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SPLIT

2017147 minDiseducativo  

Il regista M. Night Shyamalan torna al cinema con un thriller psicologico in cui il ritmo dettato dai dialoghi e dalla suspense mantiene lo spettatore focalizzato sul destino delle giovani vittime.

Dalla storia emergono nette implicazioni morali sulla natura umana. Non c’è speranza per essa, solo dolore e la conseguente, quanto necessaria, reazione ad esso. Ogni essere umano sviluppa una personale difesa alle violenze inferte. È ben chiaro nei due personaggi principali, la giovane Casey e il rapitore, interpretato da un poliedrico ed eccezionale James McAvoy. Entrambi vittime di aggressioni psicologiche nella primissima infanzia, affrontano diversamente il dolore e le ferite scaturite dall’abuso. Casey, troppo indifesa dinnanzi “all’orco nero”, sviluppa diffidenza nell’essere umano e preferisce la solitudine alle relazioni sociali. Kevin, invece, il bambino diventato uomo in molteplici vite diverse rispetto a quella originaria, si difende dal male rifugiandosi nell’alterità. Gli “Altri” ventitrè sono la sua via di fuga da un dolore che lo ha segnato per sempre e proprio il passato comune rende Casey in grado di entrare in sintonia con con Kevin e con gli “Altri”. Questo elemento della storia ci introduce ad un altro più ampio discorso. Innanzitutto, secondo quanto il regista ci racconta, non solo la violenza genera dolore, ma la violenza stessa nasce dalla malvagità umana, che non risparmia nemmeno le mura domestiche. Il che distrugge il concetto di famiglia e toglie luce a qualsiasi evoluzione positiva nel Destino dell’Uomo. Queste ferite fortificano la vittima, la formano e le conferiscono un’esperienza totalmente estranea a chi ha vissuto senza dover affrontare difficoltà. In questo Casey e Kevin sono certamente uguali. Uniti da un’affinità e da una storia emotiva differenti da quelle di Claire e Marcia, sono, a detta di Kevin, diversi in quanto superiori. Questo concetto, oltre ad essere socialmente antidemocratico, è ancor più pericoloso e fuorviante perché qui è definito sulla base dell’emozione. E, unitamente alla violenza che genera dolore, giustifica, trovandone una causa incontestabile, le distorsioni comportamentali, di qualunque gravità esse siano.

L’affermazione della ventiquattresima identità di Kevin, la “Bestia”, definisce e riassume il pensiero veicolato dal film. Il destino dell’uomo è racchiuso in un cerchio in cui la malvagità genera altra malvagità ed in cui questa seconda è una reazione necessaria con il fine di sopravvivere alla selezione naturale che regola il mondo.

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Split

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USA

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