ROCCO E I SUOI FRATELLI

1960170 min18+   Amore e Famiglia, Emigrazione

Negli anni Sessanta una famiglia di contadini si trasferisce a Milano in cerca di un posto stabile. Un dramma che è individuale, familiare e  sociale al contempo, raccontato da Luchino Visconti in una delle sue opere più intense. Su RaiPlay nella versione integrale

Negli anni ’60, in Lucania, donna Rosaria è rimasta vedova. La terra di famiglia non è sufficiente a sfamare i suoi quattro figli e decidono quindi di prendere tutti il treno per Milano dove Vincenzo, il figlio maggiore, che si è trasferito al Nord da tempo, saprà trovar loro una buona sistemazione. Le difficoltà sono molte e ognuno cerca di trovare la propria strada: Ciro, il più scrupoloso, riesce a formarsi a una scuola serale e viene assunto all’Alfa Romeo. Rocco lavora in una lavanderia mentre il piccolo Luca fa lavoretti occasionali. Simone, il più ambizioso, vuole raggiungere rapidamente la ricchezza praticando il pugilato. L’inizio sembra promettente e nell’ambiente che ora frequenta conosce Nadia, una prostituta che Simone cerca di attirare a se facendole continuamente dei regali. Nadia non tarda a capire che i gioielli che riceve sono rubati e non volendo incorrere in altri guai oltre a quanti già ne abbia, finge di partire, troncando la relazione. Un anno dopo incontra casualmente Rocco che sta terminando il servizio militare. Nadia è colpita dalla bontà del ragazzo e accetta la sua corte, decisa a cambiar vita. Ma Simone, aizzato dai suoi amici di palestra, vuole dare una lezione a entrambi e una sera, spalleggiato dai suoi compagni, organizza una spedizione punitiva..


Valori Educativi



La famiglia viene mostrata come società-cellula, dove i suoi componenti, al di là dei loro errori, vengono cresciuti e protetti e senza la quale non si possono costruire società più ampie

Pubblico

18+

Due scene forti di violenza su di una donna. Presenza di riferimenti, senza immagini, alla prostituzione femminile e a quella omosessuale.

Giudizio Artistico



Eccezionale direzione degli attori e poderosa realizzazione di scene collettive. Una sceneggiatura impeccabile in grado di costruire con calibrata progressione il dramma che si sta per compiere

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Quando Rosaria, appena arrivata a Milano, incontra il figlio maggiore Vincenzo, non ha dubbi che lui saprà trovare per lei e i quattro fratelli una sistemazione a Milano: ora che il padre è morto, è compito suo prendersi cura della famiglia. In effetti quando la madre di Ginetta, la fidanzata di Vincenzo, finisce per litigare con Rosaria, Vincenzo sarà costretto a ritornare presso la propria famiglia, perché sono queste le leggi della famiglia, queste le giuste priorità.

Il fenomeno della migrazione Sud-Nord negli anni ’60, le due culture: quella tradizionale e la nuova, industriale del Nord, l’arrivo del benessere generato dal boom economico,  si integrano perfettamente con il dramma tutto privato della famiglia Parondi. Possiamo dire che la tragedia che si consuma all’interno di questa famiglia, la rottura dei sacri legami  di sangue che debbono teneri uniti i fratelli fra di loro e alla loro madre siano stati causati dalla decisione di spostarsi al Nord e dal passaggio dalla campagna alla città? E’ la domanda che si pone angosciata Rosaria quando è costretta a tenersi in casa un Simone ormai sempre ubriaco assieme a Nadia, la sua amante prostituta. Per troppo tempo aveva visto suo marito spezzarsi la schiena per lavorare una terra ingrata e aveva pensato che andando a Milano, si sarebbe trovata facile ricchezza per tutti i figli. La nostalgia di un modo rurale dalle solide tradizioni  fa spesso capolino, soprattutto nelle parole di Rocco e in quelle  di Ciro (“il nostro è il paese degli arcobaleni, il paese dei chiari di luna”) eppure la tematica sociale, pur presente, non risulta  determinante per l’innesco della terribile tragedia che si sta consumando. In fondo Vincenzo e Ciro trovano un buon lavoro e si ambientano senza problemi a Milano e sarebbe successo lo stesso a Rocco, se non avesse scelto il pugilato per guadagnare più rapidamente quei soldi che erano necessari per coprire i debiti di Simone.  E’ l’equilibrio frantumato della famiglia il cuore sanguinante del racconto: è l’invidia di un fratello più fragile nei confronti di quello più forte, la contesa intorno alla stessa donna.

Ma cosa bisogna fare quando in una famiglia c’è una mela marcia? E’ il tema etico che affronta il film. Per Ciro la soluzione è lineare: “noi siamo come semi di uno stesso sacco. Semi che debbono dare frutti sani. Se in mezzo a noi ce n’è uno guasto lo dobbiamo separare dagli altri, come quando mamma ci fa pulire le lenticchie”. La visione di Rocco è diversa: Simone è disperato e deve essere aiutato dalla famiglia. “Non credo nella giustizia degli uomini e comunque non sta a noi giudicarlo ma solo aiutarlo”. Simone stesso, quando compie un atto irreparabile e comprende che ormai tutto è finito, torna in famiglia perché sa che quello è l’unico luogo dove può sperare di essere accolto, sempre e comunque.

Nel finale, Ciro porta alla ribalta l’ ideologia della lotta di classe che appare tardiva e  fuori contesto, forse effetto dell’eterno oscillare di Visconti fra decadentismo e impegno sociale: “Laggiù, in campagna, i  cristiani sono tutti trattati come tante bestie. Mentre tutti debbono campare senza essere servi degli altri”.

Visconti realizza un’opera somma dove manifesta la sua incredibile bravura nel dirigere gli attori e nel costruire palpitanti contesti collettivi. La palestra animata da tanti giovani che sperano di trovare un briciolo  di successo, il vociare del pubblico assetato di sangue durante gli scontri di box, sono indimenticabili.

Ma Visconti è anche un uomo di teatro e non sono poche le “scene madri”, come le urla strazianti della madre, a stento trattenuta da Ciro e da Rocco, quando intuisce cosa ha fatto il figlio Simone; i numerosi primi piani dei volti di coloro che stanno per esser travolti dal livore e dalla passione come Simone o quello di Rocco, che con le lacrime agli occhi si vota a un doloroso sacrificio. Non mancano i “gesti simbolo”, difficili da dimenticare, come la mutandina gettata in faccia a Rocco o le braccia aperte di Nadia, quando vede arrivare verso di lei il suo carnefice.

Possiamo dire che la bontà di Rocco, il suo votarsi al sacrificio come un agnello per il bene del fratello sia quel bene che riscatta la sua famiglia e dà un valore positivo complessivo, nonostante la tragedia a cui dobbiamo assistere, a tutto il film?

Rocco ama Nadia ma dopo il gesto violento di Simone contro di lui e Nadia, volto a dimostrare che “quella è la sua donna”, Rocco non se la sente di proseguire quella relazione che sta lacerando l’unità familiare. Anzi, invita Nadia a tornare da lui perché ritiene quella relazione sia utile all’equilibrio del fragile fratello. Con questo comportamento Rocco dimostra di muoversi in un orizzonte chiuso, limitato alle priorità da dare alla sua famiglia. Gli manca una visione universale sul valore della persona (non ci sono riferimenti cristiani nel film, se non, indirettamente, l’incontro di Rocco e Nadia in cima al duomo di Milano). Nadia ama Rocco, spera che con il suo aiuto possa cambiar vita ma ora lui la respinge, le chiede di ritornare da un uomo che non ama, anzi disprezza. Lei viene invitata a sacrificarsi per un bene ritenuto superiore.  

Alla fine Rocco è solo un agnello debole che non riesce a essere giusto ma neanche Ciro che sceglie l’inflessibilità della giustizia e si alimenta dell’odio di classe costituisce un valido riferimento.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tipologia
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