THE WAY BACK

201099 min10+  

Unione Sovietica, 1940. Sette prigionieri scappano da un Gulag sovietico e si avventurano per migliaia di chilometri, attraverso un territorio ostile. Nonostante la libertà, sentono che la loro fuga ha poche possibilità di riuscita: hanno poco cibo, non sanno la loro esatta posizione e tantomeno la loro meta. A spingerli a proseguire saranno l'istinto di sopravvivenza, la paura, la compassione, la fiducia ed un solo, unico principio: andare sempre avanti...

Già autore di Picnic ad Hanging Rock, Truman Show e Master & Commander, Peter Weir ha realizzato un film sulla  fuga di un gruppo di uomini da un Gulag che non rientra fra le sue opere migliori ma si riscatta per un’acuta l’analisi dell’animo dei protagonisti


Valori Educativi



Un gruppo di uomini decide di sostenersi a vicenda nella fuga da un Gulag e affrontano mille difficoltà superando ogni forma di egoismo

Pubblico

10+

Qualche situazione di tensione e crudeltà

Giudizio Artistico



Il film è didascalico nella prima parte, lungo e ripetitivo nella seconda ma si riscatta per l’acuta analisi dell’animo dei protagonisti

Cast & Crew

Our Review

 

“La vostra prigione non sono il nostro filo spinato, le nostre armi, i cani ma la Siberia stessa. I vostro carcere è la natura”. Sono queste le prime parole che ascoltano i “nemici del popolo” al loro arrivo al campo di concentramento russo in Siberia.

Essi hanno già sperimentato  sulla loro pelle  la  sofisticata  crudeltà del regime sovietico: il polacco Janusz è stato accusato di spionaggio dalla sua stessa moglie, una accusa estorta con la tortura; sull’americano Mr Smith pesa  la stessa condanna ed a subire le torture è stato suo figlio, ucciso subito dopo la confessione forzata;  per altri, come per l’attore Khabarov, è stato sufficiente ave recitato in una opera teatrale la parte di un aristocratico.

. Se non stai attento non durerai neanche un anno. La gentilezza può uccidere. Tutti hanno nel cuore  una profonda ferita e affrontano  le miserie ed umiliazioni di ogni giorno per cercare di sopravvivere.  Essi non debbono mai perdere il controllo perché “Stalin ha occhi e orecchie anche qui” e “la gentilezza può anche uccidere: se non stai attento e non badi a te stesso non durerai neanche un anno” suggerisce Mr Smith, un veterano del gulag, al neoarrivato Janusz.

Solo Valka un delinquente di professione, si trova a suo agio e riesce a imporsi sugli altri con la minaccia del suo coltello.

Alla fine chi ancora conserva la capacità di ragionare comprende che l’unica cosa che può dare loro un senso è la fuga: “Almeno moriremo da uomini liberi”.

Inizia così la seconda parte del film: una lunga marcia a piedi, con il tormento continuo della fame e della sete, passando  per il  Tibet e il deserto del Cobi,  per arrivare dopo anni, quasi alla fine della guerra in India.

The way back  è un film imponente ed ambizioso del grande regista australiano, che è sempre stato attratto  da eroi che combattono contro i condizionamenti imposti dalla società (come in Picnic ad Hanging Rock, in modo altamente simbolico o in Truman show, sull’influenza  dei media o in L’attimo fuggente su certi criteri educativi,  ma anche in Master & Commander  il capitano Jack Aubrey decide di  affrontare una temibile fregata francese mettendo a repentaglio la sua nave e l’equipaggio.

Ciò che è di nuovo in The way back e che la lotta alle avversità non è il gesto di un singolo ma di un gruppo di uomini e di una donna che decidono di sostenersi vicendevolmente: è  questo l’aspetto  più positivo del film: di fronte a stenti ed avversità di ogni genere i singoli non si contendono le poche risorse disponibili ma scoprono che la solidarietà è la migliore arma per sopravvivere.

Lo è anche nel  senso più intimo, come nell’episodio della confessione reciproca fra  Janusz e Mr Smith , il momento culminante del film: il perdono, donato o richiesto è  per entrambi  l’unica vera ragione per continuare ad andare avanti. Janusz intuisce che sua moglie non avrà mai pace  per il tradimento compiuto e che  solo lui la potrà perdonare; anche Mr Smith  cerca il perdono per aver portato suoi figlio in Russia dove  ha trovato la morte: ”rimanere in vita è stata  la mia punizione” ed ora solo la solidarietà di Janusz e dei compagni riesce ancora a dargli la forza di proseguire.

The way back non è tra i film migliori di Weir. Se la prima parte appare troppo didascalica nel denunciare le crudeltà del regime sovietico, la seconda appare troppo lunga e ripetitiva nel raccontare  il lunghissimo viaggio compiuto. Resta comunque  positiva, la definizione dei vari personaggi di fronte a una prova così estrema.  

L’ottimo Colin  Farell ritaglia a tutto tondo la figura di un delinquente che è sempre stato tale (“conosco la sopravvivenza da tutta una vita”); riconosce solo l’autorità del più forte e del più autorevole con la stessa logica con cui, nel lager aveva cercato di predominare sugli altri ora , durante la fuga, riconosce la superiorità di Janusz e riconosce in lui l’autorità del capo. Arrivati al confine della Russia non prosegue con i suoi compagni: “non fa per me la libertà non saprei cosa farne”. La sua vita resta  richiusa in una esistenza basata su espedienti.

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale The Way Back
Paese USA
Etichetta
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