albero di fronte alla finestra: “Tu ora non ci crederai, ma io una volta ne ho visto uno resuscitare, sono sicuro che fosse morto, poi però è tornato a vivere, a muoversi, alla fine è volato via, di sicuro non mi credi, ma se l’avessi visto non avresti dubbi nemmeno tu”.

Concludo con un appello: caro Daniele Mencarelli, io ho pianto mentre leggevo il tuo libro, invece durante la serie tv guardavo il telefonino e scrivevo messaggi. Ci sono romanzi che non si possono prestare impunemente alla trasposizione in un’altra forma artistica, pena appunto il completo tradimento. Forse in questo caso ci sarebbe voluta una versione teatrale, per dare tempo ai dialoghi di dipanarsi in tutta la loro bellezza e senza inventare nessun personaggio melodrammatico. In ogni caso ti supplico: abbandona l’idea di nuovi luciferini patti con piattaforme online e salva il tuo talento letterario.

Autore: Luca Finatti

Altre Informazioni

Etichetta
Giudizio Artistico 6
Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tipologia
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