La Passione

2010105'10+  

Gianni Dubois è un regista/sceneggiatore che vive della gloria che gli hanno procurato i suoi primi lavori ma ora è da cinque anni che non dirige ed è tartassato dal produttore gli  ha intimato di tirar fuori in poco tempo un'idea brillante per valorizzare una giovane diva televisiva molto "segnalata". Chiuso nella sua abitazione toscana Gianni si trova in piena crisi creativa per di più il sindaco lo ha convinto a organizzare la Via Crucis del paese per la sera del Venerdì Santo…

Film divertente a tratti, senza molte pretese, su come un regista in piena crisi creativa riesce ad allestire una Sacra Rappresentazione con gli abitanti di un piccolo paese.


Valori Educativi



Alla fine trionfa la generosità e l’impegno disinteressato ma il tema della Via Crucis è visto più come tradizione che come espressione di fede, come metafora di un paese che fa fatica a realizzarsi

Pubblico

10+

Qualche tono angoscioso impiegato nel costruire una satira dell’Italia di oggi può non venir compresa dai più piccoli

Giudizio Artistico



Film di poche pretese dove si ride a tratti; beneficia dell’interpretazione di Giuseppe Battiston ma soffre della modestia del personaggio interpretato da Silvio Orlando

Cast & Crew

Our Review

Percepiamo subito una certa sensazione di fastidio quando  ci accorgiamo che il protagonista Gianni Dubois (Silvio Orlando) è  un  regista/sceneggiatore a corto di idee. Troppe volte, in troppi film è stato sfruttato il personaggio dell'artista in crisi creativa. L'espediente di inventarsi al telefono, alle domande serrate del produttore-aguzzino  una sceneggiatura al volo osservando ciò che accade per la strada è stato già sfruttato altre volte;  una delle ultime è stato in Questione di cuore, dove spettava ad Antonio Albanese indossare le vesti dello sceneggiatore dalla vena esaurita.

Per fortuna Carlo Mazzacurati si ripresenta con uno dei temi a lui più cari: quello della vita della piccola cittadina di provincia, come era accaduto nel suo ultimo  La giusta distanza. Il regista mette abilmente in piedi un gioco di contrasto fra il mondo della produzione cinematografica e televisiva romana, esclusivo e complesso come lo sono i rapporti umani quando sono costruiti intorno a sofisticati  equilibri di favori reciproci e la semplicità del paese (in questo caso un borgo toscano di nobili origini medioevali), dove (per fortuna) i cellulari prendono solo se si va a turno in cima a  una piccola torre e dove il prossimo evento più significativo  è coinvolgere tutta la popolazione nella Via Crucis del venerdì santo.

Se l'incontro con l'attricetta in carriera fa venire i brividi (una viziata Cristina Capotondi), tesa com'è a cercare la propria affermazione  a tutti i costi , l'animo semplice dell'ex carcerato Ramiro (Giuseppe Battiston) con la vocazione del teatro mostra tutto l'altruismo e la dedizione che sono necessari all'impresa impossibile di far diventare attori i negozianti e le commesse del paese. Non manca un momento (forse l'unico) di sincera fede, quando il ladro convertito chiede in anticipo perdono, rivolgendosi al Gesù Crocifisso della piccola chiesa locale, perché sta per impiegare nuovamente le sue arti di scassinatore per fare in modo che tutti i figuranti abbiano il loro costume di scena.
Si è trattato di un simpatico omaggio ai tanti colloqui fra Don Camillo e  il crocifisso della sua chiesa nella fortunata serie di film ricavati dall'opera di Giovannino Guareschi, anch'essa un'arguta apologia del microcosmo della vita di provincia e non  manca, per restare in tema, un rapido riferimento a Marcellino pane e vino.

La parte finale del film, la più divertente, racconta  le varie stazioni della  Via Crucis, in un susseguirsi crescente di incidenti, improvvisazioni e coraggiose riprese. E' in questo inferno angelico che l'estro comico di Corrado Guzzanti e di Giuseppe Battiston riescono a esprimersi al meglio, forse metafora di un'Italia che cerca di riprendersi improvvisando, forse della modestia dell'attuale  del cinema italiano.
Su tutto il film pesa il personaggio di Dupois, triste perché ci si sarebbe aspettati dal protagonista il messaggio principale, quello di una ripresa di inventiva creativa che fa seguito alla scoperta dei valori autentici dell'umano, ricavati da una piccola realtà di provincia. Tutto questo resta sulla carta, come in un tema scolastico risolto a metà,   perché il Dubois-Orlando sembra al più farsi carico di fungere collante della storia, discretamente in ombra rispetto agli altri più espressivi personaggi. Non aiuta la recitazione di Silvio Orlando, lui sì in fase di caduta creativa, in grado solo di riprodurre alcuni clichè di recitazione a cui ci ha abituato. Dolcissima la presenza di Kasia Smutniak nelle vesti di una barisma comprensiva con gli altri ma infelice in amore.

In complesso un film di poche pretese, discontinuo, che fa ridere a tratti  ma tratti colpisce nel segno.

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale La Passione
Paese Italia
Etichetta
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