LA SEDIA DELLA FELICITA’

201390 min14+  

Jesolo. La pregiudicata Norma Pecche (Katia Ricciarelli) per sdebitarsi di tante gentilezze ricevute dall’estetista Bruna (Isabella Ragonese), che per mesi le ha fatto la manicure visitandola in carcere, le confida in punto di morte il nascondiglio di un favoloso tesoro sfuggito agli inquirenti: in un’antica villa, già appartenuta alla malvivente, ci sono otto sedie e nell’imbottitura di una di queste si cela un piccolo scrigno contenente preziosi gioielli. Vittima della crisi e con i creditori alle costole, la ragazza si sente legittimata a non condividere il segreto con nessuno, anche se le circostanze la portano a chiedere l’aiuto del gentile tatuatore Dino (Valerio Mastandrea), anche lui male in arnese, che subito si prodiga per la causa. Un primo sopralluogo notturno alla villa non porta a nulla di fatto: le sedie sono state sequestrate dalla Guardia di finanza, poi vendute a un’asta e adesso si trovano ognuna nella casa di un diverso acquirente. Bisogna recuperarle una per una fino a trovare il malloppo.

Una ragazza che presta servizio presso un carcere viene a sapere dell’esistenza di un tesoro nascosto in una poltrona che non si riesce a trovare. Ultimo film del regista Carlo Mazzacurati, non è una delle sue opere migliori ma si lascia vedere grazie a un abile congegno narrativo e la bravura degli attori


Valori Educativi



Nella figura di padre Weiner c’è l’ennesima caricatura dell’ ecclesiastico con il simbolo del dollaro al posto delle pupille, personaggio fin troppo sopra le righe in una parodia che non è né spiritosa né interessante

Pubblico

14+

Turpiloquio, volgarità

Giudizio Artistico



La sedia della felicità si lascia vedere, soprattutto grazie a un congegno narrativo di sicura presa e per la bravura degli efficaci protagonisti. Su tutti un’Isabella Ragonese

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Ispirato al romanzo Le dodici sedie (1928) dei giornalisti russi Il’Ja Il’f ed Evgenij Petrov, già all’origine di popolari film come Il mistero delle dodici sedie (1970) di Mel Brooks e Ho vinto la lotteria di capodanno (1989) con Paolo Villaggio, l’ultima opera di Carlo Mazzacurati è una commedia giallonera abbastanza divertente, con deboli pretese di satira sociale e qualche caduta di gusto. Il film ha goduto di buona stampa soprattutto per la scomparsa prematura del regista, morto nel gennaio 2014 a 57 anni dopo una lunga malattia, ma è tutt’altro che il suo film migliore o la migliore commedia dell’anno. Non c’è bisogno di omaggi postumi politically correct per quella che è stata una delle voci più originali del cinema italiano degli ultimi trent’anni, di cui ricordiamo con piacere soprattutto La lingua del santo, La giusta distanza e La passione. La sedia della felicità si lascia vedere, soprattutto grazie a un congegno narrativo di sicura presa (quando mai non funziona la caccia al tesoro al cinema?) e per la bravura degli efficaci protagonisti. Su tutti un’Isabella Ragonese che buca lo schermo, una bella presenza che si vorrebbe più valorizzata dal nostro cinema, attrice completa capace di mitigare con la dolcezza il temperamento.

La sceneggiatura del film, scritta dal regista insieme a Doriana Leondeff e Marco Pettenello, un po’ si propone come rimedio favolistico della crisi economica (dopotutto sognare non costa nulla: a cosa servirebbe il cinema se non a farci credere che in fondo all’arcobaleno ci possa essere davvero un pentolone pieno d’oro?); un po’ celebra l’italica sempiterna arte di arrangiarsi (il recupero delle sedie non avviene attraverso un’indagine à la Sherlock Holmes ma sfruttando con inventiva vizi e paturnie dell’italiano medio). Mazzacurati canta il suo Veneto, il delta del Po, la laguna di Venezia e le Dolomiti, un’Italia bella e in cui e per cui è bello vivere, nonostante le difficoltà. Negli occhi tristi di Valerio Mastandrea (grande attore perennemente in attesa di un grande ruolo che lo consacri) tutta la sofferenza di un padre divorziato, allontanato da un figlio di cui sente la mancanza ma pronto a esercitare la propria paternità infondendo sicurezza e tenerezza nelle figure indifese che capitano sulla sua strada.

Meno riuscita la figura di padre Weiner, corpulento cappellano del carcere (Giuseppe Battiston) accorso al capezzale della ricca detenuta per l’estrema unzione e depositario di parte del suo segreto, l’ennesima figura di ecclesiastico con il simbolo del dollaro al posto delle pupille, personaggio fin troppo sopra le righe in una parodia che non è né spiritosa né interessante. La sedia della felicità non trova purtroppo un equilibrio tra i voli surreali e gli affondi realistici ma genera una certa simpatia anche per l’effetto di “ultima rimpatriata prima del congedo”, data dalla presenza in piccolissime parti di attori celebri cari al regista e di altri volti noti (Katia Ricciarelli, Milena Vukotic, Raul Cremona, Marco Marzocca, Roberto Citran, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando). 

Autore: Raffaele Chiarulli

Altre Informazioni

Titolo Originale La sedia della felicità
Paese ITALIA
Etichetta
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