RAGNAROK (stagioni 1 e 2)

202016+   Rispetto dell'ambiente

La mitologia nordica viene posta al servizio di un racconto di formazione che evidenzia tematiche particolarmente attuali come la tutela dell’ambiente. Il cristianesimo visto come fede inautentica, ridotta a vuota ritualità. Su Netflix.

Appena arrivato in una cittadina sperduta tra i monti della Norvegia, insieme alla madre vedova e al fratello Laurits, Magne s’imbatte in una strana vecchietta che sembra fargli un incantesimo. Da quel momento non sarà più lo stesso: grazie all’aiuto della compagna di banco Isolde, capisce  che la famiglia Jutul, proprietaria di una grande azienda multinazionale, nasconde le prove dell’inquinamento dell’acqua potabile del paese; contemporaneamente avvengono in lui cambiamenti significativi nel fisico e nello spirito, ma non tanto perché sta crescendo … Mentre studia la mitologia nordica a scuola, Magne comprende di avere ottenuto i poteri del dio Thor. Ora però deve trovare degli alleati per sconfiggere i feroci Giganti, razza demoniaca che si cela sotto le apparenze di imprenditori illuminati, in realtà consapevoli distruttori dell’ecosistema.


Valori Educativi



Lo spunto positivo di affrontare un tema attuale come la salvaguardia dell’ambiente contrasta con una visione superficiale del sesso fra giovani, sia omo che eterosessuale e la presenza di scene di violenza familiare. Inoltre la rinascita degli dei norreni diventa una semplicistica critica al cristianesimo, vista come religione inautentica, ridotta a vuota ritualità senza fede.

Pubblico

16+

Violenza nei limiti del genere, ma in due episodi, in modo piuttosto imprevisto e con scene inutilmente esplicite, i genitori pestano i figli, creando un forte contrasto con il resto della storia, considerato il registro realistico e intimo adottato per gran parte della serie.

Giudizio Artistico



Il realismo psicologico e i dialoghi franchi, a volte spietati, di personaggi alla ricerca del senso della propria esistenza, sono tipici della migliore tradizione della letteratura e del cinema nordico. La serie è quindi un’interessante alternativa ai molti film americani di supereroi. Quando però nella storia l’elemento fantastico diventa preponderante, la rappresentazione perde equilibrio e tutto diventa meno credibile.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Scopri il dio che c’è in te e avrai trovato il tuo destino.

Potrebbe essere lo slogan di questa serie-tv ideata dal danese Adam Price, già autore di Borgen – Il potere, storia d’intrighi politici nella Danimarca contemporanea.

Anche in questo caso uno dei temi principali della serie è il potere. Ci troviamo in Norvegia, in una cittadina immaginaria chiamata Edda, come il nome delle più famose fonti poetiche della mitologia norrena.

La città dipende economicamente dalla Jutul Industries, una multinazionale potentissima guidata da Vidar Jutul, con l’appoggio dell’ammaliante moglie Ran, anche preside del liceo, e dei figli adolescenti Fjor e Saxa.

Proprio per aver trovato lavoro in questa fabbrica, la vedova Turid ritorna a Edda con i figli Magne, dislessico, impacciato con tutti, ma generoso idealista, e Laurits, sfrontato, beffardo, tormentosamente alla ricerca della propria identità sessuale.

Appena arrivato a Edda, Magne s’imbatte in una strana vecchietta che sembra fargli un incantesimo e da quel momento non sarà più lo stesso.

Grazie all’aiuto della compagna di banco Isolde, si rende conto che la famiglia Jutul nasconde le prove dell’inquinamento dell’acqua potabile, causato dalla loro fabbrica; contemporaneamente si accorge che il suo fisico sta cambiando … Getta via gli occhiali perché improvvisamente ci vede benissimo e riesce a lanciare un martello casalingo a un’incredibile distanza, come se avesse acquistato dei superpoteri.

Chi ha amato il film Spiderman (2002), apprezzerà la stessa idea della scoperta dei propri poteri come metafora della maturazione da adolescente ingenuo a giovane con una missione da compiere.   

In questo caso però si tratta di riconoscere la presenza delle antiche divinità nordiche in noi e fuori di noi: Thor, Loki, Odino, Tyr, Freia si nascondono sotto le mentite spoglie di umani inconsapevoli che devono accettare a poco a poco la propria nuova identità e quindi unirsi per combattere le forze del male, chiamate Giganti, celati sotto le rispettabili sembianze della famiglia Jutul.

Il realismo psicologico dei caratteri, la lentezza della trasformazione fantastica e la cura dei dettagli delle relazioni tra gli adolescenti e le loro famiglie, danno un ritratto davvero interessante di un gruppo di ragazzi incerti tra l’impegno per alcuni ideali (la difesa dell’ambiente, il rispetto per chi ha difficoltà fisiche o psicologiche, l’amore per la patria) e l’egocentrismo di una vita agiata, ricca di trasgressioni futili.

La manifestazione dell’identità divina sembra ispirarsi, più che alla saga Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, alla psicologia degli archetipi: immagini primordiali, attinte dal mito e dalle leggende, che funzionano inconsciamente come modelli universali di comportamento; diventarne consapevoli significa far emergere la propria identità autentica (“la psicologia mostra i miti in vesti moderne, mentre i miti mostrano la nostra psicologia del profondo in vesti antiche” James Hillman, Figure del mito).

Nella migliore tradizione del racconto di formazione, l’eroe Magne dovrà superare molte prove per arrivare ad accettare il proprio destino di combattente, compresa la delusione d’amore e l’ambiguità del fratello, affascinato dalla vita sfarzosa dei Giganti. 

Gli innegabili motivi di interesse di questa serie, che avvince per lo scavo dell’interiorità dei personaggi mista a un’arcana atmosfera sovrannaturale, sono in parte rovinati dall’inverosimiglianza degli effetti speciali e da alcune gratuite scene scabrose e violente.

Senza contare che la rinascita degli dei norreni diventa anche una semplicistica critica al cristianesimo, vista come una religione inautentica, ridotta a rito religioso senza fede: in una puntata della seconda serie, Magne vorrebbe rifiutare i nuovi poteri, spaventato dall’idea di doverli utilizzare per uccidere, e si mette a pregare davanti a un crocifisso in un tempio protestante. Gli verrà poi spiegato da Odino, anziano recluso in una casa di cura, che quella preghiera è ipocrita: “Preghi un Dio in cui non credi !”

Eppure Magne dice di non voler usare la violenza, cerca un’altra strada, in qualche modo vorrebbe combattere il male con il bene, e questo è un principio cristiano, mentre l’etica del mondo mitologico nordico vede anzitutto nel combattimento e nella vendetta la principale forma di giustizia. Il dilemma, al punto in cui è arrivata la serie, è ancora rimasto irrisolto.

Inoltre, se i sentimenti umani possono far breccia anche nel cuore dei cattivi Giganti, l’eccesso di temi politicamente corretti fa perdere un po’ di mordente, soprattutto nella seconda stagione, in attesa di una terza che sveli davvero il senso del titolo.

Nella tradizione mitologica il Ragnarok (Crepuscolo degli dei) indicava la battaglia finale tra dei e forze nemiche, la morte di tutti e la distruzione della Terra, per poi far rinascere dal Caos un nuovo mondo: siamo quindi alla conclusione di un ciclo cosmico oppure la lotta servirà a ritardare la fine e a salvare così il mondo dall’inquinamento dei demoni delle industrie?

Autore: Luca Finatti

Altre Informazioni

Etichetta
Paese Danimarca NORVEGIA
Tipologia
Tematiche (generale)
Titolo Originale Ragnarock
Scrivi per primo un commento a “RAGNAROK (stagioni 1 e 2)”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti


  • .it/wp-content/uploads/2021/11/netflix.png