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PALAZZINA LAF

202399 minTutti Lavoro e Societa'Gestione del Personale
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PALAZZINA LAF

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Palazzina LAF

Al centro siderurgico di Taranto il termine mobbing, alla conoscenza dei più, non viene solitamente associato. Siamo informati sulle vicissitudini dell’ILVA di Taranto, il più grande d’Europa, che dà lavoro a migliaia di operai e impiegati riguardo alla tematica dell’inquinamento. E’ del 2012 l’intervento della magistratura  motivato dell’alto livello di inquinamento nell’area circostante l’Ilva  ma la tensione fra le due pressioni contrapposte, quella di garantire la salute pubblica e l’altra di non far perdere il lavoro  migliaia di dipendenti non ha ancora trovato una giusta composizione.

Michele Riondino (regista, sceneggiatore e protagonista) non affronta il problema dell’inquinamento della sua città (c’è solo un riferimento molto implicito quando Lamanna vede morire nella sua masseria una delle sue pecore). La vicenda narrata avviene molto prima: si colloca nel 1997. Racconta fatti realmente accaduti, meno noti ai più, ma che  hanno portato solo nel 2006, come informa la didascalia a fine del film, alla condanna  da parte della Corte di Cassazione del presidente dell’ILVA e di alcuni suoi collaboratori per  violenza privata e frode processuale: il primo caso di condanna per mobbing avvenuto in Italia.

Come viene raccontata la storia? Riondino solletica il nostro spirito civile, i mostrandoci i buoni da una parte contro i cattivi dall’altra, sviluppa nel dettaglio le sedute del processo per mostrare come la vera verità sia venuta a galla? Niente di tutto questo. Riondino si pone ad “altezza d’uomo”

Palazzina LAF

All’altezza di Lamanna, semplice e poco istruito,  che non medita sui problemi sociali del suo tempo ma apprezza  per sé i benefici ricevuti dalla ditta e può finalmente, se con la sua Anna cambiare casa. Attraverso il suo sguardo deformato la Palazzina Laf, dove vengono messi in quarantena i dipendenti ritenuti pericolosi dall’azienda e dove anche lui si inserisce come delatore, è la migliore occasione per sentirsi anche lui un impiegato in un ufficio sommerso di carte piuttosto che un operaio che rischia ogni giorno di intossicarsi per le esalazioni delle vernici. Riondino trasforma i fatti realmente accaduti in eventi surreali e quando vediamo gli abitanti della palazzina Laf che si accalcano nel corridoio, con i volti stralunati attenti a qualsiasi novità che possa interrompere la loro estenuante malinconia, ci sembra di assistere a una delle sequenze oniriche dei film di Fellini.  La sua attenzione è rivolta piuttosto alla costruzione dei personaggi, impegno che gli è riuscito molto bene.

Lamanna (Michele Riondino) è espressione di una atteggiamento non certo ideale ma sicuramente reale in un territorio dove riuscire ad avere un posto di lavoro fisso costituisce una grande conquista. Il dott Basile (Elio Germano) è abile nel mescolare l’autorità alla lusinga perché è convinto di riuscire in  questo modo a tenere in pugno un subalterno. Anna (Eva Cela) si mostra esuberante e apparentemente leggera ma spera che la sua relazione con Caterino si trasformi in qualcosa di definitivo. Non solo i singoli personaggi ma  anche il contesto sociale degli operai della fabbrica ILVA esce con chiarezza: si parla spesso in dialetto tarantino, ci si prende liberamente in giro perché ci si conosce tutti e si condivide lo stesso lavoro. Alla fine gli aspetti negativi del mobbing risultano evidenti. Come spiega una psicologa nel film:  “Il mobbing è una situazione in cui si subiscono violenze e abusi fisici e verbali sul posto di lavoro”. Ma ci sono voluti almeno 8 anni (la sentenza è del 2006) perché il fenomeno venisse compreso in tutta la sua gravità.

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