STORIA D’INVERNO

2014118 min14+  

New York 1914. Lo scassinatore Peter Lake incontra Beverly Penn, bellissima e malata. I due s’innamorano ma le forze del male congiurano contro di loro. Cento anni dopo Peter avrà una seconda chance per compiere il suo destino…

Lui e lei si innamorano ma le forze del male cospirano contro di loro: la storia procede con totale sprezzo del ridicolo
 


Valori Educativi



Il film parla del valore irriducibile di ogni singolo essere umano, ma purtroppo ha più il sapore di un confortante manuale di self help che di una vera filosofia.

Pubblico

14+

Alcune scene di violenza, una scena sensuale e di nudo parziale.

Giudizio Artistico



La storia procede con totale sprezzo del ridicolo: la banalizzazione estrema investe ogni elemento della storia e le sorprese sono bandite fino al prevedibile finale

Cast & Crew

Our Review

È abbastanza difficile capire che tipo di pubblico pensasse di conquistare Akiva Goldsman (sceneggiatore pluripremiato cui si devono grandi film come A Beautiful Mind, Cinderella Man,  Il cliente, Io sono leggenda ma anche di scivolate imbarazzanti come l’adattamento de Il codice da Vinci e del suo seguito  Angeli e demoni e lo sciagurato Batman e Robin) qui alla sua prima prova da regista.

Certo non i lettori del libro di Mark Helprin da cui il film è tratto (pubblicato nel 1983, e considerato da un pubblico di critici uno tra i migliori 25 romanzi degli ultimi trent’anni) e a cui questo film sta come un foglietto dei Baci perugina a un canto di Dante.

La citazione del sommo poeta non è fuori luogo dato che il romanzo di Helprin, ben lungi dal ridursi alla favoletta zuccherosa e new age qui presentata, è un ambizioso tentativo di fantasy metafisico che parla di destino, giustizia, bellezza e verità, va avanti e indietro nel tempo e procede per voli pindarici, sullo sfondo di una New York descritta con il realismo magico dei grandi classici.  Qualcosa che rispetto alla modernità si colloca dalle parti de Il signore degli anelli

Di fronte a tanta grazia Akiva Goldsman, che pure deve aver coccolato il progetto per parecchio tempo, sbaglia tutto quello che poteva sbagliare, finendo spesso per scivolare nel ridicolo involontario e martellando ad ogni piè sospinto con dialoghi didascalici e voice over irritanti la sua morale: tutti abbiamo un destino e un miracolo da regalare a una persona e una persona soltanto e l’universo cospirerà per portarci al successo, o, al peggio, a darci un posto come stelle una volta finito il nostro cammino sulla terra.

Tolti anche i puristi che si erano sobbarcati le 800 pagine di fatica dell’originale, pure il pubblico ben disposto dei giorni di San Valentino rimarrà abbastanza deluso da una racconto in cui l’amore viene sì sbandierato a destra e a manca come salvifico Graal capace di distruggere le forze demoniache rappresentate da un cattivissimo Russel Crowe, ma poi si svolge tra scene da cartolina e senza un vero sviluppo drammatico.

Il protagonista Peter Lake (Colin Farrel con la pettinatura più assurda che si potesse immaginare) è un ladro e meccanico abilissimo (si tratti di caldaie, casseforti o apparecchi per le diapositive, riesce a smontare e ricostruire qualunque cosa) in rotta non si sa bene perché con il suo capo Pearly Soames.  Durante un furto incontra una ragazza bella e ricca, minata però da un male incurabile. È amore a prima vista, puro e splendente, ancora di più perché irrimediabilmente condannato dalla morte; del resto proprio in quanto tale diventa il terreno di scontro delle forze del Bene e del Male.

Le prime rappresentante da un candido cavallo volante (che tutti chiamano cane bianco ma solo chi ha letto il romanzo capirà perché), le secondo capeggiate dal bieco Pearly, che risponde, però, a niente di meno che a Lucifero stesso (un improbabile Will Smith che soggiorna in un sotterraneo mal illuminato).

La storia procede con totale sprezzo del ridicolo, passando dall’inizio del Novecento al 2014, dove il compimento del destino di Peter ha a che fare con la salvezza di una bambina malata di cancro che, in quanto tale (come sua madre inutilmente interpretata da Jennifer Connelly), non sembra bisognosa di ulteriore caratterizzazione.  Dato il dispiego di forze in campo, tra angeli e demoni che il buon Goldsman si deve essere portato dietro dall’ultimo adattamento di Dan Brown, ci saremmo aspettati qualcosa di più circa la salvezza universale, ma lo sceneggiatore ha la scusa pronta anche per questo. La banalizzazione estrema investe ogni elemento della storia e le sorprese sono bandite fino al prevedibile finale, che parla del valore irriducibile di ogni singolo essere umano, ma purtroppo ha più il sapore di un confortante manuale di self help che di una vera filosofia.

Autore: Laura Cotta Ramosino

Details of Movie

Titolo Originale Winter’s tale
Paese USA
Etichetta
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