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MAGIC IN THE MOONLIGHT

201498 minTutti  

Da Woody Allen non ci si potrà mai aspettare un film ambientato in una fabbrica o fra gente di modeste condizioni: l’ habitat vitale per i suoi soggetti presuppone contesti eleganti dove si parla di musica, arte, spesso di filosofia (vengono qui citati Hobbes e Nietzsche).  Magic Moonlight  ha una patina molto particolare: un ritorno agli anni ’20 arricchito dei colori della Costa Azzurra e dell’evocativo sound del Jazz di quel tempo. Da Woody c’è invece da aspettarsi, quasi sempre,  ciniche riflessioni sulla casualità del nostro destino, su quella pallina che è rimasta in equilibrio che può cadere indifferentemente di qua o al di là della rete come in Match Point e sull’abbandono all’illusione dell’amore, l’unico senso insensato che si può dare al nostro vivere.

Quando Woody fa prevalere la sua voglia di indottrinarci con il  suo nichilismo,  i suoi film diventano insopportabili, come in Basta che funzioni  ma quando lascia che il suo talento si esprima in ciò che più gli è congeniale, la descrizione di figure femminili, allora fioccano gli Oscar, come per Cate Blanchett in Blue Valentine, Dianne Wiest in Hannah e le sue sorelle, Diane Keaton per Io § Annie,  Penelope  Cruz in Vicky Cristina Barcellona.

Questo Magic Moonlight potrebbe esser definito come un prodotto bilanciato: la storia sentimentale che si intreccia fra i due protagonisti è al contempo personificazione di due diverse visioni del mondo: raziocinante e disincantata quella di lui, positiva e aperta al sentimento quella di Sophie.

Mentre la dialettica ufficiale che i due portano avanti risulta alquanto impegnativa, in cui la possibilità di avere contatti con persone dell’aldilà, sostenuta da Sophie, si contrapporre alla visione di Stanley per un cielo cupo e indifferente ai nostri destini, i due si abbandonano alla banalità del quotidiano, fatto di deliziose gite in macchina lungo la costa, bagni in mare, partecipazione a  feste da ballo. In questo modo la natura umana fa il suo corso, lui inizia a scoprire il profumo dei fiori e con l’aiuto di una pioggia galeotta che li porta a rifugiarsi in un osservatorio abbandonato, contempla per la prima volta il cielo stellato senza alcuna apprensione.

Il film è stato accusato di eccesso di verbosità fin quasi a risultare noioso ma è forse questa la magia che Woody ha voluto riprodurre: quella di un lui e di una lei che riescono a parlarsi, parlandosi iniziano a conoscersi sempre meglio, poi scoprono di intendersi e alla fine si amano.

Woody Allen  non fa pesare più di tanto i suoi dubbi esistenziali ma li esprime ancora una volta attraverso il protagonista-alter ego:  “sono un uomo razionale che crede in un mondo razionale” dichiara Stanley; per lui essere razionali  vuol dire non credere “in una benevola figura paterna o che le nostre sofferenze siano finalizzate a un grande piano”. Per questo motivo non riesce a inquadrare quel sentimento che sgorga senza apparenti motivi dal suo  cuore, costituisce lo scandalo di qualcosa di totalmente illogico eppur molto vero. “E’ come se mi trovassi davanti a un trucco che non so scoprire”.

Il dissidio resta quindi irrisolvibile e pericoloso: “Quando il cuore controlla la testa, il disastro è sicuro”. La conclusione per il protagonista è una sola: abbandonarsi a quel sentimento anche se è pura illusione.

Chissà se Woody, continuando a riflettere su questi temi,  finisca, in qualche prossimo film, per scoprire che fra ragione e amore non c’è dissidio, anzi una profonda armonia.

Autore

Titolo Originale

Magic in the Moonlight

Paese

USA

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