LA RIVINCITA DI NATALE

200399 min18+  

A quindici anni dalla famigerata partita di poker in cui aveva perso ogni cosa (ma che gli aveva altresì consentito di dare una svolta in positivo alla propria vita), l’ormai scafato Franco Mattioli decide di tornare sul luogo del delitto. Dopo aver ritrovato gli stessi giocatori della prima partita, ne organizza la rivincita, sempre da giocarsi la notte di Natale, non prima di aver preso qualche accorgimento.

Al tavolo verde della vita, sembra dire Avati con una certa sfiducia nel genere umano, non ci si può aspettare che gli altri rispettino le regole del gioco, tanto vale trasgredirle per primi


Valori Educativi



La rivincita con cui si conclude il film non ha dunque niente di liberatorio o di consolatorio: chi rispetta le regole è predestinato alla sconfitta

Pubblico

18+

Alcune scene di nudo, linguaggio colorito

Giudizio Artistico



Con la stessa combinazione di registri comico e tragico e con lo sconfinamento nel genere giallo, La rivincita di Natale (titolo perfetto per un sequel, va detto) percorre le strade dell’episodio precedente sostituendo all’amarezza e alla malinconia una massiccia dose di cinismo e cattiveria

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Facilmente il cinema italiano ha prodotto seguiti di commedie di successo. Pensiamo a I soliti ignoti, alle serie di Trinità o di Fantozzi o, in tempi più recenti, al cinepanettone A spasso nel tempo 2 e ai revival dal sapore nostalgico come le “cineamatriciane” La mandrakata e Il figlio del Monnezza. Caso più unico che raro, La rivincita di Natale è, contrariamente ai film sopra citati, il sequel di un film drammatico. E’ sempre stato difficile, in realtà, ascrivere i film di Pupi Avati a un genere preciso, tanto che qualcuno in passato ha sostenuto che Avati, più che un regista, fosse appunto egli stesso un “genere cinematografico”. Proprio quando si è mosso trasversalmente rispetto ai generi classici del cinema italiano, infatti, l’autore de Il cuore altrove ha ottenuto forse i risultati migliori, sicuramente quelli più originali: Regalo di Natale è una di queste opere preziose, un successo un po’ a sorpresa del 1986, che fruttò a Carlo Delle Piane la Coppa Volpi al Festival di Venezia e permise a Diego Abatantuono di lanciarsi come attore drammatico. Per quindici anni Avati fu assediato dalle richieste di cessione dei diritti del film. Per un remake americano, per una riduzione teatrale o, appunto, per un sequel. Gelosissimo del suo “regalo”, non volle mai che altri lavorassero sui personaggi di quella storia e proprio da loro, dagli attori protagonisti, si fece convincere all’inizio del nuovo secolo a mischiare personalmente le carte per un altro giro di cinema.

Un po’ commedia, un po’ dramma e un po’ thriller, il film si prestava tecnicamente a un seguito: il colpo di scena al termine della storia lasciava molti interrogativi circa lo svolgimento di quella mitica partita, e l’amaro in bocca per quella beffa faceva venir voglia di dare allo sconfitto una possibilità di rivalsa. Il successo di Avati per Il cuore altrove e il sicuro appeal di un attore come Abatantuono fecero il resto. Con la stessa combinazione di registri comico e tragico e con lo sconfinamento nel genere giallo, La rivincita di Natale (titolo perfetto per un sequel, va detto) percorre le strade dell’episodio precedente sostituendo all’amarezza e alla malinconia una massiccia dose di cinismo e cattiveria. Ognuno dei cinque personaggi ha uno scopo e una strategia, mira a smascherare i piani degli altri e a capire se, e di chi, ci si possa fidare. Al tavolo verde della vita, sembra dire Avati con una certa sfiducia nel genere umano, non ci si può aspettare che gli altri rispettino le regole del gioco, tanto vale trasgredirle per primi. Chi le rispetta, ed è il filo che unisce buona parte dei film del cineasta bolognese, è predestinato alla sconfitta. Al rivale Ugo (Gianni Cavina) che gli chiede perché non abbandoni il tavolo da gioco, quando le cose si stanno per lui mettendo male, un motivato e determinatissimo Franco (Diego Abatantuono) risponde: “Se me ne andassi ora, che rivincita sarebbe?” E’ la battuta rivelatrice del film, che ci anticipa l’esito della partita, una sfida in cui la fortuna non ha alcun ruolo. Stavolta, a causa della più imprevedibile delle alleanze, viene punito chi è in malafede (e ci spiace che a fare la figura del fesso e della carogna sia il personaggio del critico cinematografico) ma anche chi vince lo fa truccando le carte.

La rivincita con cui si conclude il film non ha dunque niente di liberatorio o di consolatorio. Franco si vendica degli amici che lo tradiscono ma non del professionista che lo aveva sconfitto. Quest’ultimo è un mercenario che cambia casacca in base al miglior offerente. Gli amici si cambiano come le carte nel gioco del poker, fino ad avere la combinazione migliore, e il finale, in questo veramente avatiano, vede Franco, fortunato nel gioco e sfortunato in amore, con due amici in meno, ancora più ricco e ancora più solo. 

Autore: Raffaele Chiarulli

Altre Informazioni

Titolo Originale La rivincita di Natale
Paese ITALIA
Etichetta
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